Quesito

Buon giorno padre Angelo,
continuo a leggere le sue risposte che fa ai fedeli; deve avere tanta pazienza perché ci sono persone che vogliono giustificare il loro stato peccaminoso. Vivono nella carne…
Il mio quesito è il matrimonio e volevo sapere chi ha ragione tra la Chiesa cattolica e le chiese protestanti.
La Bibbia e Gesù sono chiari: carne unica e indissolubile, ma i protestanti la vedono diversamente. Io naturalmente la penso come Gesù.
Perché i nostri cristiani separati hanno annacquato i vangeli?
Grazie e buon apostolato.
Stefano


Risposta del sacerdote

Caro Stefano, 
1. Gesù è stato chiarissimo sull’indissolubilità del matrimonio.
Si legge infatti nel Vangelo di Marco: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla. Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio»” (Mc 10,4-12).

2. Come mai Mosè aveva concesso l’atto di ripudio?
Il popolo di Israele, al tempo della sua permanenza in Egitto si era informato ai costumi di quella gente per cui i mariti ripudiavano le mogli a loro piacimento.
Mosè cercò di porre una legge restrittiva perché chiedeva che vi fosse un motivo serio e che si consegnasse il livello del ripudio come si legge in Dt 24,1: “Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che ella non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa”.

3. Commenta Marco Sales: “Il divorzio era entrato nei costumi di tutti i popoli orientali. Mosè non potendo abolirlo a causa della durezza del cuore degli israeliti (Mt 19,8), cercò di limitarlo, togliendo al marito la facoltà di ripudiare la moglie per qualsiasi motivo e concedendogli solo di poterla ripudiare in alcuni determinati casi, e questo ancora sotto l’osservanza di alcune formalità destinate soprattutto a impedire ogni precipitazione”.
La motivazione era qualcosa di turpe o di vergognoso trovato a carico della moglie.
Che cosa voleva significare con questa espressione?
Ai tempi di Gesù c’erano due scuole quella di Rabbi Hillel che interpretava questa espressione come sinonimo di qualsiasi motivo come emerge da Matteo 19,3. Mentre Rabbi Shammai dava un senso molto più ristretto.

4. Come mai i protestanti e anche gli ortodossi hanno ammesso il divorzio?
Perché si sono appellati ad un inciso che si trova nel Vangelo di Matteo dove Gesù proclama l’indissolubilità del matrimonio: “Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio» (Mt 19,8-9).
I discepoli capirono subito che cosa intendesse dire Nostro Signore tanto che replicarono: “«Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi” (Mt 19,10).

5. Va riconosciuto che i protestanti e anche gli ortodossi, almeno fino a qualche tempo fa, non sono mai stati favorevoli al divorzio, ma all’indissolubilità del matrimonio.
Edward Schillebeeckx riassumendo la loro posizione dice: “Sebbene non si possa parlare di completo consenso tra le chiese riformate, in genere gli esegeti protestanti tendono a considerare i due testi di Matteo comune eccezione al rigore all’affermazione di Cristo. Anche le chiese orientali separate permettono le nuove nozze dopo l’adulterio. Ciò non significa tuttavia che quest’ultima possa essere considerato, secondo una visione cristiana come motivo sufficiente per il divorzio. In tutti i casi di rovesci o di disarmonie familiari anche le chiese riformate sostengono che “la sola soluzione legittima è il ritorno all’ordine stabilito da Dio” (G. Rinzema, Huwelijk en echtscheiding, p. 140).
Quindi il divorzio non è mai raccomandato, ma ci sono alcune situazioni in cui, secondo le suddette chiese, esso costituisce l’unica soluzione pratica: “non ci sono motivi di divorzio tra i cristiani, ma solo delle situazioni in cui esso è inevitabile (Ib., p. 146)” (Il matrimonio, pp. 156-157).
Il concilio di Trento rifiutò questa interpretazione adducendo che fin dall’inizio nella Chiesa non è mai stato consentito.
Era permesso il ripudio del coniuge infedele, ma senza poter passare a seconde nozze per la parte innocente.
In conformità a quanto dice San Paolo: “Agli sposati ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito – e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito – e il marito non ripudi la moglie” (1 Cor 7,10-11).
Si tratta pertanto di separazione o di divorzio, ma senza la possibilità di passare a nuove nozze.

6. Quel qualche cosa di vergognoso era costituito dalla cosiddetta porneia.
Letteralmente porneia significa fornicazione.
Ma, come fa osservare Edward Schillebeeckx, ai tempi di Gesù per fornicazione si intendeva non solo l’adulterio da parte della moglie, ma anche i rapporti sessuali contro natura o molto più spesso matrimonio tra un’israelita e una pagana, ma anche un matrimonio in conflitto con le condizioni legali stabilite dal Lev 18,1-20.
Schillebeeckx si accorda con la tesi di J. Bonsirven il quale dice che “la porneia di Matteo dovrebbe significare il matrimonio in conflitto con le glosse giudaiche della legge – per esempio un matrimonio nel caso esista uno dei gradi di consanguineità previsti dei giudei. Matteo infatti scriveva il suo Vangelo soprattutto per i cristiani convertiti dal giudaismo della Palestina e della Siria e non per i convertiti dei pagani. I giudei divenuti cristiani continuavano a seguire le leggi matrimoniali giudaiche, mentre i pagani convertiti si attenevano a quelle greco romane. Ciò produsse inevitabilmente un conflitto che il primo concilio della Chiesa apostolica risolse con un compromesso: i cristiani provenienti dal paganesimo non erano tenuti ad osservare le leggi giudaiche, ma erano soggetti per amor di pace a quelle relative alla porneia. Porneia era quindi un matrimonio nullo secondo la legge giudaica e quindi anche in conformità al canone della Chiesa primitiva secondo la decisione degli apostoli di Atti 15,28-29: “È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!”.
Per conseguenza, Matteo non contemplava alcuna eccezione alla condanna assoluta del divorzio, ma affermava solamente (per così dire tra parentesi), che un matrimonio contratto validamente secondo le leggi greco romane, ma in conflitto con gli impedimenti giudaici al matrimonio, poteva essere considerato come una unione illegittima (concubinato), tanto dai cristiani quanto dai giudei. In questo caso, un cristiano poteva ripudiare la propria moglie poiché essa non era affatto tale. Non si trattava minimamente di una questione di divorzio per adulterio. Questo sarebbe confermato da 1 Cor 5,1 che si riferisce chiaramente ad una trasgressione alla legge matrimoniale stabilita in Lev 18,8, convalidata come legge canonica dal decreto apostolico degli Atti 15,28. Quindi porneia comprende tutte le varie relazioni elencate in Lev 18” (Ib., pp. 159-160).
Lo scioglimento di un’unione illegittima non proibiva di passare a seconde nozze.

7. Pertanto la possibilità di passare a seconde nozze non era mai prevista per lo scioglimento di un matrimonio valido.
Sicché la prassi delle Chiese ortodosse e di quelle riformate non è secondo disegno di Dio stabilito all’inizio della creazione e riconfermato con forza senza alcuna eccezione da Nostro Signore e da San Paolo.
La fedeltà della Chiesa cattolica all’indissolubilità del matrimonio è un segno ulteriore di quella promessa fatta da Cristo a Pietro e ai suoi successori: “Le porte degli inferi non prevarranno sopra di essa” (Mt 16,18).

Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo