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Quesito

Gent.mo Padre Angelo Bellon,
Le invio, in allegato, uno stralcio di un articolo giornalistico, tratto dal quotidiano “Il Mattino”, ma la cosa è di dominio pubblico e tutti ne parlano.
Il Santo Padre ha detto che potrebbero essere rivisti i contenuti della “Humanae Vitae” di Paolo VI. La prima domanda che mi sorge spontanea non è tanto legata alla pillola in sé, che comunque è una cosa importante, ma è la seguente: noi semplici fedeli ci possiamo fidare del Sommo Pontefice e della Chiesa Docente quando ci dicono una cosa, se poi, ad esempio dopo 50 anni, ci dicono una cosa diversa?
Grazie per la sua attenzione.
Un caro saluto.
Cristino


Risposta del sacerdote

Caro Cristino,
1. il Papa non ha detto che possono essere rivisti i contenuti dell’enciclica di Paolo VI.
Inoltre non ogni parola del Papa è Magistero della Chiesa, soprattutto quando parla nelle interviste nelle quali non gli viene chiesto di esprimere la dottrina della Chiesa, ma una sua opinione.

2. Il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) scrive: 
“La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile. 
La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).

3. Che cosa si deve intendere per dottrina definitiva?
Nella “Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della professione di fede” della Congregazione per la dottrina della fede che accompagna il motu proprio Ad tuendam fidem (18.5.1998) di Giovanni Paolo II si legge:
“Il Magistero della Chiesa, comunque, insegna una dottrina da credere come divinamente rivelata o da ritenere in maniera definitiva con un atto definitorio oppure non definitorio
Nel caso di un atto definitorio, viene definita solennemente una verità con un pronunciamento ex cathedra da parte del romano, pontefice o con l’intervento di un concilio ecumenico. 
Nel caso di un atto non definitorio, viene insegnata infallibilmente una dottrina dal Magistero ordinario e universale dei vescovi sparsi per il mondo in comunione con il successore di Pietro.  
Di conseguenza, quando su una dottrina non esiste un giudizio nella forma solenne di una definizione, ma quella dottrina, appartenente al patrimonio del deposito della fede, è insegnata dal Magistero ordinario e universale che include necessariamente quello del papa, essa allora è da intendersi come proposta infallibilmente” (n.9).

4. E ancora: “Per quanto riguarda la natura dell’assenso dovuto alle verità proposte dalla chiesa come divinamente rivelate o da ritenersi in modo definitivo è importante sottolineare che non vi è differenza circa il carattere pieno e irrevocabile dell’assenso, dovuto ai rispettivi insegnamenti.
La differenza si riferisce alla virtù soprannaturale della fede: nel primo caso l’assenso è fondato direttamente sulla fede nell’autorità della parola di Dio (dottrine de fide credenda); nel secondo caso, esso è fondato sulla fede nell’assistenza dello Spirito Santo al Magistero e sulla dottrina cattolica dell’infallibilità del Magistero (dottrine de fide tenenda)” (n. 8).

5. Il Magistero della Chiesa su questa materia si è espresso anche in maniera collegiale nel sinodo celebrato nel 1980 il cui insegnamento è stato proposto da Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio: “Questo sacro Sinodo, riunito nell’unità della fede col Successore di Pietro, fermamente tiene ciò che nel Concilio Vaticano II e, in seguito, nell’enciclica Humanae vitae viene proposto, e in particolare che l’amore coniugale deve essere pienamente umano, esclusivo e aperto alla nuova vita” (FC 29).

6. Giovanni Paolo II ha approfondito e confermato a più riprese la dottrina dell’Humanae vitae.
In un passo saliente del suo Magistero si è espresso così: “La prima, ed in certo senso la più grave difficoltà (sul nostro tema), è che anche nella comunità cristiana si sono sentite e si sentono voci che mettono in dubbio la verità stessa dell’insegnamento della Chiesa. Tale insegnamento è stato espresso vigorosamente dal Vaticano II, dall’enciclica Humanae vitae, dalla esortazione apostolica Familiaris consortio e dalla recente istruzione Donum vitae.
Emerge a tale proposito una grave responsabilità: coloro che si pongono in aperto contrasto con la legge di Dio, autenticamente insegnata dal Magistero della Chiesa, guidano gli sposi su una strada sbagliata.
Quanto è insegnato dalla Chiesa sulla contraccezione non appartiene a materia liberamente disputabile tra i teologiInsegnare il contrario equivale a indurre nell’errore la coscienza morale degli sposi” (5.5.1987).

7. Di fronte a tali espressioni non si può neanche immaginare una riformabilità del Magistero.
Anche a questo proposito va applicato il detto teologico: “Roma locuta, causa finita”. Il Magistero della Chiesa ha parlato, la discussione è finita.

Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera,
padre Angelo