Quesito

Salve,
sono un giovane cattolico praticante che sta avendo un periodo di dubbi su alcuni aspetti del cattolicesimo.
In particolare vorrei chiederle una cosa, il dogma dell’infallibilità papale, proclamato da Pio IX nel concilio Vaticano primo, incontrò l’opposizione di molti padri conciliari, uno tra questi il vescovo Strossmayer. Questi pronunciò un lungo discorso in cui esponeva molte ragioni contro l’approvazione di tale dogma, che non sto qui a riprendere confidando nel fatto che Lei già sia a conoscenza di questo discorso.
Dunque le chiedo: le affermazioni di Strossmayer sono vere? False? In parte vere e in parte false? Sulla base di ciò che ho capito io, se anche ci fosse il 10% di verità in esse, quel dogma appare come una terribile forzatura, dalle conseguenze serie. Io personalmente sono rimasto turbato, la prego di rispondermi quanto prima,
Grazie
Gilbert


Risposta del sacerdote

Caro Gilbert,
1. il discorso di Strossmayer è lettura tutta falsata della storia e del primato del papa.
È come se una lente non riuscisse a non far trasparire tutti i colori. Il risultato che darebbe sarebbe falsato, così come quello di una macchina fotografica che non funziona bene.
Riprendere tutte le affermazioni di questo vescovo sarebbe impresa troppo lunga.
Ma pensi che al concilio Vaticano I tutti gli altri vescovi fossero degli impreparati, non avessero a cuore la verità delle cose, non fossero desidedrosi di custodire la fede cattolica?
Quando gli gridavano “smettila, eretico” dicevano il vero.

2. Il singolo vescovo può perdere la fede. Il lungo discorso di questo vescovo dimostra che in teologia non era molto ferrato.
Ad ogni buon conto, poi si sottomise al dogma.
E con questo egli stesso riconobbe che le sue affermazioni non erano corrette. Diversamente sarebbe stato più coerente a lasciare la Chiesa cattolica.
Pertanto non hai nessun motivo per mettere in discussione la fede cattolica.

3. Ma vediamo in che cosa consista l’infallibilità del Papa.
Questa infallibilità, così come è stata pronunciata nel Concilio Vaticano I (1870), non riguarda la vita personale del Papa e neanche i suoi pensieri. Ma riguarda l’insegnamento che esprime quando parla ex Cathedra (qui ci troviamo di fronte a magistero straordinario) e in alcune circostanze del suo magistero ordinario.
Nella costituzione dogmatica Pastor aeternus il Concilio dichiara che “il romano Pontefice, quando parla dalla cattedra (ex cathedra), cioè, quando, adempiendo l’ufficio di pastore e di maestro di tutti i cristiani, per la sua suprema autorità apostolica, definisce che una dottrina riguardo alla fede e ai costumi deve essere tenuta da tutta la Chiesa, per l’assistenza divina a lui promessa nel beato Pietro, gode di quella infallibilità della quale il Divin Redentore volle dotare la sua Chiesa nel definire una dottrina riguardo alla fede e ai costumi; perciò tali definizioni del romano Pontefice sono irreformabili di per sé (ex sese), non per il consenso della Chiesa”
In altre parole, il Papa è infallibile quando, appellandosi alla propria suprema autorità apostolica, insegna come pastore e maestro di tutta la Chiesa, in materia di fede e di costumi. A queste precise condizioni il suo insegnamento è irreformabile di per se stesso, cioè non deriva la propria forza vincolante dall’accettazione da parte della Chiesa.
Dal 1870 il Papa ha pronunciato questa dottrina ex cathedra una sola volta, il 1 novembre 1950 quando Pio XII proclamò il dogma dell’Assunzione di Maria in cielo in corpo e anima.

3. Lo stesso insegnamento è contenuto nella costituzione dogmatica Lumen gentium del Concilio Vaticano II: “Di questa infallibilità il romano Pontefice, capo del collegio dei vescovi, fruisce in virtù del suo ufficio, quando, quale supremo pastore e dottore di tutti i fedeli che conferma nella fede i suoi fratelli (cfr. Le. 22, 32), sancisce con atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale.
Perciò le sue definizioni giustamente sono dette irreformabili per se stesse e non per il consenso della Chiesa, perché esse sono pronunziate con l’assistenza dello Spirito Santo, promessagli nel beato Pietro, per cui esse non abbisognano di alcuna approvazione di altri né ammettono appello alcuno ad altro giudizio. Infatti allora il romano Pontefice pronunzia la sentenza non come persona privata, ma quale supremo maestro nella Chiesa universale, singolarmente insignito del carisma della infallibilità della stessa Chiesa, espone o difende la dottrina della fede cattolica” (LG 25).

4. Il concilio Vaticano II precisa ulteriormente che il Romano pontefice esprime infallibilmente il magistero della Chiesa anche in altre circostanze non legate ai pronunciamenti ex cathedra.
Il Concilio ne menziona due.
La prima: “Ma questo assenso religioso della volontà e della intelligenza lo si deve in modo particolare prestare al magistero autentico del romano Pontefice, anche quando non parla «ex cathedra».
Ciò implica che il suo supremo magistero sia accettato con riverenza, e che con sincerità si aderisca alle sue affermazioni in conformità al pensiero e in conformità alla volontà di lui manifestatasi che si possono dedurre in particolare dal carattere dei documenti, o dall’insistenza nel proporre una certa dottrina, o dalla maniera di esprimersi” (LG 25).
La seconda: “Quantunque i vescovi, presi a uno a uno, non godano della prerogativa dell’infallibilità, quando tuttavia, anche dispersi per il mondo, ma conservando il vincolo della comunione tra di loro e col successore di Pietro, si accordano per insegnare autenticamente che una dottrina concernente la fede e i costumi si impone in maniera assoluta, allora esprimono infallibilmente la dottrina di Cristo. La cosa è ancora più manifesta quando, radunati in Concilio ecumenico, sono per tutta la Chiesa dottori e giudici della fede e della morale; allora bisogna aderire alle loro definizioni con l’ossequio della fede” (LG 25).

5. Per venire adesso ad alcuni contenuti del discorso del vescovo menzionato desidero sottolineare che è fuori luogo il riferimento costante alla chiesa primitiva.
È infatti anacronistico voler vedere nella Chiesa primitiva a tutti i costi quello che c’è oggi nella Chiesa. A quei tempi non c’erano né ordini religiosi né movimenti laicali, né canonizzazioni, ecc…
Che dobbiamo dire allora? Che tutte queste realtà sono fuori posto?
La Chiesa primitiva è come un seme nel quale oggi ritroviamo il vero DNA della Chiesa attuale. Ma come nel seme non puoi pretendere di vedere tronco, rami, foglie, fiori, frutti, così analogamente nella Chiesa primitiva rispetto alla Chiesa d’oggi.
Del resto non ha detto il Signore che ci avrebbe dato lo Spirito Santo per farci comprendere la verità tutta intera?

6. Ancora, come ho ricordato più sopra, l’infallibilità non è legata alla vita personale del Papa, che ha bisogno, anche se santo, di confessarsi spesso come tutti i buoni cristiani.
Né è legata alle nomine che fa, alle prese di posizione o ad altro, ma esclusivamente alle proposizioni emesse quando in materia di fede e di morale parla da Papa, e cioè da successore di colui al quale Cristo ha detto: “ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32).
Questa verità del resto era pacificamente accolta da sempre all’interno della Chiesa Cattolica. Il Concilio Vaticano I ha ratificato e  sancito come dogma quello che da sempre, da tutti e in ogni luogo era stato creduto.

Ti assicuro una preghiera perché la tua fede, conformata con quella di Pietro come ha voluto nostro Signore (Lc 22,32) diventi sempre più sicura e luminosa.
Ti benedico e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo.