Rispondo in corsivo dopo ogni domanda

Se guardo alla Madonna, ai santi canonizzati tipo San Paolo, gli Apostoli, San Giuseppe etc., riconosco che hanno avuto più di me, sono più grandi di me, hanno fatto opere più grandi delle mie. Secondo ragione (così mi sembra) se Lui mi desse le stesse opportunità o addirittura di più (vedi “…e ne farete di più grandi…” in Gv 14, 12) non sarebbe ancora meglio (Mt 7, 21-23; Lc 6, 46)? Che il progetto più grande, più utile, insuperabile per me sia aderire a ciò che accade, il fare la Sua volontà, è un mistero insondabile come la Trinità (aneddoto di Sant’Agostino e del bambino sulla spiaggia) e come il rapporto tra libero arbitrio e onniscienza di Dio (vedi Martin Lutero)? L’arrovellarsi su questo problema ha una via d’uscita ragionevole o mi è chiesto per ora un’apertura ed una fiducia (comunque ragionevole) nella bontà e carità di Dio, del Mistero?

La risposta la trovi nella parabola dei talenti e precisamente nelle seguenti parole: “A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità” (Mt 25,15).
Le capacità dei singoli le conosce solo Dio.
E alla fine diremo con i salvati: “Sì, Signore, Dio onnipotente; veri e giusti sono i tuoi giudizi!” (Ap 16,7).?veri e giusti sono i tuoi giudizi!” (Ap 16,

Nella possessione diabolica, quanto è responsabile la libertà nel lasciare entrare il demonio? A parte i chiari casi di invocazione del maligno, ci possono essere casi assimilabili a malattie congenite per le quali non si ha responsabilità per la presenza della stessa?

Non è possibile quantificare la responsabilità dei singoli nella possessione diabolica. Talvolta potrebbe essere del tutto nulla, dal momento che Dio per i suoi imperscrutabili disegni permette che perfino i santi ne possano fare l’esperienza. Giovanni Paolo II ha beatificato una monaca libanese che fu posseduta dal diavolo per 40 giorni.
Inoltre, dal momento che il diavolo prima di tentare una persona ne scruta il suo lato debole, come insegna san Tommaso, non è escluso che vi siano casi in cui la debolezza psichica si accompagni con turbamenti e fenomeni di derivazione satanica.

Quando uno commette un peccato è perché in una tentazione o prova o circostanza viene meno alla grazia di Dio nel fare la Sua volontà. Nelle lettere di San Paolo (1 Cor 10,13) leggiamo che il Signore non dà prove superiori alle nostre forze; nei testi di Giussani si legge che nonostante uno faccia cento, mille assassinii al giorno può essere santo comunque, e che per cinquant’anni uno può rimanere in questa condizione (la coerenza è un miracolo).

Quanto dice San Paolo è vero.
Non so invece in quale contesto don Giussani abbia fatto tali affermazioni.
È vero che la perseveranza nella grazia è già una grazia e, al dire di San Tommaso, soprattutto la perseveranza nel momento della morte è una grazia speciale.
Ma mi pare strano che uno possa fare cento, mille omicidi al giorno ed essere santo.

Ma allora quale è la grazia o le grazie che inesorabilmente, immancabilmente Iddio ci dà, il difetto/i che non può/possono permanere, il dono/i che mi concede e al quale io posso rispondere senza che mi sovrasti o mi travolga la circostanza, la condizione in cui mi vengo a trovare?

Qualsiasi grazia il Signore ce la dà col nostro consenso.
Non fa niente senza di noi.
Tuttavia bisogna soggiungere che anche il nostro consenso è già frutto della grazia preveniente di Dio.
Si tratta infatti di un consenso che si dà all’ordine soprannaturale.
Dio ha voluto che ciò che è dono suo, sia anche meritorio da parte nostra.
Del male che compiamo invece siamo responsabili noi perché rifiutiamo la grazia che ci dà per superarlo. Tuttavia a volte nel compimento del male vi possono essere delle attenuanti derivanti da influssi esterni al libero consenso.
Giovanni Paolo II ha detto che “in ogni uomo non c’è nulla di tanto personale e intrasferibile quanto il merito della virtù o la responsabilità della colpa” (Reconciliatio et Paenitentia 16).

È il rimanere nel Suo amore (Gv 15,1-17)?
L’unico male che posso essere in grado di non fare è rimanere in Lui?

Possiamo rimanere in Lui, cioè nella grazia, e compiere ugualmente dei mali, come ad esempio i peccati veniali.

Quali sono le grazie che assolutamente mi dà senza che io venga meno se lo mendico dopo averlo incontrato e riconosciuto?

Questa domanda è più contorta delle altre (scusami la battuta!) e non riesco a capirla…
Può darsi che tu possa trovare la risposta in quello che dirò in seguito.

Quali sono le grazie che dipende esclusivamente dal mio libero arbitrio il rifiutarle?

Tutte.

I miei difetti non riesco a controllarli più di tanto, e spesso, senza chiederlo, avverto il dolore per il peccato o la mancanza commessa. A volte, è vero, ho resistito, stizzito ho rifiutato questo dolore, ma poi è stato più profondo (per aver commesso quel rifiuto).

Anche San Paolo in qualche modo faceva la tua stessa esperienza quando ha scritto: “Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?” (Rm 7,18-24).

Le grazie alle quali senza ombra di dubbio si può resistere, nonostante la grazia data, sono il rimanere e la letizia della Sua presenza (Cfr. 2 Cor 12,7 la spina nella carne, ti basti la mia grazia)?

A tutte le grazie si può resistere.

Quali sono i difetti o i peccati che per 50 anni non si possono commettere o avere?
La mancanza di fede, di speranza, di carità e di letizia?
I peccati contro lo Spirito Santo?
È per caso la vocazione riconosciuta?

I peccati li possiamo commettere sempre tutti e in ogni momento.
Ma forse tu vuoi dire quali peccati non si possono non commettere nell’arco di 50 anni di vita?
Certamente ci sono i peccati di omissione.
Per il resto bisogna esaminare la vita dei singoli.
Probabilmente nella vita di ogni persona ci sono peccati di lingua e di pensieri, se sant’Ambrogio si pentiva prima di fare la S. Comunione “di non essere riuscito a tenere e mente e lingua ben custoditi”.

Altro problema è che senza la Sua grazia non possiamo non peccare, e secondo San Paolo abbiamo visto che la grazia Sua c’è sempre. In teoria allora dovremmo essere in grado di non peccare mai, ma questo va contro la condizione nostra reale che è quella di essere peccatori. Perfino i santi si ritenevano grandi peccatori. Come è possibile conciliare queste affermazioni che apparentemente sembrerebbero contraddirsi?

La risposta te l’ho anticipata con la citazione di san Paolo.

Nel Vangelo Gesù fa una “lode” a Giovanni asserendo che fra i nati di donna non c’è nessuno più grande del Battista; ma come può essere possibile se la Madonna è immacolata? E la figura di San Giuseppe dove la collochiamo?

Parlando di Giovanni il Battista il Signore ha detto: “In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista” (Mt 11,11).
Però ha subito soggiunto: “tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (Mt 11,11).
Questo significa che tra le figure venute prima di Cristo, Giovanni il Battista è stato il più grande. Ha avuto il compito non solo del precursore, ma anche di colui che conosce e presenta Gesù al mondo.
Il Signore però ha anche detto che nell’ordine nuovo, il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
E per questo lo sopravanzano sia san Giuseppe e molto di più la beata Vergine Maria.

Ti auguro un felice proseguimento del tempo di Pasqua.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo