Quesito

Caro Padre Angelo,
il profeta Isaia al capitolo 11 versetto 2 elenca i doni dello Spirito Santo, solo che tra questi ha omesso il dono della pietà.
Mi sarebbe dare una risposta?
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. è vero, Is 11,1-3 menziona sei doni dello Spirito Santo, duplicando però il dono del timor di Dio. Manca la pietà. Ecco il testo:
“Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza, e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore”.
2. Il testo ebraico inizia così: “Su di lui si poserà lo Spirito del Signore”. Questa espressione non va considerata come un dono speciale, ma indica l’autore dei doni menzionati in seguito. Tutti i doni traggono la loro origine da Dio.
Vengono poi menzionate tre coppie di doni.
Nella formulazione catechistica sono espressi così: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza e timone del Signore.
Tra questi manca la pietà. Ma viene menzionato due volte il timore del Signore.

3. Nella traduzione greca fatta da LXX maestri ebrei prima della venuta di Cristo e nella traduzione della Volgata latina ne vengono menzionati sette.
Dopo il dono della scienza, prima del timore del Signore, compare la pietà.
La traduzione dei LXX è corretta, perché i due termini (eusebèia e fobos) sono sinonimi, indicando ambedue l’obbedienza riverenziale alla volontà divina.
I Padri, soprattutto greci, hanno fatto uso della versione dei LXX. Di qui si è introdotto nella Chiesa l’uso del settenario.

4. Giuseppe Girotti commenta: “Alcuni esegeti ne concludono che i LXX hanno così tradotto per evitare la ripetizione dello stesso termine in due versetti consecutivi. Infatti non è provato che i LXX abbiano voluto annettere un diverso significato a pietà e a timore di Dio poiché si sa che la pietà e il timore di Dio sono sinonimi ed esprimono semplicemente la religione. Se ne ha la prova in Pr 1,7 ove la stessa espressione “timore del Signore”, che nel testo ebraico ricorre una volta sola, dai LXX è tradotta due volte e in due modi diversi: prima con fobos e poi con eusebèia”.

5. Tuttavia G. Girotti fa propria la sentenza di altri esegeti i quali osservano che l’espressione timore di Dio nella Sacra Scrittura ha un significato molto ampio e comprende sia ciò che noi esprimiamo con pietà (pietas) che indica l’atteggiamento religioso dell’uomo verso Dio, sia il senso della santità di Dio al quale si deve riverenza (timore).

6. Osserva ancora Giuseppe Girotti: “Nello stesso modo San Tommaso d’Aquino insegna che la religione e la santità sono una medesima virtù (eadem virtus) ma che ognuna di queste espressioni svela un suo contenuto proprio fluente dalla ricchezza della identica realtà interiore: la religione è la virtù morale e cioè l’atteggiamento interiore che dispone a dare a Dio il dovuto servizio con gli atti del culto. La santità invece è secondo l’insegnamento di San Tommaso la stessa virtù chiamata religione nel compimento degli atti cultuali, che svolge la sua forza di ordinamento e di elevazione nel complesso delle azioni umane volontarie, riferendo a Dio anche tutte le opere delle altre virtù morali (cfr. Somma teologica, II-II, 81,8)”.

7. “Possiamo dunque concludere che non abbiamo soltanto due parole diverse, ma anche due nozioni distinte le quali hanno ognuna il proprio contenuto speciale che dà fondamento reale alla distinta nozione di quelli che nel linguaggio latino sono chiamati i doni della pietà e del timore di Dio”.
Con l’augurio che tu possa fruire sempre dei doni dello Spirito Santo che uniscono a Dio in maniera immediata e intima, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

Questo articolo è disponibile anche in: Russo