Che dire a proposito degli atti coniugali non più fertili

Che dire a proposito degli atti coniugali non più fertili

Quesito

Caro Padre Angelo,
vorrei sottoporle il seguente quesito in tema di morale sessuale famigliare, per chiarire un dubbio che ho da qualche tempo.
Ad una certa età si producono nel corpo umano dei cambiamenti fisiologici dovuti appunto all’età. Posso citare come esempio la menopausa femminile, interventi chirurgici sulla prostata come la TURP (resezione prostatica transuretrale),  nell’uomo, ed altri "inconvenienti" che possono rendere difficoltoso od inutile dal punto di vista fisiologico (nel senso di non utile per il suo fine primario) l’atto sessuale normale fra i coniugi.
Come si possono comportare in queste situazioni due coniugi che vogliono restare a posto con la propria coscienza?
La ringrazio per il chiarimento che vorrà darmi e la saluto cordialmente.
Luigi

Risposta del sacerdote

Carissimo Luigi,
Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae (n. 11) ha scritto: “Questi atti… non cessano di essere legittimi se, per cause indipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti infecondi, perché rimangono ordinati ad esprimere e consolidare la loro unione”.
È vero che la finalità procreativa non può essere più raggiunta, ma la facoltà sessuale nella persona umana non ha solo una finalità procreativa.
È un discorso analogo a quello che si fa per le coppie sterili.
Già Pio XII aveva detto che “i coniugi possono far uso del loro diritto matrimoniale anche nei giorni di sterilità naturale” (29.10.1951).
Giovanni Paolo II ha precisato però che non è sufficiente compiere gli atti coniugali secondo natura per essere in ordine con la norma divina perché “la persona non può mai essere considerata un mezzo per raggiungere uno scopo; mai, soprattutto, un mezzo di “godimento”. Essa è e dev’essere solo il fine di ogni atto. Solo allora corrisponde alla vera dignità della persona” (Gratissimam sane, 12).
In altre parole, questi atti non possono essere semplicemente uno sfogo di concupiscenza.
 In questa linea il 21.11.1984 ha detto che “l’atto coniugale non deve essere sminuito e privato della sua interiorità. Deve essere sempre un atto pieno di contenuti personali ed etici, e anche di contenuti religiosi”.
Queste precisazioni mi sembrano importanti perché ricordano che gli atti coniugali, anche quando non sono più fertili, devono essere espressi in un clima di castità e non di libidine.

Ti ringrazio per la domanda, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo