Quesito

Buonasera carissimo padre Angelo.
Le pongo una domanda. Posso trovare tranquillamente la risposta, spulciando su google o leggendo il sito del vaticano.
Ma lo chiedo anche a lei: Cos’è un dogma? E chi decide che un certo argomento è un dogma o lo diventa?
Un credente deve credere obbligatoriamente ai dogmi? Chi interpreta i dogmi? Possono essere interpretati in modo personale?
Posso essere credente e non credere ai dogmi o interpretarli a modo mio?
Quanti sono attualmente i dogmi?
Grazie mille e mi scusi se alla fine ho posto più di una domanda, ma l’argomento è unico.
Le auguro pace e bene
Alberto


Risposta del sacerdote

Caro Alberto,
1. la parola dogma era già usata dagli antichi greci e significava una ferma risoluzione o anche una decisione o un ordine dell’autorità.
Troviamo questa parola con questo significato anche negli Atti degli Apostoli: “Percorrendo le città, trasmettevano loro le decisioni (in greco: dògmata) prese dagli apostoli e dagli anziani di Gerusalemme, perché le osservassero” (At 16, 4).
La troviamo anche in alcune lettere di san Paolo: “Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti” (Ef 2,5); “Annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario” (Col 2,24).

2. Alcuni Padri della Chiesa (ad esempio sant’Ireneo) usarono questo termine per indicare i principi fermi della dottrina cristiana per quanto riguarda la fede e la morale.
Altri Padri per dogma designarono il complesso della dottrina cristiana.
Anche oggi talvolta si usa questo termine quando si parla del “dogma cattolico”, e cioè come dell’insieme delle verità da credere.
Dal quarto secolo si comincia a restringere il significato di questa parola alle dottrine di fede.
San Tommaso preferirà al termine dogma quello di articolo di fede.

3. A partire al 1800 questa parola assunse un significato più stretto e cioè quello di una verità rivelata da Dio e che come tale la Chiesa propone a credere.
Se non si tratta di verità rivelata da Dio, che non ha nella Divina Rivelazione il suo fondamento, ma di una verità è insegnata dalla Chiesa, si parla allora di verità cattolica.
La definizione dogmatica ha lo scopo di precisare e determinare con formule linguistiche appropriate i contenuti della nostra fede, preservandoli dall’errore.

4. La possibilità di ulteriore approfondimento è sottintesa. Ma si tratta di un approfondimento che non muta i contenuti del dogma, ma li rende sempre più comprensibili.
In questo senso si è espresso il Concilio Vaticano I quando ha affermato che “si deve ritenere in perpetuo quel senso dei sacri dogmi che una volta ha dichiarato la santa Madre Chiesa, né mai ci si deve allontanare da quel senso per lo specioso nome di un’intelligenza più alta” (Costituzione Dei Filius, cap. 4)

5. Una dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede circa la dottrina cattolica sulla chiesa per difenderla da alcuni errori d’oggi (24 giugno 1973) dice: “Quanto poi al significato stesso delle formule dogmatiche, esso nella Chiesa rimane sempre vero e coerente, anche quando è maggiormente chiarito e meglio compreso.
Devono, quindi, i fedeli rifuggire dall’opinione la quale ritiene che le formule dogmatiche (o qualche categoria di esse) non possono manifestare la verità determinatamente, ma solo delle sue approssimazioni cangianti, che sono, in certa maniera, deformazioni e alterazioni della medesima; e che le stesse formule, inoltre, manifestano soltanto in modo indefinito la verità, la quale dev’esser continuamente cercata attraverso quelle approssimazioni. Chi la pensasse così, non sfuggirebbe al relativismo dogmatico e falsificherebbe il concetto d’infallibilità della Chiesa, relativo alla verità da insegnare e ritenere in modo determinato” (n. 5).

6. I credenti sono tenuti a credere a quanto è fissato dalla Chiesa come dogma.
Se non lo facessero verrebbe meno la loro fede.
La fede infatti è essenzialmente adesione a verità non evidenti alla ragione umana.
È adesione e obbedienza a Dio che si rivela.
È lasciarsi prendere per mano e lasciarsi guidare dalla Sapienza divina.
Le verità di fede superano la capacità umana di comprendere con le sole proprie forze. E tuttavia non propongono mai a credere verità che sono contrarie alla ragione.
Compito della teologia è anche quello di spiegare la razionalità delle proposizioni di fede o comunque che esse non contengono in se stesse delle contraddizioni.

7. I dogmi o verità di fede possono essere sanciti dal Papa da solo con sentenza ex Cathedra oppure da un concilio Ecumenico.
L’ultimo dogma sancito da un Papa è stato quello dell’Assunzione al cielo in corpo e anima della Beata Vergine Maria. Fu proclamato il 1° novembre 1950.
Gli ultimi dogmi sanciti da un concilio ecumenico stati quelli emanati dal Concilio Vaticano I nel 1870.

8. Le verità di fede devono essere interpretate secondo il loro genuino significato.
Custode del dogma e della sua interpretazione è il Magistero della Chiesa.
Nulla vieta che i singoli fedeli o teologi possano ulteriormente approfondirlo.
Quest’approfondimento deve avvenire senza alterare il senso del dogma, ma secondo lo stesso significato e secondo la stessa sentenza o dichiarazione (eodem sensu eademque sententia).

9. Va detto infine che non tutte le verità di fede sono sancite come dogma, ma solo quelle che sono state sottoposte a discussione.
Sicché ad esempio non è dogma di fede l’esistenza di Dio, che è data per scontata, ma è dogma di fede che con la ragione umana si può giungere alla conclusione dell’esistenza di Dio.
Questo è un dogma sancito dal Concilio Vaticano I.

10. Non c’è un elenco delle verità da credere sicché si possa dire questo è il loro numero.
Inoltre, come si è detto, alcune verità da credere non sono sancite come dogma.
Anche circa il numero dei dogmi sanciti dal Magistero è difficile facile il computo. Bisognerebbe prendere in mano il Denzinger, che è una raccolta delle sentenze più importanti del Magistero della Chiesa.
Ma anche col Denzinger alla mano bisogna valutare ciò che è stato sancito in maniera dogmatica o definitoria (questo è dogma di fede) e ciò che viene insegnato in maniera definitiva (che appartiene ugualmente all’infallibilità del magistero), ma non è stato sancito come dogma.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo