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Quesito

         Buongiorno, spero che questa e-mail la trovi bene.
Qual è il miglior approccio ad una devozione a San Domenico?
Capisco che non è famoso come il suo confratello, San Francesco d’Assisi.
Ma in quanto lei stesso domenicano, come avvicinarsi al meglio al Santo Padre Domenico?
Grazie! Grazie, Padre! Padre delle nostre anime, coloro che si interrogano.


Risposta del sacerdote

Carissimo Ralph, amico dalle Filippine,
1. è vero quello che tu noti: la figura di San Francesco incanta per la sua conversione, per la povertà, per la sua genuina vita evangelica, per la sua semplicità, per il contatto con la natura, per i miracoli che accompagnavano la sua persona, per gli incontri, per gli eventi e per la sua predicazione.
In una parola, per quelli che vengono chiamati i fioretti di San Francesco.

2. Per San Domenico è diverso. Non vi fu in lui un momento in cui abbia cambiato vita e si sia convertito.
Nacque in una famiglia profondamente cristiana.
Ricevette un’ottima educazione sotto il profilo umano e cristiana.
Di estrazione intellettuale, frequento l’università di Palencia.
Non ebbe mai avuto una vita mondana, come invece successe per San Francesco prima della conversione.
La purezza della sua vita gli traspariva dal volto e tutti istintivamente gli volevano bene.
Diventato sacerdote rimase all’ombra della cattedrale dove il vescovo aveva istituito una comunità di sacerdoti che fossero esemplari per tutta la diocesi.
Già a quei tempi consumava la notte in preghiera.
Il suo ministero cominciò ad emergere quasi in maniera fortuita, quando passati i Pirenei per un’incombenza che gli era stata affidata, si accorse della devastazione provocata dell’eresia.
Era devastazione dei luoghi di culto, delle canoniche, dei beni della chiesa. Ma soprattutto era devastazione delle anime.
La sua passione per la salvezza eterna di tutti lo coinvolse nelle dispute, nel perfezionare i suoi studi, nell’esortare, nel persuadere, nel predicare.
Anche nella sua vita, sebbene in tono molto minore rispetto a San Francesco, vi sono eventi edificanti.

3. Fin dall’inizio i francescani hanno pubblicizzato i fioretti di San Francesco,
I domenicani invece più o meno nel medesimo periodo hanno pubblicizzato le Vitae fratrum, un compendio di eventi edificanti che hanno caratterizzato in maniera per lo più anonima la vita dei conventi e dei singoli.
Questa distinzione mi sembra importante per capire il fascino diverso: per San Francesco l’incanto era soprattutto per la sua persona.
Per San Domenico l’incanto era soprattutto l’indole apostolica del suo Ordine e per la vita dei suoi frati, che dovunque era bella, attraente, affascinante.

4. Questo suo carisma è stato vissuto in maniera esemplare dalla prima generazione domenicana, che per noi – fatte le debite proporzioni – è ciò che la vita della Chiesa primitiva è per la Chiesa di tutti i secoli.
La vita dei domenicani e i loro conventi erano la prima forma, particolarmente efficace, di predicazione, al punto che i conventi venivano chiamati addirittura predicazione.

5. Mi piace riportare alcune pagine molto belle delle Vitae fratrum. In questo racconto scompaiono le caratteristiche individuali dei singoli frati.
Ecco che cosa si legge: “Nei primi tempi dell’Ordine era tale il fervore dei frati che ben difficilmente lo si potrà descrivere. E tale fervore avresti potuto vederlo meravigliosamente diffuso in tutti i conventi dell’Ordine.
Alcuni frati facevano la loro confessione ogni giorno e, per quanto non avessero grandi mancanze da accusare, la facevano seguire da sospiri, da singulti, da forti lamenti, piangendo i propri peccati e gli altrui peccati.
Un frate molto pio, che in poco tempo aveva ascoltate le confessioni generali di un centinaio di frati, ha riferito di averne trovati molti che avevano conservata l’integrità dell’anima e del corpo, con l’aiuto della preghiera e con la fedele osservanza delle leggi dell’Ordine: mezzi questi che aiutano moltissimo a conservare la castità.
Avresti poi potuto constatare che sempre, o quasi sempre, c’erano in chiesa frati in preghiera. Sicché, ordinariamente, quando il portinaio cercava un frate, lo trovava più facilmente in chiesa che altrove. 
C’erano frati che in preghiera congiungevano la notte al giorno, alternandola con cento o duecento genuflessioni; e molti, accesi di santo fervore, non la interrompevano senza aver prima chiesto al Signore una grazia speciale.
Ed uno di loro confessò di non potersi coricare la sera, se prima, pregando, non si fosse irrorato di lacrime” (Vitae fratrum, nn. 187-188)
Queste lacrime non erano semplicemente materiali. Erano le lacrime per le quali il Santo Padre Domenico ogni sera faceva una particolare penitenza in espiazione dei suoi peccati. Poi la ripeteva per le anime del Purgatorio. E una terza volta la faceva per la salvezza e la conversione dei peccatori

6. Si legge ancora nella medesima narrazione: “Un frate di grande autorità riferì che, trovandosi una volta in preghiera a Bologna, davanti all’altare, vide un confratello rapito in ispirito, sollevarsi con tutto il corpo da terra.
In quel tempo i frati aspettavano la compieta come una festa raccomandandosi fraternamente l’uno alle preghiere dell’altro. E quando ne suonava il segno, da qualunque luogo essi fossero si affrettavano ad andare in coro per cantarla. Quando poi essa terminava, dopo aver salutata devotamente la Regina del mondo e avvocata del nostro Ordine, si disciplinavano duramente.
Poi quasi compiendo un pio pellegrinaggio, facevano visita a tutti gli altari, prostrandosi umilmente, (…).
Dopo ciò non si affrettavano ad andare a letto, ma, appartandosi in chiesa può in qualche angolo del chiostro, facevano un minuzioso esame di coscienza e se disciplinavano fortemente per i difetti riscontrati. (…).
Dopo mattutino (era a mezzanotte, n.d.r.) poi pochi correvano i libri; in numero ancora minore tornavano a letto e pochissimi erano quelli che non si confessavano prima di celebrare la Messa.
E quando cominciava ad albeggiare e si suonava il segno per la celebrazione delle Messe, per ognuno dei celebranti erano in molti ad offrirsi come servitori e nasceva fra loro una santa contesa per avere il privilegio di offrirsi al sacerdote per un ministero così santo.
Della loro devozione alla Madonna chi potrebbe parlarne adeguatamente?
Dopo aver recitato in piedi il suo mattutino, si recavano direttamente al suo altare, affinché quel po’ di tempo che rimaneva prima di scendere in coro, non passasse senza pregare.
E dopo mattutino e dopo compieta alle volte contornavano l’altare della beata vergine in tre file, raccomandandosi devotamente a lei se stessi e l’Ordine.
Nelle celle, poi, avevano davanti agli occhi le immagini di Lei e del suo Figlio crocifisso, affinché leggendo, pregando e dormendo potessero guardarle ed essere riguardati con occhi di misericordia” (Vitae fratrum, n. 189).

7. La vita penitenziale e nella vita comune, così preziosa per la conversione degli uomini a Dio, si narra che “nei servizi comuni, quali il prestarsi in infermeria e nell’ospizio, nel servire a tavola e nel preparare l’occorrente per lavarsi i piedi, si reputava felice che si offriva per primo.
E quante volte dei frati si privarono della cappa o della tonaca o delle scarpe per darli ai frati di passaggio mai prima conosciuti. E tanta era la loro felicità nel servire da sembrare che essi non servissero degli uomini ma Dio o gli angeli. (…).
I frati in quel tempo erano poi particolarmente fedeli all’osservanza del silenzio
Qualcuno si asteneva del vino e non beveva nient’altro per otto giorni; qualche altro, (…), altri, infine, per tutta la Quaresima non bevevano che una sola volta al giorno e non parlavano se non interrogati.
Molti non mangiavano la pietanza che raramente; e molti altri, per non venire notati, si astenevano ogni giorno ora da questo, ora da quel cibo fra quelli che venivano serviti” (Vitae fratrum, nn. 190-191).

8. Infine “Nel predicare la parola di Dio – per il quale fine l’Ordine fin da principio fu fondato – Dio diede loro un tale zelo, che molti non mangiavano con coscienza tranquilla il giorno in cui non avessero predicato almeno ad una persona.
E lo Spirito Santo con la sua funzione interiore suppliva in loro a quanto mancava per scienza acquisita. (…).
Durante un capitolo generale celebrato a Parigi, essendo necessario mandare alcuni frati in Terra Santa, Maestro Giordano chiese ai frati in capitolo che se qualcuno di loro era disposto ad andarvi, glielo dicesse.  Non aveva quasi finito di parlare che in gran numero si buttarono subito in venia, chiedendo piangenti di venire inviati in quella terra, santificata dal sangue del Salvatore. Fra Pietro di Reims, che in quel tempo era priore provinciale di Francia, a quello spettacolo si alzò, fece la venia come gli altri, poi disse al Maestro: “buon Maestro, o mi lasciate  questi frati che tanto mi sono cari, o mandate anche a me con loro, perché sono pronto ad andare con loro anche incontro alla morte” (Vitae fratrum, n. 192).

9. Che cosa si trova entrando nell’ordine di San Domenico? Ciò che la Madonna disse ad un giovane ben istruito ma dedicato a una vita mondana: “Se vuoi sfuggire da questa tempesta, va a San Nicolao, dove risiedono i frati predicatori e ritroverai la stalla della penitenza e il presepe della continenza, il pascolo della dottrina, l’asino della semplicità con il bue della discrezione, Maria che ti illuminerà, Giuseppe che ti aiuterà e Gesù che ti salverà”.
Quel giovane fece così. Divenne docente di teologia Bologna e poi fu nominato vescovo in Inghilterra da dove proveniva.

Con l’augurio che queste parole risuonino in te come risonarono altre che ti avevo scritto, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo