Quesito

Caro Padre,
sono un giovane di 24 anni
Vorrei sottoporle una domanda.
Sto cercando di uscire da una situazione di dipendenza dalla masturbazione, aiutandomi con la Fede. Tuttavia il percorso è lungo e, nel caso mio, è caratterizzato da frequenti ricadute. Mi è stato detto dai preti che la masturbazione rappresenta un peccato mortale e che, dopo la caduta, non posso più nutrirmi alla mensa dell’Eucaristia, se non dopo essere ricorso al sacramento della Riconciliazione, perché altrimenti commetterei sacrilegio. Tuttavia io trovo molta vergogna nel confessare ogni volta queste mie ricadute e inoltre ho difficoltà a confessarmi regolarmente ogni settimana, perché non sempre trovo un sacerdote a mia disposizione. In più spesso non mi va di sorbirmi sempre i loro rimproveri, perché io stesso sono consapevole della mia miseria e mi vergogno di me stesso.
Ora, riflettendo su quanto è scritto nel Vangelo, in cui Gesù afferma «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori», mi chiedo se veramente Gesù, dopo una caduta, mi chieda di astenermi dal ricevere il suo Corpo e il suo Sangue, quando io comunque cerco di fare il mio meglio per vincermi in questa mia cattiva abitudine.
Perché privarmi della forza guaritrice dell’Eucaristia quando io ne avrei bisogno per rafforzare la mia fede?
Partecipare alla Messa domenicale senza potermi cibare alla Mensa eucaristica mi deprime ed esco dalla Chiesa senza quella pace, quella rinnovata forza interiore, che sento viva dentro di me quando invece mi cibo del Corpo di Cristo. E questo tormento interiore rappresenta per me il preludio per una nuova ricaduta.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. capisco bene che partecipare all’Eucaristia senza fare la Santa Comunione lascia qualcosa di vuoto.
È vero che nella celebrazione della S. Messa ti incontri realmente col Signore in diverse maniere, ma la S. Comunione ti fa sentire che quella è proprio la presenza reale “per antonomasia”.
Il Signore infatti è presente col suo corpo, col suo sangue, con la sua anima, con la sua divinità.
E senti anche che è lì per essere il nutrimento delle anime.
Sicché, per quanto a Messa tu venga nutrito con la parola, tuttavia ti senti ancora un pò denutrito.

2. Aveva ragione San Tommaso a dire che la S. Comunione produce nel nostro spirito gli stessi effetti che il cibo produce nel corpo: “Tutti gli effetti che il cibo e la bevanda materiali producono nella vita del corpo, cioè sostentamento, sviluppo, riparazione e gusto, li produce anche questo sacramento nella vita spirituale” (Somma teologica, III, 79,1, ad 2).

3. Mi dici che trovi deprimente partecipare all’Eucaristia senza fare la S. Comunione: non posso non darti ragione almeno in parte.
Senti che cosa scrive San Tommaso: “per la potenza di questo sacramento, l’anima spiritualmente si ristora, rimane gaia (deliziata) e in un certo modo inebriata dalla dolcezza della bontà divina, secondo quanto è detto nel Cantico (5,1): Mangiate, miei amici; io vi inebrierò miei prediletti” (Somma teologica, III, 79,1, ad 2).
Chi non fa la Santa Comunione viene privato di una potenza che infonde gioia ed ebbrezza divina.
Pertanto convengo con te sulla necessità di fare la S. Comunione.

4. Tuttavia è necessario ricevere il corpo e il sangue del Signore col cuore puro, vale a dire in stato di grazia, perché diversamente assumeresti materialmente il corpo e il sangue di Cristo senza averne alcun beneficio, anzi peggiorando la tua situazione.
Si legge nella Bibbia: “Dio non entra in un’anima inquinata dal peccato” (Sap 1,4).
E tu avverti in maniera chiarissima che il peccato impuro ti rende inquinato non solo nel corpo, ma soprattutto nello spirito.

5. San Paolo inoltre avverte in maniera molto forte che “chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,27-30).

5. Ed è per questo che Giovanni Paolo II fa proprie le parole di San Giovanni Crisostomo: «Anch’io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta.
Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione, anche se tocchiamo mille volte il corpo del Signore, ma condanna, tormento e aumento di castighi» (Omelie su Isaia 6, 3).

6. Mi dici che la confessione ti costa perché ogni volta, già umiliato per te stesso, devi ricevere un’altra umiliazione da parte dei sacerdoti.
Ebbene, anche per evitare questa nuova umiliazione ti consiglio – per quanto è possibile – di andare sempre dal medesimo confessore.
Lui ti saprà comprendere, poco per volta ti conoscerà sempre meglio, cercherà di infonderti coraggio.
Anzi con lui devi stabilire più o meno questo patto, dicendogli: padre, quando la posso trovare per una confessione verso il fine settimana?
In questo modo prendi anche la bella e santa abitudine di confessarti tutte le settimane, indipendentemente dalla presenza del peccato impuro.
La confessione settimanale indubbiamente conferisce un certo slancio alla nostra vita spirituale. Se la Chiesa l’ha consigliata, vuol dire che ne conosce bene la convenienza.

7. Solo passando attraverso la confessione puoi fare una Comunione che sia degna di questo nome, una Comunione che ulteriormente purifichi e santifichi la tua vita.
Sentirai allora quanto siano vere le parole di San Cirillo: “Quando Gesù Cristo è in noi, calma nelle nostre membra la legge della carne, mortifica le passioni turbolente, vivifica il nostro amore per Dio” (In Ioan. 6,57).
Senza confessione la Comunione sarebbe una scorciatoia destinata a non portare alcun frutto, anzi a far vivere nell’ipocrisia.

Ti ringrazio della domanda, ti ricorderò a Maria SS. perché ti ottenga la grazia di essere liberato al più presto dalla schiavitù che attualmente ti opprime e ti benedico.
Padre Angelo