Quesito

buongiorno e grazie per il suo prezioso servizio.
Ecco le altre questioni su cui chiedo delle delucidazioni.
la prima Lo stesso Sant’Alfonso afferma inoltre che "chi prega certamente si salva, chi non prega certamente si danna"; la forza della preghiera la conosciamo bene entrambi, però mi chiedo, o meglio Le chiedo: se uno si converte in punto di morte (come mi auguro molti facciano) a quel punto la misericordia di Dio lo raggiunge ugualmente nonostante egli non abbia mai pregato in vita sua (mettiamo..) e la persona in questione si salva, per cui forse non è da prendere alla lettera l’affermazione del Santo, ma può essere adattata a seconda del caso?
Le chiedo inoltre: in Paradiso le persone care, familiari, amici, animali cui abbiamo voluto bene ect… le ritroveremo e saremo eternamente con loro? Ma se una persona che abbiamo amato in terra dovesse morire in peccato mortale e dannarsi a quel punto saremmo divisi?? e se la risposta fosse sì, non sarebbe motivo d’infelicità da parte nostra lo stare divisi eternamente da chi abbiamo amato tanto? Ovviamente noi non possiamo sapere realmente come stanno le cose nell’aldilà essendo tutto al di fuori della nostra sensibilità e della nostra conoscenza, però è una questione che mi suscita molto interesse.
Un ultima cosa: un sacerdote una volta disse che il Vangelo parla esplicitamente di figli di Dio e di figli di satana; cosa si intende con questa frase? E’ come se satana avesse dei figli, avesse creato o meglio adottato delle creature? (mi vengono in mente ad esempio animali ripugnanti come scorpioni, insetti repellenti, animali feroci ect…)
Di nuovo le assicuro una preghiera e le auguro ogni bene su questa terra e in Cielo.
Daniele


Risposta del sacerdote

Caro Daniele,
1. L’affermazione di sant’Alfonso è vera perché pregare significa essere orientati verso Dio e, anche se non si fosse in grazia, si porta Dio dentro di sé come punto di riferimento della propria vita e come motivo di speranza.
Se poi la preghiera è ben fatta, e cioè è pia, umile, perseverante, facilmente porta in grazia di Dio ancor prima che ci si vada a confessare (tuttavia non senza il desiderio e il proposito della confessione).

2. Da questa prima affermazione ne segue logicamente che quando una persona non prega non è orientata a Dio. Dio non è il suo punto di riferimento e l’oggetto della sua speranza. Sicché si perde nel peccato e va all’inferno.
L’affermazione di sant’Alfonso ha la sua ragionevolezza.

3. Ma tu poni il caso di uno che non  prega e all’ultimo si converte.
Ebbene, se si converte, vuol dire che si rivolge a Dio e che pertanto prega.
E allora non rientra nella seconda affermazione di Sant’Alfonso, ma nella prima: “Chi prega si salva”.

4. Alla seconda domanda ti rispondo così: in Paradiso la nostra volontà sarà trasformata e perfettamente conformata con la volontà di Dio.
Inoltre finalmente ameremo Dio sopra ogni cosa.
Ameremo ogni cosa e ogni persona in Dio al punto che non potremo amare niente di ciò che offende Dio. Anzi ne sentiremo il massimo orrore.

5. Vedremo tutto quello che il Signore ha fatto per salvare ogni singola persona e lo glorificheremo eternamente per tanto infinito amore.
Vedremo il dispiacere immenso provato da Cristo, soprattutto durante la sua passione e la sua crocifissione, per il fatto che alcuni lo hanno rifiutato e di fatto hanno preferito l’inferno al suo amore e alla sua compagnia.
Ma in Paradiso la visione di questo dolore non sarà più motivo di tristezza, come avviene di qua, ma di un amore ancora più grande.

6. Sappiamo col ragionamento che sarà così. E non può essere diversamente.
Ma non riusciamo a comprenderlo fino in fondo perché, non essendo ancora in Paradiso, continuiamo a parlarne in maniera ancora troppo umana, imperfetta, inadeguata.
Questo dovrebbe essere uno stimolo a non rassegnarci di fronte a coloro che vivono nel peccato e a fare di tutto, partendo anzitutto dalle vie della preghiera e della penitenza, perché tutti si possano salvare.

7. Circa la terza domanda: é Gesù che ha usato per primo l’espressione: “voi che avete per padre il diavolo” (Gv 8,44).
Evidentemente non si tratta di una paternità biologica e neanche di una paternità di ordine creaturale, perché è il diavolo stesso è una creatura e non può creare.
Si tratta invece di una paternità metaforica e morale nel senso che come il diavolo è stato ribelle fin dal principio e induce alla disobbedienza peccato, così fa anche il peccatore assecondando la tentazione del maligno.

Ti ringrazio di nuovo per le preghiere e anche per il bell’augurio che mi hai fatto.
Lo contraccambio. Così come ti assicuro il mio ricordo nella preghiera.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo

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