Caro padre Angelo,
la Congregazione per la dottrina della fede al seguente dubium: “Quando l’utero si trova irreversibilmente in uno stato tale da non poter essere più idoneo alla procreazione, e medici esperti hanno raggiunto la certezza che un’eventuale gravidanza porterà a un aborto spontaneo prima che il feto possa raggiungere lo stato di viabilità, è lecito asportarlo (isterectomia)?” ha risposto: “Sì, perché non si tratta di sterilizzazione”.
Ho letto l’articolo che, sotto, le linko.
Sono argomenti impegnativi, ma, nel caso in questione, come stanno veramente le cose?
Stanno proprio così come l’autore di questo articolo sostiene?
Ringraziandola le auguro un buon e sereno anno 2019.
don G. A.


Caro don G.A.,
1. le obiezioni sollevate al Responsum della Congregazione per la dottrina della fede non mi sembrano corrette.
Dimenticano infatti che si tratta di rimuovere un organo che di per sé è malato.

2. È vero che di per sé in quel momento l’organo riproduttivo non causa alcun danno alla donna.
E tuttavia può provocare un male molto grave (la morte certa del concepito) qualora i coniugi volessero usare secondo Dio di un diritto che hanno da lui ricevuto: quello dell’intimità coniugale.

3. Si potrebbe obiettare: ma così facendo non frustrano la finalità procreativa legata all’intimità coniugale?
Si può rispondere che tale frustrazione è già in atto a motivo dell’infermità dell’apparato procreativo.
Rimuovendo l’organo riproduttivo di fatto evitano che ad un male (quello dell’infermità, che tuttavia non è un male morale) se ne aggiunga con certezza uno più grave, la morte del bambino.

4. Va ricordato ancora quanto dice la Veritatis splendor a proposito della moralità degli atti in quanto sono specificati dal loro oggetto.
“Per oggetto di un determinato atto morale non si può intendere un processo o un evento di ordine solamente fisico, da valutare in quanto provoca un determinato stato di cose nel mondo esteriore.
Esso è il fine prossimo di una scelta deliberata, che determina l’atto del volere della persona che agisce.
La moralità dell’atto umano dipende anzitutto e fondamentalmente dall’oggetto ragionevolmente scelto dalla volontà deliberata, come prova anche la penetrante analisi, tuttora valida, di san Tommaso.
Per poter cogliere l’oggetto di un atto che lo specifica moralmente occorre quindi collocarsi nella prospettiva della persona che agisce” (VS 78).

5. Per cui è vero che l’eliminazione dell’organo riproduttivo causa la sterilizzazione materiale nella donna.
Ma qui va osservato che nella prospettiva della persona che agisce la frustrazione della possibilità di diventare madre è già in atto.

6. Come vedi, non mi è venuto alcun dubbio sulla verità del Responsum.
Puoi dunque stare tranquillo. Il Magistero non ha deviato.

Ti auguro un fruttuoso ministero e ti ricordo volentieri al Signore.
Padre Angelo