A cosa si riferisce Isaia quando dice che “il lupo dimorerà insieme con l’agnello”…

////A cosa si riferisce Isaia quando dice che “il lupo dimorerà insieme con l’agnello”…

A cosa si riferisce Isaia quando dice che “il lupo dimorerà insieme con l’agnello”…

Quesito

Caro Padre,
a cosa si riferisce Isaia quando dice che “il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi” (Is 11,6-8).
Grazie.
Luca


Risposta del sacerdote

Caro Luca,
1. Nel corso della storia questo passo di Isaia è stato variamente interpretato.
Alcuni l’hanno inteso in senso materiale, vale a dire che davvero succederà così.
Ma al dire di san Girolamo costoro “russano in un profondissimo sonno”.
Altri dicono che l’indole feroce del leone sarebbe divenuta tale in seguito al peccato originale e che alla fine tutto ritornerà alla stato primitivo.
Alcuni rabbini prendono questo testo di Isaia per dire che Cristo non è il vero Messia, perché anche dopo la sua venuta il lupo mangia l’agnello, il leone la pecora e via dicendo.
San Tommaso invece insegna che il peccato non ha cambiato per nulla la natura delle cose. Quanto si legge nella Genesi: “Maledetto sia il suolo per causa tua… Spine e cardi produrrà per te” (Gen 3,17) non va interpretato nel senso che le spine e i cardi siano comparsi dopo il peccato originale.
Dice testualmente: “Anche prima di quella maledizione le spine e i cardi erano stati prodotti, o potenzialmente o di fatto.
Però non erano stati prodotti come castigo per l’uomo, in modo cioè che la terra, coltivata per l’alimentazione, producesse cose inutili e nocive. Per cui sta scritto: produrrà per te” (Somma teologica, I, 69, 2, ad 2).
La descrizione di Isaia pertanto è un simbolo quanto mai ricco ed espressivo, una specie di parabola, che vuole dire che anche gli uomini più feroci, accogliendo la redenzione di Cristo, si trasformeranno in esseri pieni di dolcezza, e che gli uomini più divisi tra loro saranno ormai perfettamente uniti.

2. Questa è stata anche l’interpretazione dei santi Padri, i quali dicono che nella Chiesa i giusti e i peccatori, i miti e i collerici, i poveri e i ricchi, i potenti e i deboli vivranno in pace.
Secondo San Girolamo le nazioni feroci e barbare, deposta la loro ferocia naturale, si addolciranno e collaboreranno all’unità della fede e della Chiesa insieme agli agnelli, cioè ai cristiani, umili e semplici. Così San Paolo, che prima della conversione non spirava che minacce e furore, divenne mite e abita con gli agnelli, cioè con San Pietro e San Giovanni.
La grande varietà di umori e di caratteri che si osservano fra gli uomini, per cui gli uni assomigliano ai leoni per la loro alterigia, gli altri agli agnelli per la loro mansuetudine, non impedirà che formino tutti assieme un cuor solo e un’anima sola. Perché la grazia combatterà in ciascuno di loro i difetti del temperamento e lo spirito di Dio farà sentire loro che essi sono tutti membri gli uni degli altri.
Isaia quindi vuol dire che la grazia del Cristo procurerà l’unione e la concordia degli individui e delle nazioni, e per conseguenza la prosperità e la felicità.

3. San Tommaso, commentando questo passo, dice che chi segue Cristo instaura il regno messianico predetto da Isaia: chi è simboleggiato nel leone (animale forte e feroce) andrà d’accordo con il debole (l’agnello) e tutti costituiranno una realtà sola.
Sempre secondo San Tommaso, questo passo di Isaia trova perfetto compimento in quanto San Paolo scrive nella lettera ai Galati: “Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,26-28).
San Clemente dice che la Chiesa riunisce nella pace i giudei e i gentili, (Stromati, VI).

4. Poiché si tratta di parola di Dio che è nutrimento per la vita degli uomini, questo passo di Isaia è importante per dirci che la pace perfetta è la caratteristica di coloro che hanno accolto la buona novella di Cristo e si sono lasciati trasformare nell’intimo dalla sua grazia.

Ti ringrazio per la domanda. Confido che la risposta ti risulterà soddisfacente.
Intanto ti seguo, come sempre con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo.