Buon anno padre Angelo,
vorrei gentilmente chiederLe perchè nella lettera di San Paolo agli Ebrei Gesù viene chiamato come “sommo sacerdote”.
Grazie.
Buona serata
Nicholas


Caro Nicholas,
1. la Sacra Scrittura, soprattutto nella lettera agli Ebrei, parla manifestamente del sacerdozio di Cristo, anzi lo definisce il sommo sacerdote.
Ecco alcuni passaggi:
“poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede.
Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno” (Ebr 4,14-16).

2. Il compito del sacerdote è duplice: portare agli uomini i doni di Dio e portare a Dio le preghiere e i sacrifici degli uomini.
Lo ricorda la lettera agli Ebrei quando dice: “Ogni pontefice, preso di mezzo agli uomini, è costituito loro rappresentante in tutto ciò che riguarda Dio, affinché offra doni e sacrifici per i peccati” (Ebr 5,1).
Deve essere anzitutto preso tra gli uomini, non tra gli Angeli.
Il suo compito infatti è quello di rappresentarli davanti a Dio. È loro mediatore.

3. Gesù è mediatore perfetto perché rappresenta gli uomini essendo costituito di natura umana.
Ma, essendo Dio, con la sua natura umana congiunge a Dio.
Cristo è sacerdote fin dal primo istante della sua esistenza.
Tutte le sue azioni sono offerte al Padre a favore degli uomini e fin dal primo istante del suo concepimento porta agli uomini i doni di Dio.

4. Il sacerdote rappresenta gli uomini davanti a Dio offrendo sacrifici.
Questo è il compito principale del sacerdote.
Senza sacrificio non c’è sacerdozio.
Il sacrificio che Cristo offre a nome degli uomini è il sacrificio di se stesso.
Sul calvario è sacerdote e vittima nello stesso tempo.
Nell’atto sommo del suo sacerdozio Gesù porta agli uomini i doni di Dio, che sono visibilizzati nel segno del sangue e dell’acqua che escono dal suo costato trafitto pendente dalla croce.
Quel sangue e quell’acqua rappresentano la grazia e i Sacramenti.

5. Ecco come san Tommaso dimostra che Gesù è sacerdote: “L’ufficio proprio del sacerdote è d’essere mediatore tra Dio e il popolo, in quanto trasmette al popolo le cose divine, e per questo “sacerdote” equivale a “datore di cose sacre” (ISIDORO, Etimologie, 7,12), secondo le parole del profeta: “Dalla sua bocca”, cioè del sacerdote, “si ricerca l’istruzione”; e poi in quanto offre a Dio le preghiere del popolo e in qualche modo espia dinanzi a Dio per i peccati del popolo; infatti l’Apostolo afferma: “Ogni pontefice, preso di mezzo agli uomini, è costituito loro rappresentante in tutto ciò che riguarda Dio, affinché offra doni e sacrifici per i peccati” (Ebr 5,1).
Ma questo si addice sommamente a Cristo.
Infatti per suo merito gli uomini sono stati ricolmi di doni, secondo le parole della Scrittura: “Per lui”, cioè per Cristo, “ci ha elargito le cose più grandi e preziose che ci erano state promesse, affinché per mezzo di esse diveniate partecipi della natura divina” (2 Pt 1,4).
Inoltre egli ha riconciliato con Dio il genere umano, come insegna S. Paolo: “In lui”, cioè in Cristo, “volle che abitasse tutta la pienezza e che per suo mezzo fossero riconciliate tutte le cose” (Col 1,19).
Dunque a Cristo si addice sommamente di essere sacerdote” (Somma teologica, III, 22,1).

6. Come si è detto, la lettera agli Ebrei ricorda che il sacerdote offre a Dio sacrifici e preghiere per i peccati.
Ora il sangue di Cristo purifica la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente (cfr. Ebr 9,13-14).
Ed ecco in che modo il sacrificio di Cristo espia i peccati.
Scrive San Tommaso: “Alla perfetta cancellazione dei peccati occorrono due cose, perché due sono gli elementi del peccato, la macchia della colpa e il debito della pena.
La macchia della colpa viene cancellata dalla grazia, che converte a Dio il cuore del peccatore; il debito della pena è eliminato totalmente con la soddisfazione che l’uomo presta a Dio.
Ora, il sacerdozio di Cristo produce ambedue questi effetti.
Infatti per virtù di esso viene data a noi la grazia, che converte a Dio i nostri cuori, secondo le parole di San Paolo: “Giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue” (Rm 3, 24-25).
Ed egli ha pure soddisfatto pienamente per noi, perché “si è caricato delle nostre sofferenze e si è addossato i nostri dolori” (Is 53,4; Mt 8,17).
Da ciò risulta che il sacerdozio di Cristo ha tutta l’efficacia per espiare i peccati” (Somma teologica, III, 22,3).

7. Tale è la realtà della Messa che è la perpetuazione di questo sacrifico sui nostri altari.
Infatti “il sacrificio che viene offerto ogni giorno nella Chiesa non è diverso dal sacrificio che ha offerto Cristo stesso, ma è il suo memoriale.
Per cui dice S. Agostino: “Cristo è insieme sacerdote offerente e vittima: di ciò ha voluto che fosse simbolo quotidiano il sacrificio della Chiesa” (De civitate Dei 10,20) ” (Somma teologica, III, 22, 3, ad 2).

Nella speranza che siano molti quelli che perpetuano il sacrificio di Gesù sull’altare a beneficio degli uomini, ti benedico e ti ricordo al Signore.
Padre Angelo