Quesito

Caro Padre Angelo,
Vi scrivo per la prima volta, spero di non disturbarvi e che la mia domanda possa essere utile anche ad altri
Molte volte mi soffermo dopo Letture Sacre a meditare su i Misteri che Nostro Signore non ci ha concesso di concepire in questa vita anche se so che ora non avrò risposta a prescindere da quanto io possa discernere su di essi. 
Fra tutti forse però mi potete aiutare ad avvicinarmi ad uno di questi, vengo al dunque. 
Dio ha mandato a noi Gesù che è venuto fra noi come Uomo a tutti gli effetti condividendo tutto tranne il peccato, nel dire questo mi sento fermo e convinto
Penso quindi spesso a quella Persona che nasce e vive, e La immagino prendere coscienza di quello che Rappresenta per l’umanità e per Dio suo Padre
Immerso in questo pensiero non riesco di fare a meno di chiedermi se Gesù è nato consapevole di tutto o ha preso coscienza di essere l’Agnello di Dio ad un punto preciso, un istante esatto della sua Vita terrena
Fra le due propendo per la seconda anche se non ne sono convinto, tendo ad immaginare Gesù così Uomo che ha dovuto anche passare per il percorso di "costruirsi" e prendere coscienza del suo compito ma le certezze cadono…
Quando inizio a pensare a Gesù che si sofferma ad un certo punto e si rende conto di tutto rimango impietrito quasi che io e Lui siamo della stessa pasta quasi sullo stesso piano.
Un abbraccio sincero
Claudio


Risposta del sacerdote

Caro Claudio,
1. nella lettera agli Ebrei si legge: “Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato” (Eb 10,5).
San Tommaso commenta: “mi hai preparato un corpo, e cioè l’ha fatto adatto per l’immolazione.
E in riferimento a ciò si devono osservare due cose.
La prima: era un corpo purissimo, adatto per togliere ogni peccato, come era prefigurato nell’Agnello pasquale di cui parla l’Esodo: “Sarà un agnello senza macchia” (Es 12,5).
In secondo luogo era un corpo passibile perché potesse essere immolato, come si legge in Rm 8,3: “Dio ha mandato il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato”. Questo corpo dunque è vera ostia e vera oblazione, secondo quanto si legge in Ef 5,2: ‘‘Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore’” (Commento alla lettera agli Ebrei 10,4).

2. Dunque dal testo di Eb 10,5 Gesù sa il motivo per cui viene.
Lo sa fin dal primo momento: “entrando nel mondo… un corpo mi hai preparato”.
Queste parole le dice nella piena consapevolezza di se stesso e della sua missione.

3. Il Magistero della Chiesa dice che Gesù ebbe perfetta coscienza di se stesso e della sua missione fin dal primo istante del suo concepimento.
Pio XII nella Mistici Corporis afferma: “Questa amantissima conoscenza, con la quale il Divin Redentore ci ha seguiti fin dal primo istante della sua incarnazione, supera ogni capacità della mente umana, giacché per quella visione beatifica di cui godeva fin dal momento in cui fu ricevuto nel seno della Madre divina, Egli ha costantemente e perfettamente presenti tutte le membra del Corpo Mistico e le abbraccia col suo salvifico amore!” (Mistici Corporis, 76).

4. Il pensiero che Gesù abbia elaborato poco per volta la consapevolezza della propria missione è inverosimile.
Fà di Gesù un essere umano a dir poco “strano” che si domanda, anche dubitando: “sono Dio o non sono Dio”?
Ho sentito varie volte dei pazzi a dire: “Io sono Dio”…. “Mi domandavo se ero Dio….”

5. Il minimo che si possa dire è che la Sacra Scrittura non fornisce nessun appiglio per dire che Cristo ha acquisito poco per volta la consapevolezza della sua identità e della sua missione.
Anzi, soprattutto nel Vangelo di Giovanni, ne dà molti in contrario.
Egli è venuto tra noi “pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14) e “dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia” (Gv 1,16).
In Gesù come uomo c’è la sorgente di ogni grazia e di ogni dono celeste.
Anche la visione beatifica dei santi in cielo è un’irradiazione della grazia e della verità che Gesù ha avuto in pienezza fin dal primo istante del suo concepimento.
“Dalla sua pienezza?noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia” (Gv 1,14).

4. Nel Vangelo di Luca, al momento del ritrovamento del tempio, quando ha dodici anni. Gesù ha la piena consapevolezza di ciò che è venuto a fare.
Dice infatti a Maria: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49).

5. Questa perfetta coscienza che Gesù ha avuto della sua missione è molto consolante.
Gesù non si è incarnato senza sapere che cosa faceva.
E insieme con quella coscienza c’era anche tutto il suo amore per noi.
Per questo ognuno di noi può dire: “Grazie, Gesù, perché ti sei incarnato per me… perché sei nato per me”.
Questo non possiamo dirlo di nessun altro, ma solo del Signore.
Nessun altro sapeva di venire al mondo e di essere un dono fin da quel momento.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo