Quesito
Padre,
un ultimo dubbio: i farisei e il sinedrio condanno a morte Gesù.
Perché nonostante i miracoli i sacerdoti non lo temevano e non lo consideravano figlio di Dio?
Caifa Anna hanno continuato a perseguitare i discepoli anche dopo il terremoto post croce.
Non temevano l’ira di Dio?
Eppure, erano colti e studiosi. Io avrei temuto Gesù.
Si potrebbe dire anche oggi gli ebrei attendono il Messia ma un popolo colto come loro non ha letto le scritture?
Grazie padre.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. i sommi sacerdoti ai tempi di Gesù erano colti, ma non erano santi.
Anzi, scambiavano le opere di Gesù con le opere del peggiore dei demoni.
L’accusavano infatti di agire con la forza che gli veniva da Beelzebul che era il peggiore dei demoni, come si legge in Luca 11,15: “È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni”.
2. Una simile perversione non poteva avere altra causa da quella denunciata da Nostro Signore: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate” (Gv 3,19-20).
3. I sommi sacerdoti furono testimoni di ciò che avvenne subito dopo la morte di Gesù quando vi fu il terremoto con la spaccatura della roccia.
Il biblista Giuseppe Ricciotti ha osservato che “quale conseguenza dello sconvolgimento tellurico, si mostrava già nel secolo quarto (Luciano martire, Cirillo di Gerusalemme) una fenditura visibile ancora oggi lungo la parte rocciosa del cranio incorporata nella basilica del Santo Sepolcro: questa fenditura è lunga circa metri 1,70 e larga 0,25 e contrariamente alle solite spaccature sismiche che corrono lungo le venature della roccia corre trasversalmente ad esse.
Il centurione e i soldati di guardia, al vedere i fenomeni straordinari che accompagnavano quella morte, come anche la maniera calma e insolitamente rapida in cui era venuta, ripensarono al contegno singolare tenuto da Gesù durante il processo, e mettendo le due cose in relazione fra loro si convinsero che un imputato di quel genere era non solo innocente ma anche persona straordinaria; cominciarono quindi ad esclamare: realmente quest’uomo era giusto (Luca 23,47), e con particolare riguardo all’importazione contestata Gesù: veramente quest’uomo era figlio di Dio (Mc 15,39).
Anche la folla mutò contegno. Appena morto Gesù, i membri del sinedrio che avevano spadroneggiato da trionfatori sotto la croce di lui non avevano più nulla da temere, almeno per il momento, e quindi se ne andarono alle loro case a preparare la cena pasquale; perciò la folla non ebbe più chi le suggeriva imperiosamente lazzi e scherni contro il crocifisso, e libera così da timore riverenziale poté manifestare i propri sentimenti. Anche su di essa fecero impressione il giorno ottenebratosi e la terra sussultante, e ripensando a quanto era avvenuto nel processo si allontanava man mano dalla croce battendosi il petto (Lc 23,48)” (Vita di Gesù Cristo, § 614).
4. Tutti dunque ebbero motivo di ripensamento. Solo i sacerdoti non vi fecero caso, almeno apparentemente. Che abbiano collegato questi eventi con un nuovo intervento di Satana? È plausibile perché il loro cuore era accecato e la loro mente indurita.
Per questo si parla di peccati contro lo Spirito Santo, che vengono detti imperdonabili, e cioè difficilmente perdonabili, perché nonostante ogni segno venuto dal cielo si continua a confondere l’opera di Gesù Cristo con quella dei peggiori dei demoni.
Vengono detti difficilmente perdonabili non perché Dio non li voglia perdonare, perché li vuole perdonare, ma perché gli uomini sono chiusi e impermeabili all’azione della divina grazia, così da resistere fino alla fine alla sollecitazione del suo perdono.
5. Circa gli ebrei di oggi che tu definisci colti. Lo saranno, non ho motivi per metterlo in dubbio.
Come mai si ostinano a non riconoscere che tutte le profezie si sono adempiute in Gesù? La risposta viene da San Paolo: “Ma le loro menti furono indurite; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, quando si legge l’Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; ma quando vi sarà la conversione al Signore, il velo sarà tolto” (2 Cor 3, 14-16).
6. Come mai Dio non toglie loro questo velo? C’è un disegno misterioso di salvezza.
Commenta Marco Sales: “Dio, per mezzo dei suoi profeti, poco a poco fece sollevare il velo che copriva la faccia di Mosè, in modo che gli ebrei avrebbero potuto riconoscere Gesù Cristo, ma essi, istigati dal demonio volontariamente chiusero gli occhi. Si legge infatti in Isaia: “Va’ e riferisci a questo popolo: «Ascoltate pure, ma non comprenderete, osservate pure, ma non conoscerete». Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendilo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi e non veda con gli occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da essere guarito” (Is, 6,9-10, cfr anche At 28, 25,27).
7. Spiega San Tommaso: “Si deve infatti osservare che Dio è la causa universale dell’illuminazione delle anime, “era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene a questo mondo”, come il sole è la causa universale dell’illuminazione universale dei corpi. Ognuno però a suo modo: infatti il sole illumina per necessità di natura; Dio invece agisce per volontà, seguendo l’ordine della sua sapienza. Ora, il sole, sebbene di suo illumini tutti i corpi, tuttavia se trova un ostacolo in qualche corpo lo lascia nelle tenebre: come nel caso di una casa le cui finestre sono chiuse. Ma questo oscuramento in nessun modo è causato dal sole, il quale non agisce di suo arbitrio nel non mandare là dentro i suoi raggi; ma è causato soltanto da chi chiude le finestre. Dio invece di suo arbitrio non manda più la luce della grazia a coloro in cui trova un ostacolo.
Perciò è causa della sottrazione della grazia non soltanto colui che pone l’ostacolo, ma anche Dio, il quale di suo arbitrio non offre la grazia. E in questo senso Dio è causa dell’accecamento, dell’insensibilità delle orecchie e dell’indurimento del cuore” (Somma teologica, I-II, 79, 3).
Sappiamo però che mentre Dio permette che il velo copra la loro mente per un suo misterioso disegno d’amore, nello stesso tempo a nessuno degli ebrei di oggi fa mancare segretamente il suo aiuto e la sua grazia perché possa giungere alla salvezza.
Per questo ci auguriamo che gli ebrei di oggi corrispondano alla grazia del Signore anche senza averne esplicita conoscenza.
Ti auguro ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
