Quesito

Salve, avrei una domanda da porle:
io e mio marito non riusciamo ad avere figli. I dottori ci consigliano di provare con l’inseminazione artificiale (NON la fivet).
Io dopo aver pregato tanto, fatto penitenze, aver detto un Rosario al giorno per quasi un anno e mezzo, ho ormai perso qualsiasi sentimento di amore verso Dio e di fare peccato proprio non mi interessa. Se riuscissi ad avere un figlio accetterei di morire e andare all’inferno subito dopo averlo messo al mondo.
Il mio problema è: mio marito è molto religioso. Io non gli ho ancora riferito il consiglio dei medici, ma sono sicurissima di riuscire a convincerlo senza problemi a farla.
Ribadendo il fatto che di me non mi importa niente, il cedimento di mio marito sarebbe un peccato grave da parte sua? O la colpa ricadrebbe solo su di me (come spero)?


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. comprendo bene il tuo dolore per la mancanza di maternità.
Saresti disposta a tutto, anche di morire subito, pur di mettere al mondo un figlio.
Il realtà mettere al mondo un figlio ha un valore immenso.
Tuttavia proprio perché si tratta di una persona umana, merita il massimo rispetto. Da parte nostra dobbiamo far di tutto per assicuragli quanto gli è necessario per il suo sviluppo e la sua educazione.
Tra i beni fondamentali di cui un figlio ha bisogno c’è anche quello della presenza del padre e della madre.
Un bambino senza madre, fin dalla sua nascita, potrà crescere bene a motivo della generosa dedizione di altri, ma questi non saranno mai i suoi genitori biologici.
Questo per dire che i nostri desideri, per quanto legittimi e giusti, devono rimanere entro l’ambito della razionalità.

2. Mi dici inoltre che escludi il concepimento in provetta (fivet) e fai bene, perché aggrava ulteriormente e in maniera molto pesante l’atto.
Ma anche l’inseminazione artificiale che si sostituosce all’atto coniugale è illecita.
Scrive la Dignitas Personae (Istruzione della congregazione per la dottrina della fede 8.9.2008):
“Per quanto riguarda la cura dell’infertilità, le nuove tecniche mediche devono rispettare tre beni fondamentali:
a) il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento fino alla morte naturale;
b) l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro (Donum  vitae, II, A, 1);
c) i valori specificamente umani della sessualità, che «esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra gli sposi» (Ib.).
Le tecniche che si presentano come un aiuto alla procreazione «non sono da rifiutare in quanto artificiali. Come tali esse testimoniano le possibilità dell’arte medica, ma si devono valutare sotto il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a realizzare la vocazione divina al dono dell’amore e al dono della vita» (Ib.)” (DP 12).

3. Dopo aver escluso la fecondazione in vitro omologa ed eterologa, la Dignitas Personae dice:
“Sono invece ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità.
L’Istruzione Donum  vitae si esprime così: «Il medico è al servizio delle persone e della procreazione umana: non ha facoltà di disporre né di decidere di esse. L’intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità delle persone, quando mira ad aiutare l’atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto» ((Ib., II, B, 7)”
E, a proposito dell’inseminazione artificiale omologa, dice: «L’inseminazione artificiale omologa all’interno del matrimonio non può essere ammessa, salvo il caso in cui il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell’atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale» (Ib., II, B, 6)” (DP 12).

4. Nel tuo caso devi dunque vedere se si tratta di una tecnica integrativa dell’atto coniugale normalmente compiuto che rimane all’origine della vita umana o se si configura come una tecnica sostituiva.
Nel secondo caso allora non è lecito perché “il figlio è il frutto dell’unione coniugale, alla cui pienezza concorrono le funzioni organiche, e le emozioni sensibili che vi sono connesse, l’amore spirituale e disinteressato che le anima; nell’unità di questo atto devono essere inserite le condizioni biologiche della generazione” (pio xii, Ai partecipanti al II Congresso mondiale della fertilità e della sterilità, 19.5.1956).
Nella medesima linea si espresse anche Giovanni XXIII: “La trasmissione della vita umana è affidata dalla natura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle sapientissime leggi di Dio: leggi inviolabili e immutabili che vanno riconosciute e osservate.
Perciò non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali” (Mater et Magistra, 204).

5. Se si trattasse del secondo caso, tuo marito non potrebbe cooperare e deve rifiutarsi.
Per cui la colpa rimane anche sua.

Mi auguro che dopo tanta preghiera e tanti sacrifici il Signore vi doni quanto di tutto cuore desiderate.
Ma nella tua preghiera, per essere meritoria, devi escludere l’intenzione di ricorrere a vie che dalla Chiesa – nel suo insegnamento della legge di Dio – sono condannate.
Mi unisco volentieri alla vostra preghiera  e vi benedico.
Padre Angelo