Quesito

Caro Padre Angelo,
Proprio stasera sono andato sul sito del vaticanista (…).
Questo vaticanista ha oggi tirato fuori il canone 8 del Concilio niceno I secondo il quale i novaziani dovevano riconciliarsi anche con quei cristiani che erano passati a nuove nozze ancorché il primo coniuge fosse ancora vivo (= cioè si trattata a di divorziati risposati che, dice il noto vaticanista, potevano accedere alla Comunione). Sono trasecolato perché la Bibbia di Gerusalemme ha ben spiegato il passo matteano erroneamente interpretato dagli ortodossi che ammettono la possibilità di seconde nozze quando il primo coniuge e’ ancora vivo ed ancor più il chiaro passo di 1 Corinzi 7,10.
Davvero Nicea I contemplava le seconde nozze per i divorziati risposati oppure il noto vaticanista ha scritto qualcosa di storicamente e canonicamente infondato?
Il mio cordiale saluto
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. il canone ottavo del I concilio di Nicea chiede ai catari di accettare la comunione con coloro che erano passati a nuove nozze (digami).
I digami non erano divorziati risposati, ma persone che erano passate a nuove nozze, in genere perché erano rimaste vedove e si erano risposate o perché il primo matrimonio era stato riconosciuto invalido.
Il testo greco parla di “digamois koinonein”, tradotto in latino con “bigamis se comunicare” e in  italiano con “rimanere in comunione con chi si è sposato due volte”.
Quell’“ancorché il primo coniuge fosse ancora vivo” non c’è nel concilio di Nicea.

2. Nei primi secoli della Chiesa vi erano alcuni che tolleravano a mala pena il passaggio delle persone rimaste vedove a seconde nozze.
Atenagora di Atene (secondo secolo) chiamava queste seconde nozze “decente adulterio”, nonostante che San Paolo avesse esortato le giovani vedove a risposarsi: “Desidero quindi che le più giovani si risposino” (1 Tm 5,14).

3. Il canone 8° del I Concilio di Nicea si rivolge espressamente ai catari, i quali, come si sa, erano rigoristi.
Ai tempi di san Domenico non accettavano neanche le prime nozze.
Figuriamoci se potevano accettare le seconde!

4. Il concilio di Nicea non parla dunque di divorziati risposati.
Capisci bene che se avesse detto questo, non sarebbe stato in linea con quanto ha detto il Signore: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio” (Mc 10,11-12) e non sarebbe stato accettato da Roma.

5. Quella di Cereti, cui si rifà il Vaticanista che mi hai citato, è una forzatura del testo.
La tesi di Cereti è stata subito contraddetta in una recensione della Civiltà Cattolica da Crouzel, patrologo della Compagnia di Gesù, nel quaderno n. 3046  del 21 maggio 1997, pp. 304-305.
Scrive: “Si tratta di un libro scritto con notevole abilità giornalistica e capace di persuadere facilmente della validità della tesi che propugna, cioè che la Chiesa primitiva ha permesso, in modo continuo, le seconde nozze quando seguivano una separazione a causa di adulterio”.
E definisce il tentativo di Cereti un bluff.

Ti ringrazio della segnalazione, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo