Quesito

Caro Padre Angelo,
grazie per le precedenti risposte.
Ho letto di diversi studiosi, cattolici e non, secondo cui i racconti dell’infanzia narrati da Luca e Matteo sarebbero inconciliabili e dunque non storici. Si mettono in dubbio in modi diversi il fatto che Gesù sia nato a Betlemme, oppure le adorazioni dei magi e dei pastori, qualcuno si spinge persino a negare il concepimento verginale. Fermo restando che sicuramente gli evangelisti vollero sottendere anche un messaggio teologico forte nei loro racconti, per quale ragione dovremmo dubitare della nascita a Betlemme solamente perché il Signore crebbe a Nazareth? E perché dovremmo dubitare del fatto che Giuseppe e Maria siano scesi a Betlemme e poi tornati a Nazareth qualche tempo dopo i fatti? Io non vedo inconciliabilità tra la narrazione di Matteo e quella di Luca. Il che non vuol dire che tutto debba essere esatto al millimetro, ma perché dobbiamo presumere di avere più autorità noi nel giudicare cosa sia vero e cosa no rispetto a chi raccolse quelle testimonianze dai testimoni oculari?
La ricorderò nelle mie preghiere, il Signore le dia la pace.
Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco, 
1. nessuno tra i grandi studiosi della Sacra Scrittura, come San Girolamo, il servo di Dio Marie-Joseph Lagrange, G. Ricciotti, hanno trovato inconciliabili le narrazioni della nascita e dell’infanzia di Gesù fatte dagli evangelisti.
Ci vuole poco a capire che le differenze dipendono dal loro orizzonte prospettico.
Matteo ha scritto per i cristiani provenienti dal giudaismo.
Luca ha scritto il Vangelo per i pagani convertiti a Cristo.

2. Ognuno ha scritto ciò che lo Spirito Santo ha loro ispirato per il bene dei destinatari di quel tempo e per il bene dei cristiani di tutti i tempi.
Il fatto che un episodio o una circostanza siano state registrate solo da un evangelista e non da tutti non inficia per nulla la veridicità della narrazione.
Sicché è naturale, ad esempio, che Matteo, scrivendo per cristiani provenienti da giudaismo, insista nel far vedere compiute in Gesù Cristo le profezie dell’Antico Testamento riguardante il Messia. Questa è una sua caratteristica.

3. In genere chi mette i dubbi sull’autenticità degli eventi sono i protestanti e quelli, tra i cattolici, che vanno loro dietro. 
Va tenuto presente che i protestanti hanno un concetto diverso di ispirazione dei libri sacri.
Dicono che l’ispirazione c’è in chi legge più che nel testo in se stesso.
Questo è un grosso errore ed è proprio alla luce di questo errore che ognuno dice quello che vuole.

4. Ma pur negando l’ispirazione oggettiva dei testi sacri e giudicandoli con la logica puramente umana c’è qualche cosa di particolarmente stringente sull’autenticità degli eventi narrati.
Il grande biblista domenicano Marie-Joseph Lagrange fa notare che gli ebrei erano ricorsi a false testimonianze per condannare Gesù ed erano sempre sul chi va là nei confronti dei cristiani nell’affermare qualche cosa che non fosse vero.
Avrebbero colto l’occasione al balzo per rinforzare le loro accuse.

5. Ecco le sue testuali parole: “Predicando dapprima fra gli ebrei che avevano condannato Gesù ricorrendo a false testimonianze pur atteggiandosi a testimoni veridici, i primi banditori del Vangelo non avrebbero proferito falsità senza essere subito contraddetti con appassionata ostilità.
Un uditorio compiacente e sempre disposto ad accogliere storie gradevoli, tanto più se sono meravigliose e se vengono raccontate attorno a un focolare e inframmezzate dalle fantasticherie della sera: tutto ciò non ha conseguenza alcuna.
Ma i discepoli di Gesù ora osavano rimettere in scena un’opera condannata dai capi della nazione quasi attentato alla religione tradizionale. La sola tentazione di apologia, alla quale è a credersi che non avrebbero saputo sottrarsi, sarebbe stata quella di attenuare le circostanze che erano state oggetto particolare di accuse, di rappresentare Gesù come docile dalla legge, deferente verso i dottori, rispettoso nei riguardi del sacerdozio: sono quindi meritevoli di una piena fiducia quando riproducono tali e quali le azioni e le parole che lo hanno fatto condannare.
Fu così che la loro testimonianza venne fin dal primo giorno punito con il carcere, e Luca fu più di una volta testimonia dell’esplosione di odio con cui era stata accolta la predicazione evangelica anche quando non si usava contestare i fatti narrati” (L’Evangelo di Gesù Cristo, p. 2). 

6. Va notato inoltre che, prima di San Luca, altri avevano cercato di scrivere qualche cosa su Gesù e sulla sua predicazione.
San Luca non ha rifiutato nulla di quanto questi testimoni oculari avevano scritto.
Egli stesso nel prologo del suo Vangelo scrive: “Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola” (Lc 1,1-2).
Egli tuttavia si propose “di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto” (Lc 1,3-4).
Tra i primi testimoni oculari c’è indubbiamente San Pietro, di cui segue la sua predicazione, come emerge nella prima parte degli Atti degli Apostoli.
Sappiamo anche che Marco trascrisse nel suo Vangelo la predicazione di Pietro. 
Per questo padre Lagrange scrive: “San Matteo, inteso specialmente a fornire la prova che Gesù era il Messia, non si era dato grande pensiero dell’ordine dei fatti, mentre San Marco seguiva una via che su questo punto parve preferibile e che dà in certo modo soddisfazione a San Luca. 
Dove avrebbe trovato costui, che era soltanto discepolo degli apostoli e che non aveva seguito Gesù, una guida più sicura di questo depositario della catechesi di San Pietro?” (Ib., p. 4).

7. Per trarre solo un esempio tra quelli che hai indicato, gli evangelisti sono concordi nel dire che Gesù nacque a Betlemme
Così Matteo: “Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme” (Mt 2,1).
Anche San Luca senza alcun dubbio indica Betlemme. Scrive infatti: “Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide” (Lc 2,4). 
Troviamo questa località anche sulla bocca dei pastori perché si legge che “appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme»” (Lc 2,15).

Con l’augurio di un Santo Natale e di un felice anno nuovo, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo