Vorrei porle una domanda sui miracoli

Quesito

Caro Padre Angelo,
vorrei porle una domanda sui miracoli.
Per definizione, essi sono dei segni per avvicinarci a Dio.
In pratica, servono per indurre la conversione, in un certo senso modificare la vita di una o più persone.
Dal punto di vista di Dio, possiamo dire che Lui sapeva già quali miracoli fare e in quale momento per suscitare una certa reazione.
Ecco, la mia domanda è: non poteva Dio creare un mondo dove i miracoli non erano necessari per “dirigere” alcune nostre azioni? Fare un miracolo non è un po’ come “aggiustare” un progetto perché noi non lo seguiamo?
Insomma, non poteva Dio creare un mondo dove noi uomini non necessitassimo di segni per compiere il progetto divino? Se non erro Cartesio riteneva i miracoli “superflui” nel suo sistema filosofico, e che bisogna credere loro solo per fede, ma ciò non mi ha convinto del tutto.
Saluti,
Riccardo


Risposta del sacerdote

Caro Riccardo,
1. mi dici che i miracoli per definizione sono segni.
È vero, sono dei segni. Ma non basta dire che sono segni perché tutte le realtà di questo mondo sono un segno delle perfezioni divine.
San Tommaso dice che “le creature visibili significano qualcosa di sacro, cioè la sapienza e la bontà divina” (Somma teologica, III, 62, 2, ad 1).
Prima di lui S. Agostino, proprio riflettendo sul fatto che le creature sono un segno di Dio, aveva detto: “E cielo e terra e tutte le creature in essi d’ogni parte mi dicono di amarti e non cessano di dirlo a tutti affinché “siano senza scusa” (Rm 1,20)” (Confessioni, X,6,8).

2. Per definire il miracolo bisogna andare più avanti.
San Tommaso dice che “miracolo è ciò che è compiuto da Dio fuori dell’ordine di tutta la natura creata” (Somma teologica, I, 110, 4).
Perché si possa parlare di miracolo i teologi dicono che si richiedono diverse condizioni:
primo, l’intervento di Dio come causa principale, che può servirsi anche di chiunque come causa strumentale;
secondo, che accada nel mondo materiale;
terzo, che sia superiore alla forza della natura;
quarto, che sia fuori o sopra, ma non contro l’ordine naturale, perché «il miracolo non è una violazione delle leggi della natura, ma un fatto eccezionale determinato da una speciale virtù divina, che interviene nelle cose create producendo un effetto superiore alla loro naturale potenza».

3. I miracoli sono catalogati da San Paolo all’interno dei carismi i quali, in senso stretto, sono dati per l’utilità comune in vista della salvezza (1 Cor 12,7).

4. Per i carismi sono grazie gratis datae e si distinguono dalla grazia santificante
Con la sua solita chiarezza San Tommaso afferma: “Vi sono due tipi di grazia.
C’è infatti una grazia che ricongiunge l’uomo direttamente a Dio: ed è la grazia santificante (detta anche gratum faciens).
C’è poi un’altra grazia, mediante la quale un uomo aiuta l’altro a tornare a Dio. E questo dono viene chiamato grazia gratis data, poiché si tratta di una facoltà superiore alla natura e ai meriti personali: non venendo però concessa per la santificazione di chi la riceve, ma affinché uno cooperi alla santificazione altrui, non viene chiamata grazia santificante. E di essa così parla l’Apostolo quando dice “a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune”, cioè per l’utilità degli altri” (1 Cor 12, 7).

4. Dio compie miracoli per due motivi.
primo, allo scopo di dare segni certi e inequivocabili sulla santità di vita di una determinata persona;
secondo, per garantire l’ortodossia della dottrina predicata.
Sono dati dunque in ordine alla fede da suscitare o da confermare.

5. Mi dici che Cartesio li riteneva superflui nel suo sistema filosofico.
Mi pare che non vi sia nulla da eccepire.
Infatti il filosofo francese aveva l’obiettivo di esprimere idee chiare e distinte.
Per mostrare la congruenza di un determinato ragionamento non è necessario il miracolo: è sufficiente la sua logica interna. Come non è necessario il miracolo per confermare che due più due fanno quattro.

6. Il miracolo invece viene compiuto in ordine ad un bene di ordine soprannaturale, quale l’adesione alla fede.
È il segno esterno della garanzia divina sulla verità della dottrina o sulla santità di vita.
In ordine a questo motivo sommamente conveniente.

7. San Tommaso dice che l’Incarnazione di Dio è il miracolo dei miracoli, il miracolo al quale tutti gli altri sono ordinati (Terzo libro delle Sentenze, d. 3, q, 2, 2, c.) e che nella vita di Cristo i miracoli furono convenientissimi per mostrare la grazia dell’unione e la sua soprannaturale dottrina (Somma teologica, III, 43, 1).
I miracoli sono segni con i quali Dio accompagna la nostra adesione a Lui e mostrano la sua attenzione premurosa e misericordiosa nei nostri confronti.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo