Gentile Padre Angelo,
leggendo Gv 11, al versetto 24 Marta risponde a Gesù, riguardo la morte di suo fratello, che egli risorgerà nell’ultimo giorno.
Volevo chiederLe il pensiero del popolo di Israele riguardo la risurrezione finale, prima della morte e risurrezione di Gesù stesso.
ChiedendoLe un ricordo nella preghiera, La saluto cordialmente.
Elisabetta.


Cara Elisabetta,
1. il pensiero del popolo d’Israele sulla risurrezione futura si è evoluto nel corso del tempo.
Nell’antica concezione ebraica l’anima s’identificava con il respiro dell’uomo.
Sotto quest’aspetto è ben diversa dalla concezione greca per la quale al momento della morte l’anima si separava dal corpo e sussisteva immortale.
Se l’anima invece s’identifica invece con il respiro, cessando questo, cessa anche l’anima.

2. Tuttavia gli antichi ebrei hanno sempre creduto ad una certa sopravvivenza, come del resto si è sempre creduto in tutte le religioni come ha sottolineato suo tempo J. Danielou.
Al momento della morte, l’anima e cioè il respiro cessava.
Ma mentre il corpo del defunto scendeva nel sepolcro, nello stesso tempo l’ombra del defunto andava nello Sheol (gli inferi, il luogo dove abitano i morti).

3. L’ombra però non è la persona. Ed è per questo che negli antichi Salmi si legge: “Compi forse prodigi per i morti? O si alzano le ombre a darti lode?” (Sal 88,11).
E: “Non i morti lodano il Signore né quelli che scendono nel silenzio, ma noi i viventi benediciamo il Signore da ora e per sempre” (Sal 114,17-18).

4. Gli antichi ebrei erano certi della distinzione tra sepolcro e Sheol.
Il corpo di una persona poteva anche essere andato del tutto distrutto, ma l’ombra rimaneva nello Sheol.
Così emerge ad esempio nel racconto della Genesi quando viene detto a Giacobbe che suo figlio Giuseppe è stato divorato dalle bestie.
Divorato, dunque, mangiato. Il suo corpo non era stato sepolto da nessuna parte. Era andato distrutto.
Si cercò di consolare Giacobbe, ma “egli non volle essere consolato” e  diceva: “No, io scenderò in lutto da mio figlio negli inferi” (Gn 37,35).

5. Lo Sheol era il domicilio comune dei morti, senza alcuna distinzione tra giusti e ingiusti.
La loro sorte era identica. Era assente del tutto il concetto di rimunerazione per i buoni e per i cattivi.
Tuttavia nel loro stato di sonno perdurava una certa coscienza di sé, per cui eccezionalmente potevano essere risvegliati, come pensò ad esempio Saul quando andò dalla pitonessa di Endor per consultare l’ombra Samuele sull’esito della battaglia che stava per fare (1 Sam 28,8-19).

6. In quel periodo non si pensava affatto che le ombre potessero risorgere. Questa loro condizione rimaneva per sempre.

7. Secoli dopo, con i profeti e in particolare con Isaia compare per la prima volta che lo Sheol non è uguale per tutti.
È ancora assente il concetto di risurrezione, ma a differenza di altri alcuni erano precipitati nell’abisso dello Sheol. Così vien detto del re di Babilonia: “E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso!” (Is 14,15).
Così lo Sheol venne rappresentato con strati diversi.
In tal modo, pur essendo tutti nello Sheol, gli ingiusti non erano trattati come gli ingiusti.

8. Successivamente ancora, dopo l’esilio in Babilonia, in alcuni Salmi comincia ad apparire il tema della risurrezione, come ad esempio nel Salmo 49: “Certo, Dio riscatterà la mia vita, mi strapperà dalla mano degli inferi” (Sal 49,16).
Qui la “vita” non era intesa solo come il respiro, ma come l’anima. In qualche modo come l’intendevano i greci.
Così ad esempio nel Salmo 16: “Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.
Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra” (Sal 16,9-11).

9. Si comincia a pensare dunque che le anime dei giusti vengano liberate dallo Sheol e anche premiate, come si legge nel libro della Sapienza: “Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà” (Sap 3,1).
Poco prima l’autore del libro aveva scritto che gli empi “non conoscono i segreti di Dio; non sperano salario per la santitàcredono alla ricompensa delle anime pure.
Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura” (Sap 2,22-23).

10. Nel libro di Daniele si parla chiaramente di risveglio, e cioè di una realtà assimilabile alla risurrezione: “Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro.
Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna.
I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre” (Dal 12,1-4).

  1. Nel secondo libro dei Maccabei il concetto di risurrezione è chiaro: “Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo” (2 Mac 7,11).

12. Ai tempi di Gesù gli ebrei erano divisi su questo tema.
I Sadducei, che ritenevano come ispirati solo i primi 5 libri della Scrittura (il Pentateuco, chiamato anche Legge), continuavano a pensare solo alla sopravvivenza dell’ombra.
I farisei invece credevano nella risurrezione. Ma il loro concetto di risurrezione era ancora molto materiale.
Per questo i primi prendevano in giro i farisei chiedendo loro di chi sarebbe stato marito nella vita futura un uomo che nella vita presente avesse avuto sette mogli.

13. Gesù a questo risponderà dicendo ai Sadducei: “Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture né la potenza di Dio.
Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo.
Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi»” (Mt 22,29-32).

Ecco dunque la risposta a quanto mi hai chiesto.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo