Tre quesiti di morale sociale

Quesito

Volevo sapere per curiosità alcune cose riguardanti la morale, in particolare il peccato. Farò degli esempi per assurdo.
Perchè ci sia peccato deve esserci sempre la volontà? Facciamo degli esempi.
Mettiamo il caso di un genitore che lavori e mettiamo il caso che i figli si ammalino. Lui, non avendo nessuno che li guarda, è costretto a mettersi in mutua anche se non ammalato. In questo caso il genitore commette ugualmente un peccato mortale, veniale, oppure essendo costretto non c’è il peccato?
Oppure mettiamo il caso di uno che non trova lavoro, nessuno lo aiuta e lui per mantenersi e per mantenere la famiglia è costretto a rubare. Anche in questo caso si tratta di un peccato?
Oppure mettiamo che il capo ti obblighi a fare un lavoretto poco pulito (entro certi limiti naturalmente) altrimenti perdi il lavoro. Anche in questo caso di costrizione si tratta o no di peccato?
Come sempre grazie per la disponibilità e per il vostro sito che aiuta a fare luce su molti problemi.
Luca


Risposta del sacerdote

Caro Luca,
per i tuoi diversi quesiti vi è un’unica risposta: agire sempre con rettitudine.
Don Bosco, in termini molto semplici, diceva ai suoi ragazzi: “Cercate di non commettere peccati e quel Dio che provvede agli uccelli del cielo provvederà anche alle vostre necessità”.
Gesù: “Cercate il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in sopraggiunta” (Mt 6,33).
Fatte queste premesse, veniamo in concreto alle domande che hai posto.

Per la prima domanda: La legge già tutela un genitore che abbia i figli ammalati. Pertanto bisogna attenersi a quanto dicono le leggi.

Per la seconda domanda: la morale insegna che solo in caso di estrema necessità, e cioè quando uno sta correndo un serio pericolo di vita, è lecito appropriarsi di quanto capita sottomano. Perché in questo caso il principio della destinazione universale dei beni prevale sul diritto di proprietà privata.
In tutti gli altri casi, impossessarsi delle cose altrui è furto, e in quanto tale è peccato.
Concretamente mi domando se dalle nostre parti esistano situazioni in cui lo stato e la chiesa lascino che la gente muoia di fame. Vi sono assistenze di ogni genere: nel cibo, nel vestito, nell’avere casa, nel pagamento delle bollette…
Sono un sacerdote anch’io e situazioni penose ne ho viste e tuttora ne vedo. Ma mai al punto che uno sia costretto a rubare.
Ecco il pensiero di San Tommaso d’Aquino: alla domanda “se sia lecito rubare per necessità” risponde:
“Le disposizioni del diritto umano non possono mai derogare al diritto naturale, o alla legge di Dio.
Ora secondo l’ordine naturale, determinato dalla provvidenza divina, gli esseri inferiori sono destinati a sovvenire alle necessità degli uomini. Perciò la spartizione e il possesso delle cose, che deriva dal diritto umano, non può togliere l’obbligo di provvedere con esse alle necessità dell’uomo. Quindi le cose che uno ha in sovrappiù, per diritto naturale devono servire al sostentamento dei poveri. Per cui S. Ambrogio, in un testo citato dalle Decretali di Gregorio IX (5,18, 2, ob.3) afferma: «Il pane che tu hai messo da parte è degli affamati; le vesti che hai i riposto sono degli ignudi; il danaro che nascondi sotto terra è il riscatto dei miseraabili».
Siccome però sono molte le persone in necessità, e non è possibile soccorrere tutti con una medesima fortuna personale, è lasciata all’arbitrio di ognuno l’amministrazione dei propri beni, per soccorrere con essi chi è in necessità.
Se però la necessità è così urgente ed evidente da esigere il soccorso immediato con le cose che si hanno a portata di mano, come quando una persona versa in un pericolo tale da non poter essere soccorsa diversamente, allora uno può soddisfare il suo bisogno con la manomissione, sia aperta che occulta, della roba altrui. E ciò non ha propriamente natura di furto o di rapina”.

Per la terza domanda: non si può mai fare il male per uno scopo buono. Pertanto se uno viene costretto a compiere quanto è offensivo di Dio e dannoso al prossimo, deve piuttosto accettare di perdere il lavoro. E il Signore, che un tempo benedì le levatrici che non uccisero i maschi degli ebrei, non mancherà di benedire chi ha preferito essergli fedele piuttosto che compiere il male.
Il caso che tu mi sottoponi è un caso di cooperazione esplicita al male. Questo non è mai lecito.
È lecita solo la cooperazione materiale: un esempio di cooperazione materiale è quello dell’infermiera dell’ospedale che porta da mangiare a tutti, anche alle donne che sono ricoverate in attesa di aborto. Lei non porta da magiare al fine di cooperare all’aborto, ma solo per compiere un’azione doverosa e buona.
Se uno poi ha dei dubbi di coscienza sulla qualità della sua cooperazione, è bene che si rivolga al confessore e gli chieda se la sua si configura come una cooperazione solo materiale o se sia anche una cooperazione esplicita, che i teologi chiamano formale.

Ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo