Quesito

Caro Padre Angelo,
Non so quanto sia grave e voglio che tu mi dia una risposta.
Da sempre, da quando, ovvero, ho raggiunto la maturità sessuale, nella mia testa ho un chiodo fisso: la eiaculazione nel sonno a seguito di sogni costituisce un peccato e se si quanto è grave?
Poi, quando cerco un rapporto con mia moglie e questa si rifiuta io rimango sempre molto contrariato; ma non dice San Paolo nelle lettere che la donna deve essere sottomessa al marito?
Non ti nascondo che spesso a seguito del rifiuto il quale, a volte, perdura per diverse settimane, ricorro a pratiche onanistiche. Infine, posso stare tranquillo se, a nome della fede cattolica, in varie occasioni ho usato violenza verbale nei confronti dei testimoni di geova che bussano alla mia porta?
Ti ringrazio per le risposte.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. la eiaculazione nel sonno è un fatto che risponde a necessità fisiologiche.
Talvolta è accompagnata da sogni turpi. Ma ciò che avviene nel sogno non è soggetto a piena avvertenza della mente e tanto meno a deliberato consenso della volontà. Pertanto non vi è alcun peccato.
Tuttavia certi sogni potrebbero essere stati stimolati da peccati precedenti (spettacoli, letture…). E allora potrebbero avere qualche incidenza morale nel senso che lasciano nella nostra mente un certo inquinamento.

2. San Paolo, prima di dire che la donna deve stare sottomessa al marito (Ef 5,22), afferma: “State sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo” (Ef 5,21), C’è dunque una sottomissione vicendevole. Anche il marito deve stare sottomesso alla moglie.
Ciò significa che tutto all’interno del matrimonio deve venire fuori dal dialogo.
I due ormai sono una carne sola.

3. Tua moglie potrebbe dire: “amare è la stessa cosa che volere il bene della persona amata. E se la persona amata in quel momento non vuole quel bene, anzi le procura fastidio, è logico che si debba rinunziare”.
C’è indubbiamente del vero in un simile ragionamento.
Tuttavia vi sono altri aspetti che vanno pur considerati.

4. Col matrimonio i due coniugi contraggono uno ius in corpus, un diritto sul corpo dell’altro. Per questo in teologia morale si è sempre insegnato che se una parte chiede ragionevolmente (rationabiliter) il rapporto coniugale, l’altra deve prestarsi. Per questo si parla di debito coniugale.
Sicché un coniuge potrebbe commettere un’ingiustizia (e pertanto un peccato) se non restituisce il debito coniugale.

5. Come avrai notato, ho sottolineato l’avverbio ragionevolmente (rationabiliter). Perché se l’atto non viene cominciato secondo il progetto di Dio oppure si presume che non sarà compiuto secondo il medesimo progetto (facendo contraccezione o interrompendo l’atto), non viene chiesto ragionevolmente.
Allo stesso modo non viene chiesto ragionevolmente se non si rispetta il coniuge nelle sue esigenze di salute, di stanchezza, di tristezza…, quando viene chiesto troppo spesso o nei momenti più strani, quando il partner in quel momento non gode dell’uso di ragione, quando il partner ha compiuto un adulterio e non è ancora stato perdonato, quando c’è pericolo di contagio (aids e altre malattie infettive), quando l’eventuale prole corre il rischio di nascere malformata, quando…
Mi scuserai per l’esemplificazione che potrebbe continuare, ma è bene essere chiari per tutti i nostri visitatori.

6. Tu mi dici che il rifiuto perdura talvolta per diverse settimane.
Se a te pare di fare tutto ragionevolmente secondo quanto ho appena spiegato, tua moglie potrebbe non essere esente da colpa se continua a rifiutarsi.
Tua moglie ha il dovere di mostrarti interessamento anche attraverso le intimità coniugali.
Lo stesso discorso varrebbe per te se trascurassi irragionevolmente le intimità coniugali per tua moglie e lei ne fosse dispiaciuta.
Come vedi non c’è solo il problema del rimedio della concupiscenza, che ha pure il suo peso. C’è ben di più.

7. Non è invece giustificato il tuo ricorso a pratiche surrogatorie, che in gergo psicologico oggi – sebbene impropriamente – vengono chiamate onanistiche.
La responsabilità di queste pratiche certamente è tua, e non ne puoi essere scusato, ma il Signore potrebbe addebitarla in parte anche a tua moglie, se non compie il suo dovere coniugale.

8. Circa l’ultima domanda.
Potrei dire che l’insistenza dei testimoni di geova nel bussare alla tua porta è una forma di violenza, perché non rispettano la tua fede.
Pensa se noi andassimo a bussare continuamente alle porte dei musulmani per farli diventare cristiani. Oltre che importuni, mancheremmo di rispetto per la loro fede.
I testimoni di geova non temono di fare tutto questo.
Se per violenza verbale intendi insulti, parole volgari, minacce, ecc… dovrei dire che questo non va bene.
Se invece con fermezza tu dici loro che per favore non vengano più a importunare e che imparino a rispettare i convincimenti altrui, fai solo il tuo dovere: quello di difendere la tua pace e quello di insegnare loro il rispetto per le persone evitando di essere noiosi e insistenti.

Ti ringrazio per tutti i quesiti che mi hai posto.
Ti seguo con al preghiera e ti benedico.
Padre Angelo