Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo D., ho … anni, sono sposata e ho due figli. Volevo chiedere dei chiarimenti in merito a una questione.
Dalla nascita (tengo a sottolineare che è dalla nascita in quanto a volte subisco umiliazioni e mi fanno sentire in colpa per questa malattia) sono portatrice di Epatite e da due anni ho contratto la malattia, che come tutti sanno è trasmissibile sessualmente.
Abbiamo scelto di avere dei figli consapevoli del fatto che avremmo generato dei figli sani e non malati, in quanto i figli di madri portatrici di tale malattia vengono vaccinati immediatamente alla nascita in modo da evitare il contagio. Per quanto riguarda invece mio marito la questione è leggermente diversa. Anch’esso è vaccinato, ma nei momenti in cui la rigenerazione del virus è alta e lui dovesse avere gli anticorpi non eccessivamente alti potrebbe contrarre la malattia, anche se questa possibilità e’ rarissima. In ogni caso gli specialisti consigliano l’uso di contraccettivi che tutelino mio marito dalla trasmissione del virus e rendere questa possibilità ancora più rara.
Ad oggi inoltre sono in attesa di effettuare una cura per poter guarire in modo definitivo… anche se le possibilità di guarigione sono solo del 5 %. Il medico mi ha consigliato "di fare qualsiasi cosa" per evitare in questo momento una eventuale gravidanza.
DOMANDE
1) A causa della consapevolezza della mia malattia ho sempre fatto uso di contraccettivi (profilattici ovviamente!) senza mai pensare che la cosa fosse sbagliata o che fosse peccato e per questo non ho mai confessato la cosa. Dovrei forse?
2) Per accostarmi alla comunione dovrei confessarmi prima?
3) Avrei forse dovuto sposarmi e astenermi dall’avere dei rapporti sessuali (come ho letto in altre vostre risposte riguardanti però l’HIV)?
4) Se sì alla risposta precedente, sentire di non avere rispettato il fine del matrimonio che comunque è anche quello procreativo, dal momento che io ero sicura di mettere al mondo dei figli sani e con l’uso del profilattico la possibilità di contagio per mio marito diventano pressoché nulle. Perchè avrei dovuto togliermi questa possibilità??
5) In questo momento sto scegliendo a maggior ragione di non avere altri figli (non sarebbe desiderato) per essere pronta per questa cura. L’uso di contraccettivi, mi dica se sbaglio, la chiesa la vede come una chiusura alla vita e quindi come peccato. Ma io non mi sento assolutamente chiusa alla vita, in quanto, nonostante mi hanno vivamente sconsigliato una eventuale gravidanza,  non sceglierei né la via della chiusura delle tube, né tanto meno sceglierei ovviamente la via dell’aborto se dovessi inciampare in una gravidanza. Accoglierei certamente questa nuova vita. Ho chiesto al curato del mio paese se questo  atteggiamento fosse profondo egoismo da parte mia ed in risposta mi ha detto che la contraccezione non è peccato se esistono degli impedimenti reali per avere un figlio, ma dall’altro canto non mi ha detto che avrei dovuto astenermi. Insomma tutto dipende da me  e se prendo una scusa non veritiera inganno solo me stessa. Su questa ultima affermazione posso anche essere d’accordo anche se la prima parte della risposta, mi sembra in netta contraddizione con quello che scrivete voi. Magari ho frainteso sia voi, sia il mio curato. Cosa ne pensa?
In attesa di una vostra gentile risposta auguro buona giornata.


Risposta del sacerdote

Cara D.,

1. I medici possono dire tante cose, ma le loro indicazioni, se sono contrarie alla legge di Dio, non vanno ascoltate.
Se c’è una cosa in assoluto che bisogna sempre fare è quella di concordare la nostra volontà con quella di Dio.
E nel nostro caso la volontà di Dio è quella indicata dal magistero della Chiesa la quale afferma che in forza della legge naturale “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” Paolo VI, Humanae vitae, 11) e che “è altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli” (HV 14).
Nel Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) si legge che “la Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).

2. Il tuo curato avrebbe detto che la contraccezione non è peccato se esistono degli impedimenti reali per avere un figlio.
Ebbene, questa risposta non è corretta.
Il motivo è questo: ciò che è male, anche se viene compiuto per un motivo sacrosanto, non diventa mai un bene, non diventa mai una cosa lecita, ma rimane sempre un male.
Il confessore cercherà di capire: darà l’assoluzione anche se sa che i coniugi torneranno di nuovo a sbagliare. Ma non può dire: nel vostro caso non è peccato.
È come se uno dicesse: bestemmiare è male, però nel tuo caso sei dispensato, puoi bestemmiare.
Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis splendor ha affermato che “di fronte alle norme morali che proibiscono il male intrinseco non ci sono privilegi né eccezioni per nessuno. Essere il padrone del mondo o l’ultimo «miserabile» sulla faccia della terra non fa alcuna differenza: davanti alle esigenze morali siamo tutti assolutamente uguali” (VS 96).
E sul nostro argomento ha insegnato che “nell’atto coniugale non è lecito separare artificialmente il significato unitivo dal significato procreativo perché l’uno e l’altro appartengono alla verità intima dell’atto coniugale: l’uno si attua insieme all’altro e in certo senso l’uno attraverso l’altro. Quindi l’atto coniugale privo della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa di essere atto di amore” (22.8.1984).
E ancora: nella contraccezione “gli sposi si attribuiscono un potere che appartiene solo a Dio: il potere di decidere in ultima istanza la venuta all’esistenza di una persona umana. Si attribuiscono la qualifica di essere non i co-operatori del potere creativo di Dio, ma i depositari ultimi della sorgente della vita umana. In questa prospettiva la contraccezione è da giudicare oggettivamente così profondamente illecita da non potere mai, per nessuna ragione, essere giustificata. Pensare o dire il contrario, equivale a ritenere che nella vita umana si possano dare situazioni nelle quali sia lecito non riconoscere Dio come Dio” (17.9.1983).
Queste espressioni, come vedi, sono forti.
Io non mi sentirei mai di contraddirle.

3. L’aspetto procreativo non va rispettato solo nella globalità del matrimonio, ma anche nell’esercizio dei singoli atti.
Paolo VI, nell’enciclica Humanae vitae ha detto che “non è lecito, neppure per ragioni gravissime… fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali. È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto, possa essere coonestato dall’insieme di una vita coniugale feconda” (HV 14).

4. Mi parli del rischio di contagiare il marito.
Intanto hai due figli e tuo marito non è stato contagiato.
Inoltre il virus, come sai, può passare anche attraverso la porosità del profilattico. E allora come perché non si solleva il problema sulla sua accettabilità anche solo sotto il profilo puramente biologico?
Ma c’è un problema di fondo che non va sottaciuto. La contraccezione non educa ad un amore casto (a scanso di equivoci: per amore casto non intendo l’amore senza rapporti coniugali, ma quello che si esprime secondo la legge di Dio, che conosce anche il ricorso ai ritmi infecondi).
In realtà l’esercizio continuato della contraccezione non si favorisce nella propria vita la crescita di quelle virtù che sono indispensabili per mantenersi in un rapporto corretto verso se stessi, verso Dio e verso gli altri.
Senti che cosa dice Paolo VI in un passo molto bello dell’enciclica Humanae vitae: “Una retta e onesta pratica di regolazione della natalità richiede anzitutto dagli sposi che acquistino e posseggano solide convinzioni circa i veri valori della vita e della famiglia, e che tendano ad acquistare una perfetta padronanza di sé.
Il dominio dell’istinto, mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente una ascesi, affinché le manifestazioni affettive della vita coniugale siano secondo il retto ordine e in particolare per l’osservanza della continenza periodica.
Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi al nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano.
Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali:
essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e di pace
e agevola la soluzione degli altri problemi;
favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge,
aiuta gli sposi a bandire l’egoismo, nemico del vero amore,
e approfondisce il loro senso di responsabilità nel compimento dei loro doveri.
I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l’educazione dei figli; la fanciullezza e la gioventù crescono nella giusta stima dei valori umani e nello sviluppo sereno ed armonico delle loro facoltà spirituali e sensibili” (HV 21).

5. Se adesso vuoi iniziare una terapia più forte contro l’epatite, conviene che per un periodo vi asteniate dagli atti coniugali.
All’interno di ogni matrimonio vi sono periodi più o meno lunghi in cui si richiede l’astinenza coniugale. Nessuno può dire: allora in questo caso è lecita la contraccezione oppure è lecito soddisfarsi diversamente!

6. Che dire allora in conclusione?
Anche nella tua situazione fidati della legge del Signore, il quale non comanda mai ciò che è nocivo, ma solo ciò che giova al nostro vero bene.
E se capitasse di fare contraccezione, ricorri alla confessione. È importante chiamare ogni cosa col proprio nome e non andare davanti a Dio con una coscienza manipolata.
È importante riconoscere che in un settore delicato e decisivo della propria vita, anche per motivi indipendenti dalla propria volontà, non si è in perfetta sintonia con la volontà del Signore.
Io non mi sentirei, nella tua situazione, di fare la Santa Comunione senza essere confessato. È come se tu dicessi al Signore: io sono in comunione con te, con tutta la tua volontà. Ma questo non sarebbe corrispondente al vero.
Rimangono sempre confortanti le parole che il papa Paolo VI rivolge agli sposi che per qualunque motivo si trovano discordanti dalla volontà del Signore in questo ambito: “E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita con abbondanza nel sacramento della penitenza” (HV 25).

7. Ecco, cara D., la mia risposta.
Non ti ho detto: fai come vuoi; oppure: fai come ti ha suggerito il tuo curato.
Sono certo che non avrei dissipato in te ogni perplessità.
La strada che ti ho proposto è più faticosa, ma è la più vera, la più consolante (anche per la confessione e la Comunione), la più meritoria e la più benedetta dal Signore.

Intanto anch’io benedico te, tuo marito e i tuoi due bambini.
E per tutti voi assicuro la mia preghiera.
Padre Angelo