Sulla necessità parlare chiaro senza girarci intorno, rispondere in maniera documentata e con sensibilità cattolica, senza stramberie

////Sulla necessità parlare chiaro senza girarci intorno, rispondere in maniera documentata e con sensibilità cattolica, senza stramberie

Sulla necessità parlare chiaro senza girarci intorno, rispondere in maniera documentata e con sensibilità cattolica, senza stramberie

Buonasera padre Angelo,
conosco da tanto tempo il sito “Un sacerdote risponde” e l’ho segnalato ad amici e amiche.
Oggi ho visto che c’era il nome del sacerdote che risponde e ho deciso di scriverle due righe per farle i complimenti.
E’ un ottimo servizio: parla chiaro senza girarci intorno, risponde in maniera documentata e con sensibilità cattolica, senza stramberie.
La ringrazio, cordiali saluti
Paolo


Caro Paolo,
1. ho voluto pubblicare queste tue righe di apprezzamento non per auto lodarmi perché non ve n’è proprio il caso, ma esclusivamente per sottolineare la necessità di quanto tu rilevi: di “parlare chiaro senza girarci intorno, rispondere in maniera documentata e con sensibilità cattolica, senza stramberie”.

2. Queste tue osservazioni mi offrono l’occasione di ricordare a tutti due fonti preziosissime del sapere cristiano.
La prima è costituita dal “deposito” della Divina Rivelazione, che sussiste nella Sacra Scrittura e nella Sacra Tradizione così come ci viene trasmesso dal Magistero della Chiesa.
Ad ogni cristiano, e molto più ad un sacerdote, sono rivolte le parole che San Paolo rivolge a Timoteo: “O Timòteo, custodisci il deposito; evita le chiacchiere profane e le obiezioni della cosiddetta scienza” (1 Tm 6,20) e “Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi” (2 Tm 1,14).

3. A questo proposito mi piace riportare quanto dice un santo padre del quinto secolo, Vincenzo di Lerins, sul Deposito:
“Che cosa è il deposito?
Ciò che ti è stato consegnato, non ciò che da te è stato inventato; ciò che hai ricevuto, non ciò che hai escogitato; realtà, non frutto di ingegno personale; non di proprietà privata, ma di pubblica tradizione; realtà a te consegnata, non da te detta, della quale non sei l’autore, ma il custode; non istitutore, ma seguace; non realtà che guidi, ma che segui.
L’apostolo ha detto custodisci il deposito.
Conserva inviolato e illibato il talento della fede.
Ciò che ti è stato consegnato, questo con te rimanga, ciò da te sia trasmesso.
Oro hai ricevuto, oro trasmetti” (VINCENZO DI LERINS, Commonitorio, cap. 17).

4. Ebbene, sono attuali per ogni tempo altre parole che San Paolo rivolge a Timoteo e che vengono lette nella seconda lettura della Messa per la festa di san Domenico:
“Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole.
Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero” (2 Tm 4,3-5).
Ecco dunque la prima norma: la fedeltà alla Divina Rivelazione, custodendo il deposito e tirandovi fuori tutto ciò che vi è custodito.

5. La seconda fonte è data dal pensiero di san Tommaso, il quale ha abbordato ogni problema “parlando chiaro senza girarci intorno, rispondendo in maniera documentata e con sensibilità cattolica, senza stramberie”.
A proposito di San Tommaso che viene espressamente raccomandato per ben due volte negli Atti del Concilio Vaticano II (è il primo Concilio della storia della Chiesa che presenta il pensiero di un dottore come pensiero universale) mi piace portare alla conoscenza dei nostri visitatori quanto disse Pio XI nell’enciclica Studiorum ducem in occasione del sesto centenario della canonizzazione del nostro Santo.
“I nostri Predecessori la esaltarono sempre con unanimi lodi.
Alessandro IV non dubitò di scrivere a lui vivente: «Al diletto figlio Tommaso d’Aquino, uomo eccellente per nobiltà di natali e onestà di costumi, che per grazia di Dio si acquistò un vero tesoro di coscienza e dottrina».
E dopo la sua morte Giovanni XXII sembrò voler canonizzare ad un tempo le sue virtù e la sua dottrina, mentre parlando ai Cardinali in Concistoro pronunciò quella memorabile sentenza: «Egli illuminò la Chiesa di Dio più di qualunque altro Dottore;
e ricava maggior profitto chi studia per un anno solo nei libri di lui, che chi segua per tutto il corso della sua vita gl’insegnamenti degli altri»”.

6. Pio XI poi ricorda quanto Pio X nel Motu proprio «Angelici doctoris» dice di san Tommaso: «Dopo la morte beata del Santo Dottore, non fu tenuto nella Chiesa alcun Concilio ove egli non sia stato presente con la sua preziosa dottrina». (…).
E Noi, mentre facciamo eco a questo coro di lodi date a quel sublime ingegno, approviamo che egli non solo sia chiamato Angelico, ma altresì che gli sia dato il nome di Dottore Universale, mentre la Chiesa ha fatto sua la dottrina di lui, come da moltissimi documenti viene attestato”.

7. Piace anche ricordare quanto disse Papa Innocenzo VI, del quattordicesimo secolo e pertanto a poco tempo dalla morte di san Tommaso: “La dottrina di questo dottore ha fra tutte le altre, eccettuata la canonica (vale a dire il Magistero della Chiesa, n.d.r.), verità di sentenze cosicché nessuno che l’abbia ritenuta abbia mai deviato dalla via della verità e chi l’abbia impugnata sia stato sempre sospetto di errore”.

Credo che stiano qui i segreti del “parlare chiaro senza girarci intorno, rispondere in maniera documentata e con sensibilità cattolica, senza stramberie”.
È quanto di cui tutti hanno bisogno.
Ti ringrazio di avermi offerto l’occasione per ricordarlo.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo