Quesito

caro Padre Angelo,
sono un ragazzo che prega ogni giorno,
mi reco a volte in chiesa per pregare quando c’è silenzio e c’è poca gente perché sento in me una pace, ma non mi confesso mai davanti ad un sacerdote sia perché non commetto peccati tranne mi capita di commettere atti impuri qualche volta anche se ultimamente raramente, sia Xké davanti ad un sacerdote devo raccontare solo un peccato? posso dirlo direttamente a Dio e pregare?
grazie Padre Angelo


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. sono contento che tu preghi ogni giorno.
Sono certo che la preghiera per te sta diventando come il tuo respiro. Non ne puoi fare a meno.
Si sta bene quando si prega.
Se il pesce sta bene quando è nell’acqua, così anche noi stiamo bene quando stiamo in Dio.

2. Sono contento anche che di quando in quando ti rechi in Chiesa e nel silenzio ti raccogli in preghiera. Dici che in quel momento senti pace in te.
Anche questo è vero.
Giovanni Paolo II diceva che quando noi visitiamo il Signore nel Sacramento durante la giornata è come se ripetessimo il gesto dell’apostolo san Giovanni quando nell’ultima cena posò la sua testa sul petto del Signore.
Ecco le sue testuali parole: “È bello intrattenersi con Lui e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto (cfr Gv 13,25), essere toccati dall’amore infinito del suo cuore.
Se il cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per l’«arte della preghiera», come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento? Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno!” (Ecclesia de Eucaristia, 25). 
Come vedi, questa è stata l’esperienza del santo Pontefice ed è anche la tua esperienza.

3. Ma vengo adesso al tuo problema: quello della confessione.
Anche qui sono certo che quando per conto tuo domandi perdono al Signore, soprattutto per i peccati di impurità, sperimenti già in qualche modo il suo perdono.
Questa richiesta di perdono, anche per conto proprio, bisogna sempre farla.
Potrei dire che questo è il primo atto, sempre insostituibile.
Ma poi c’è un altro atto, indicato dal Signore stesso quando la sera del giorno della sua risurrezione ha detto agli apostoli: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,23).
Come vedi, le parole del Signore sono così chiare da far capire a chiunque che i peccati non volutamente confessati non vengono perdonati neanche da lui.

4. Con la condizione di confessare i propri peccati al ministro della Chiesa il Signore vuole ricordare che i nostri peccati, anche i più personali ed intimi, non danneggiano soltanto noi stessi, ma impoveriscono e in qualche modo danneggiano anche la Chiesa.
Per questo Giovanni Paolo II ha detto “che in virtù di una solidarietà umana tanto misteriosa e impercettibile quanto reale e concreta, il peccato di ciascuno si ripercuote in qualche modo sugli altri.
È, questa, l’altra faccia di quella solidarietà che, a livello religioso, si sviluppa nel profondo e magnifico mistero della comunione dei santi, grazie alla quale si è potuto dire che “ogni anima che si eleva, eleva anche il mondo”.
A questa legge dell’ascesa corrisponde, purtroppo, la legge della discesa, sicché si può parlare di una comunione nel peccato per cui un’anima che si abbassa per il peccato abbassa con sé la Chiesa e, in qualche modo, il mondo intero.
In altri termini, non c’è alcun peccato, anche il più intimo e segreto, il più strettamente individuale, che riguardi esclusivamente colui che lo commette. Ogni peccato si ripercuote, con maggiore o minore veemenza, con maggiore o minore danno, su tutta la compagine ecclesiale e sull’intera famiglia umana” (Reconciliatio et paenitentia, 16).

5. Di qui la necessità di essere riconciliati anche con la Chiesa, che abbiamo ferito e indebolito con i nostri peccati.
A questo proposito il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “Il peccato incrina o infrange la comunione fraterna. Il sacramento della Penitenza la ripara o la restaura.
In questo senso, non guarisce soltanto colui che viene ristabilito nella comunione ecclesiale, ma ha pure un effetto vivificante sulla vita della Chiesa che ha sofferto a causa del peccato di uno dei suoi membri” (CCC 1469).

6. Ma, oltre a questo, vi è il grande bene che si riceve dalla confessione, quello della grazia propria del sacramento della Riconciliazione (la grazia sacramentale).
Questa grazia sacramentale è una forza particolare che rende partecipi della vittoria di Cristo sul peccato, comunica la potenza della sua risurrezione (Fil 3,10) e dà la forza di poter cambiare.
Quando domandi perdono per conto tuo, rimani ancora privo di questa grazia sacramentale.

7. Infine quanti gli atti di umiltà compi con la confessione, soprattutto se si tratta di confessare peccati impuri.
Se non ti costasse nulla, andresti a confessarti con molta facilità.
Ma la remora viene spesso di qui: dalla vergogna e dagli atti di umiltà che vengono richiesti.
E questo non è meritorio?
E questo senza dire di tutto il resto come le parole del sacerdote, la penitenza imposta, il tempo dedicato alla confessione…
San Francesco di Sales diceva che in questo Sacramento  “si riceve non solo l’assoluzione dei peccati, ma anche una forza per evitarli nell’avvenire, una luce più viva a ben distinguerli e una grazia abbondante per rimediare ai danni causati.
Inoltre fortifica le virtù dell’umiltà, dell’obbedienza, della semplicità e della carità; di modo che con una sola confessione si faranno più atti di virtù che in qualsiasi altro esercizio di pietà” (Filotea, cap. 19).

8. Mi dici che hai solo questo peccato.
Ma questo peccato è già sufficiente per far perdere la grazia santificante.
È infatti un peccato grave che impedisce di fare la Santa Comunione.
Ci fosse anche solo questo, la Confessione rimane necessaria.

9. Ma accanto a questo peccato ve ne sono sempre altri, almeno veniali, che, sebbene non tolgano la grazia, tuttavia fanno venire meno il fervore e privano di molte grazie.
Sono peccati commessi nei pensieri, nelle parole, nelle opere e nelle omissioni: peccati di superbia, di vanagloria, di impazienza, di distrazioni nella preghiera, di maldicenza verso il prossimo, di gola, di mancata corrispondenza alle divine ispirazioni, di pensieri impuri, di pensieri o sentimenti cattivi verso il prossimo. Di questi peccati ce ne sono tanti.
Ebbene la confessione frequente e periodica aiuta a vederli e a emendarli.

10. Mi pare che la tua vita cristiana sia abbastanza buona.
Ma la confessione periodica e frequente le darebbe un tocco, una freschezza e una vivacità particolare, insieme con tante grazie per te e per i tuoi cari.

Ti assicuro la mia preghiera perché tu possa prendere la decisione di confessarti in maniera frequente e periodica.
Anche il sacramento della confessione è un tesoro nascosto nel campo, di cui parla il Signore nella parabola evangelica. Vale la pena di lasciare tante cose e di dedicarvi tempo. Perché quando ci si confessa ci si accorge che non si perde nulla, ma si guadagna sempre e si guadagna molto.
Ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo