Quesito

Ho 37 anni, sono attratto dagli uomini fin da quando ero piccolo, soprattutto da persone mature (forse la mancanza di una figura paterna non lo so…non chiedetemi il perche’).
Molti accostano gli omosessuali all’essere effeminati o comportarsi come il film " il Vizzietto".  Questo e’ sbagliato perche’ un numero ben considerevole  di persone lo sono e sono insospettabili e possono far parte di diverse categorie dal prete , medico, etc…
Sono battezzato come molti di voi che leggono questo sito e quindi faccio parte anch’io del corpo Cristico e della Chiesa come comunita’. 
Ho riportato questo testo che ho trovato in una delle risposte, perche’ l’ho trovato interessante e ci sono molte verita’.
"Va detto però, a onor del vero, che come chi nasce con qualche difetto nel corpo è della medesima dignità di tutti gli altri, anche chi nasce con predisposizioni all’omosessualità è della medesima dignità di qualsiasi altra persona umana.
Il difetto che possiede è un male, è un disordine, ma non è una colpa.
Per questo è ingiusto discriminare gli omosessuali a causa della loro tendenza ed è ingiusto condannarli.
Tanto più che in genere gli omosessuali soffrono per questa loro patologia.
Sono loro i primi a riconoscere che non è un fatto normale, che il loro futuro è senza vera famiglia, senza figli e che a motivo della loro tendenza sono e saranno sempre oggetto di qualche motto che li ferisce.
6. Sotto il profilo morale viene sempre condannato l’atto omosessuale, perché è contro natura.
Ma non si condanna la persona, soprattutto se questa ha una condotta integerrima, e non la si condanna neanche se pecca, in particolare se si pente.
Il giudizio di responsabilità soggettiva in definitiva compete solo a Dio".
L’ambiente gay e’ legato solo al sesso vissuto come lussuria, come piacere effimero che dura un attimo e non lascia niente.
La comunita’ gay rivendica le coppie di fatto, ma francamente se chiedete in questo ambiente sono pochissimi quelli che le cercano realmente o che cercano le adozioni di figli da crescere. Tutto gira solo attorno al sesso consumato come una droga.
E’ una vita molte volte fatta di solitudine e di incontri veloci effimeri per soddisfare un bisogno sessuale. Di regola le relazioni tra uomini durano poco tempo e sono quasi da subito relazioni infedeli. E poi c’e’ tutta la paura delle malattie sessualmente trasmissibili che non e’ una cosa da poco.
Anche il catechismo  della chiesa cattolica tratta l’argomento in maniera obbiettiva e non discriminatoria e con rispetto:

2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni,la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.
2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

Quanto a me, l’esperienza mi ha portato a scrivere la mia disillusione verso questo ambiente. Cerco di vivere la cosa come una croce da portare e non come qualcosa da cui mi devo liberare. Ognuno ha la sua croce da portare durante la vita. Alcune sette evangeliche pensano invece che uno si libera improvvisamente e dal giorno al mattino, leggendo qualche libretto che ti danno.
Infine penso che la castita’ per un gay deve essere vissuta come per l’eterosessuale che decide di essere celibe/nubile.
Tutto deve essere sopportato come una prova e se uno non resiste ci deve essere almeno il pentimento e poi la riconciliazione con Dio
Io penso che la chiesa non odia i gay ma il peccato che viene commesso.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ti ringrazio per averci portato la tua testimonianza.
È sincera, soprattutto nei confronti della Chiesa che distingue tra persona e peccato.
Sei stato molto sincero anche nel riconoscere che soprattutto tra i maschi omosessuali c’è poca fedeltà e tutto si consuma come esperienza di lussuria.

2. Altri, anche tra alcuni dei nostri visitatori, asseriscono di avere una comunione e un arricchimento spirituale nel rapporto omosessuale.
Io avevo risposto dicendo che la comunione e l’arricchimento spirituale non dipendono dall’essere omosessuali e che la comunione e l’arricchimento spirituale possono essere vissuti bene senza il coinvolgimento genitale omosessuale, che costituisce sempre una perversione e una profanazione del disegno di Dio sull’amore umano e sulla sessualità.

3. Va anche detto che non tutti sono omosessuali allo stesso modo.
C’è chi vive con sofferenza questa situazione, cerca di avere una condotta integerrima e ha una sua dignità di comportamento.
Dall’esperienza pastorale so di persone anche sposate che si riconoscono omosessuali e che non hanno mai avuto esperienze omosessuali.

4. Altri invece, come quelli che frequentano quello che tu chiami “ambiente gay” sono  legati, come tu stesso scrivi, “solo al sesso vissuto come lussuria, come piacere effimero che dura un attimo e non lascia niente” asserendo anche che “tutto gira solo attorno al sesso consumato come una droga”. E riconosci che “è una vita molte volte fatta di solitudine e di incontri veloci effimeri per soddisfare un bisogno sessuale”.

5. Venendo a te: mi dici che cerchi di vivere la cosa come una croce da portare e non come qualcosa da cui ti devio liberare.
Verrebbe da dire: forse sei troppo rassegnato alla tua condizione.
Ma certamente tu ti conosci molto meglio di quanto ti possa conoscere io.
Forse ti sei convinto che per te si tratta di una radicata inclinazione, ormai impossibile da raddrizzare. Per questo dici che sei deciso a subire questa inclinazione come una croce.
Penso che tu intenda viverla nella “castità”, la quale, come affermi e come è giusto, “per un gay deve essere vissuta come per l’eterosessuale che decide di essere celibe/nubile”.
E qualora ci fossero delle cadute, che ci sia “almeno il pentimento e poi la riconciliazione con Dio”.

Ti ringrazio per questa sincera testimonianza.
Ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo