Quesito

Caro Padre Angelo,
sono entrata per caso in contatto con il vostro sito e sono rimasta molto colpita dalla maniera chiara, semplice e impegnata con la quale rispondete alle più svariate domande. Le vostre risposte mi sono di grande aiuto. Sono contenta di avere la possibilità di sottoporvi il mio quesito che è per me fonte di sconforto.
Ho 45 anni e circa 3 anni fa ho avuto un incontro personale con Gesù in un momento di sofferenza dovuta a malattia. Prima di allora non ero atea ma vivevo totalmente lontana da Dio. Ho sentito la necessità impellente di conoscere meglio Gesù e di accostarmi alla confessione per liberarmi dal peso del peccato e da allora mi impegno a conoscere e vivere la Parola di Dio e la dottrina della Chiesa cattolica. Credo nella forza della preghiera e cerco di mantenermi costante nella pratica quotidiana di quest’ultima. Partecipo anche con molta gioia ad un gruppo di preghiera del mio paese. Seguo con costanza e con gioia la Santa Messa e faccio la Comunione.
Tuttavia nella mia vita mi è piombato un peso enorme che mi disturba e che desidero poter affrontare nel modo giusto. Al momento della mia conversione ero sposata (lo sono tuttora) e  con una figlia ma il mio matrimonio è stato celebrato solo civilmente perchè mio marito non ha voluto sposarsi in chiesa, oserei dire che ha un’avversione verso la Chiesa e i sacerdoti. Pur manifestandogli che io avrei preferito un matrimonio in Chiesa,  accettai perchè purtroppo in materia ero piuttosto ignorante e non conoscevo l’importanza e il valore del matrimonio cristiano, amavo mio marito ed ero incinta di mia figlia. Sono rimasta molto sorpresa della sua contrarietà verso la Chiesa perchè è cresciuto in una famiglia cattolica, è stato battezzato, ha ricevuto la Prima Santa Comunione e la Cresima e da bambino partecipava alla Santa Messa con sua madre. Sono rimasta anche molto sorpresa quando espresse il suo disaccordo nel donare il battesimo a nostra figlia. Fortunatamente in questo caso è venuto incontro al mio desiderio ed ha accettato.
Quando l’abbiamo battezzata lei aveva già compiuto 3 anni.
Ora mi rendo conto del grosso errore che ho commesso, ma come posso rimediare? Quando ho iniziato la mia vita religiosa, mio marito inizialmente mi apostrofava, mi lanciava delle sfide ma io non ho ceduto perchè forte della mia convinzione e attrazione per Gesù e per grazia di Dio ho trovato la forza di andare avanti su questa strada. Spesso nelle discussioni su vari problemi della quotidianità ci siamo trovati in disaccordo e non ha perso occasione per darmi della "matta" o di una che si è fatta montare la testa dai preti.  Adesso sta cominciando ad accettare questo mio cambiamento perchè si sta rendendo conto che porta solo del bene, non mi dice quasi più niente ma quando cerco di  affrontare l’argomento religioso diventa ancora aggressivo e noto che ciò lo disturba, allora lascio perdere. Una volta ho parlato in confessionale al parroco del mio disagio sul fatto di non essere sposata in Chiesa. Mi ha dato ugualmente l’assoluzione e perciò sono andata avanti abbastanza serena. Non sono comunque contenta del mio matrimonio perchè per me è evidente che manca Dio…  Una volta usavamo il preservativo ma ora non lo voglio più e allora per evitare una gravidanza, che comprensibilmente non desidera ricorre al coito interrotto. Anch’io tuttavia non me la sento di avere un altro figlio, anche se in cuor mio mi sarebbe piaciuto, a causa della mia salute. Dopo la gravidanza ho avuto grossi problemi alla schiena e ho sofferto di forti reumatismi e anche se grazie a Dio sono molto migliorata i dolori a volte si fanno ancora sentire. Ho appreso ora proprio dalle sue risposte  che la pratica del coito interrotto è peccato grave e ne sono rimasta molto amareggiata. Ho letto che bisogna ricorrere ai metodi naturali ma (perdoni la mia ignoranza) non so in pratica in cosa consistono. Credo che comprenda il fatto di stare attenti ai periodi fecondi o meno, ma ve ne sono altri?
Alcuni giorni fa ho letto uno scritto di un sacerdote sulla confessione e proprio lì mi ha ancora colpito il fatto che avere rapporti sessuali fuori del matrimonio è peccato grave e non ci si può accostare alla Santa Comunione. Ora io questo non lo faccio perchè il mio parroco allora non me l’ha vietato, però adesso mi è venuto il dubbio che non potrei.  Non vorrei darle l’impressione che voglia mettere in dubbio il mio parroco che stimo e di cui ho fiducia ma siccome è passato del tempo da quella confessione mi è venuto il sospetto che magari non mi sono espressa bene.
Non voglio più commettere peccato, lo detesto.  La mia situazione è per me fonte di profonda sofferenza. A volte mi dico che forse devo dire apertamente a mio marito che desidero sposarlo in Chiesa ma ho paura della sua reazione.  Penso però che non avrebbe alcun senso se lo facesse solo per fare un favore a me. Stare accanto a mio marito, pur amandolo, è un sacrificio perchè lo sento molto molto distante da me e da Dio. Offro questa mia sofferenza a Dio e prego continuamente per la sua conversione.
La ringrazio di cuore per la sua preziosa disponibilità e il tempo a me dedicato. Accetto volentieri i consigli e anche i rimproveri che vorrà darmi.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. anzitutto ringrazio il Signore insieme con te perché non ti ha abbandonata.
Attraverso la sofferenza ti ha avvicinata a Sé e sei interiormente risorta.
Ora non puoi vivere senza il Signore nel medesimo modo in cui il tuo corpo non può vivere senza aria.
Questo è stato indubbiamente uno degli eventi più grandi della tua vita.

2. Dal momento che il matrimonio solo civile tra due battezzati è canonicamente nullo sei in uno stato in cui non puoi né ricevere l’assoluzione sacramentale né fare la S. Comunione.
Quando il parroco ti ha dato l’assoluzione e ti ha detto che potevi fare la S. Comunione probabilmente non ha capito.
E questo me lo fa intendere ancor più il fatto che non si sia premurato di dirti che non potevi fare la S. Comunione dove sei conosciuta come sposata solo civilmente.

3. La via più semplice in questo momento potrebbe essere la seguente: poiché siete battezzati e avete contratto un matrimonio che per la Chiesa è canonicamente nullo, voi potreste ricevere dalla Chiesa una “sanatio in radice”, e cioè rendere sacramentale il matrimonio civile che avete contratto con un atto di giurisdizione del Vescovo.
In questo caso non sarebbe necessario fare la celebrazione solenne delle nozze in Chiesa (se questa fosse la difficoltà di tuo marito).
Se questo avvenisse, subito ricupereresti la grazia del sacramento del matrimonio, potresti confessarti e comunicarti.
E anche qualora il peccato facesse breccia nella tua vita coniugale, potresti col pentimento accostarti alla confessione e fare la tua S. Comunione.

4. Questa Comunione avrebbe un potere così grande di santificazione non solo per te, ma per tutta la tua famiglia.
Pertanto ti esorto a parlare apertamente di questa possibilità col tuo parroco.

5. I metodi naturali sono quelli che si basano sui ritmi di fertilità  e di infertilità della donna. Con questi metodi praticati insieme con l’esercizio delle virtù cristiane non viene alterato il disegno di Dio sulla sessualità.

Ti ricordo volentieri al Signore e ti benedico.
Padre Angelo