Sono divorziata e convivente; chiedo se posso ottenere le indulgenze della Chiesa

Sono divorziata e convivente; chiedo se posso ottenere le indulgenze della Chiesa

Quesito

Caro Padre Angelo,
già una volta mi sono rivolta a Lei ed ho trovato gran beneficio dai suoi consigli.
Vorrei chiederle chiarimenti circa le indulgenze e le varie benedizioni elargite dal Papa in occasione di alcune particolari ricorrenze religiose.
Io purtroppo sono divorziata e convivo con un divorziato, sono credente e praticante… Mi chiedo se per esempio in occasione del Natale l’indulgenza concessa dal Papa sia estensibile anche a persone che come me non possono confessarsi e fare la comunione… e anche le varie benedizioni in sconto dei peccati e altro, sicuramente per me non valgono…
Pratico i primi nove venerdì del mese, anzi tutti i venerdì vado alla messa, ma anche da questo non trarrò nessun beneficio..
A me da molto sollievo la preghiera e, lavoro permettendo, riesco anche a dire 3/4 rosari al giorno, oltre le preghiere del mattino e della sera, certe volte anche l’angelus e la coroncina della misericordia….almeno le mie preghiere semplici ma dette con il cuore e le migliori intenzioni serviranno a qualcosa?
La ringrazio anticipatamente e le chiedo una preghiera affinchè la mia fede resti salda e piu’ forte che mai, malgrado la situazione di vita irregolare che vivo
CINZIA


Risposta del sacerdote

Cara Cinzia,
1. per poter fruire delle indulgenze è necessario essere confessati e comunicati. E dal momento che per te questo per ora non è possibile, non è neanche possibile fruire delle indulgenze che sono un vero tesoro messo a nostra disposizione.
Tuttavia non va dimenticato che la fonte di tutte le indulgenze è il sacrificio di Cristo, che è la sorgente di ogni grazia.
La Chiesa, dispensando le indulgenze, attinge anzitutto al tesoro dei meriti di Cristo, della Beata Vergine Maria e anche ai meriti di tutti i giusti.

2. È utile sapere che la partecipazione alla Messa non è indulgenziata, mentre lo è invece la recita del S. Rosario fatta in famiglia o in un oratorio. Con questo la Chiesa non vuole dire che la recita del S. Rosaio sia più efficace della partecipazione alla Messa. Con l’indulgenza la Chiesa vuole stimolare i credenti a compiere determinate pratiche, che giudica utili per conservare e ravvivare la pietà.
Ma la sorgente di tutte le indulgenze è il sacrificio di Cristo, il quale conserva in assoluto una efficacia preminente di purificazione e santificazione su tutte le altre pratiche.
Tu mi dici che vai a Messa tutti i venerdì, oltre la domenica e le feste comandate. Ebbene, partecipando al sacrificio eucaristico nessuno ti può proibire di supplicare Dio per i meriti di Gesù Cristo di purificare e di santificare te stessa e di liberare le anime del Purgatorio, e di attingere direttamente e come puoi tutto quello che altri ottengono con le indulgenze.

3. Quando senti che la Chiesa concede l’indulgenza plenaria a quanti confessati e comunicati ricevono la benedizione del Papa per la solennità del Natale o della Pasqua, tu rinnova in te stessa il dolore dei peccati e proponiti di andare a Messa una volta in più per estendere alle anime del Purgatorio il beneficio che doneresti loro attraverso l’indulgenza. Se non puoi fruire dell’indulgenza plenaria, puoi però aiutare in altro modo, offrendo tutto al Signore e lasciando alla sua discrezione.

4. Mi dici anche che preghi molto e sei presa dal dubbio se le tue preghiere serviranno a qualcosa.
Servono certamente. Intanto servono a te perché per mezzo di queste preghiere e pratiche la tua vita di fede viene continuamente ravvivata e nutrita. Guai se non ci fossero!
Inoltre possono giovare anche agli altri, perché Dio ascolta le preghiere di tutti, anche dei peccatori. È vero che le preghiere dei giusti (santi) gli sono maggiormente gradite perché escono da un cuore e da una vita perfettamente conformati alla sua volontà.
Ma il Signore ascolta certamente le preghiere di chi gli dice: “Abbi pietà di me, perché sono un povero peccatore”, come ci ha assicurato Egli stesso a proposito di quel pubblicano (peccatore) che dal fondo del tempio “fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore” (Lc 18,13). Gesù ha assicurato: “Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro (fariseo), perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato»” (Lc 18,14).

Non scoraggiarti dunque, cara Cinzia, e vai avanti con tanta preghiera e con tanta umiltà, abbandonandoti continuamente alla misericordia del Signore.
Ti saluto, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo