Quesito

Caro Padre Angelo,
da poco ho letto una sua risposta riguardante l’astinenza dalle carni nei vari venerdì dell’anno, dove si affermava che in passato mangiare carne di venerdì veniva considerato un peccato grave mentre adesso non sarebbe così. La mia domanda è semplice. Come può la Chiesa decidere se un peccato è grave o meno? E se la mancata astinenza dalle carni, durante i venerdì, era una colpa grave non dovrebbe esserlo ancora?
Tra l’altro volevo chiederle se mangiare carne nei venerdì di QUARESIMA viene ritenuto un peccato grave.
La ringrazio in anticipo e la ricordo in preghiera
Cordiali saluti
Leonardo


Risposta del sacerdote

Caro Leonardo,
1. è necessario fare una distinzione tre le leggi divine e le leggi ecclesiastiche.
Le leggi di Dio non mutano. Per questo i comandamenti sono validi eternamente.
Le leggi della Chiesa invece sono determinate dall’Autorità ecclesiastica, la quale come la il potere di introdurle, ha anche il potere di cambiarle e di determinare anche la gravità dell’obbligo.
Gesù Cristo ha conferito alla Chiesa questo potere quando ha detto a Pietro: “A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19).
Ugualmente ha detto a tutti gli apostoli: “In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo” (Mt 18,18).

2. Le Sacre Scritture, e principalmente i Vangeli, comandano la penitenza.
Là dove adesso troviamo le espressioni “Convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15) in passato si leggeva; “Fate penitenza e convertite al Vangelo. E “nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati” (Lc 24,47) si leggeva “nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la penitenza e il perdono dei peccati”.
La conversione vera infatti si esprime anche nei passi della penitenza.
Non è invece comunicato dalla Divina Rivelazione che si debba fare penitenza il venerdì e che ci si debba astenere dalle carni.
Le determinazioni concrete sulla penitenza vengono dalla disciplina della Chiesa.
Come per fare la Santa Comunione la Chiesa in passato chiedeva il digiuno dalla mezzanotte e anche da una sola goccia d’acqua, così ha potuto mutarlo inizialmente in tre ore e adesso (dal 1964) in un’ora, stabilendo tra l’altro che l’acqua non rompe il digiuno.

3. Mi chiedi infine se l’astinenza dalle carni in tempo di quaresima costituisca peccato grave.
La Costituzione apostolica Paenitemini di Paolo VI (17.2.1966) ricorda che “la vera penitenza non può prescindere in nessun tempo da una ascesi anche fisica: tutto il nostro essere, anima e corpo, deve partecipare attivamente a questo atto religioso con cui la creatura riconosce la santità e maestà divina”.
Nella parte finale di questa Costituzione vengono stabilite norme su “Alcuni giorni e tempi penitenziali”.
Vi si legge:
Che per legge divina tutti i fedeli sono tenuti a far penitenza.
Che il tempo di Quaresima conserva il suo carattere penitenziale.
Che i giorni di penitenza, da osservarsi obbligatoriamente in tutta la Chiesa, sono tutti i venerdì dell’anno e il mercoledì delle Ceneri o il primo giorno della Grande Quaresima, secondo i riti;
Nel n. II § 2 si legge: la loro sostanziale osservanza obbliga gravemente.
Come vedi, l’affermazione è chiara.
Di nuovo c’è l’aggettivo “sostanziale” che starebbe a significare che non ogni singola violazione costituisce peccato grave, perché nel loro insieme si rispetterebbe il carattere penitenziale del venerdì.

4. La Conferenza episcopale Italiana, secondo il potere conferitole dal decreto conciliare Christus Dominus (n. 38), in data 4 ottobre 1994, ha emesso delle «disposizioni normative» senza mai precisare se si tratti di peccato grave.
Probabilmente dà per scontata l’affermazione della Costituzione Apostolica Paenitemini.
O forse vuole andare oltre e spingere verso un atteggiamento più maturo che inclini ad una vita penitenziale più convinta, abbracciata con amore e non per forza.
Allora precetto grave significa che si tratta di realtà che tocca un elemento molto importante della vita cristiana, che ne va di mezzo dell’integrità della vita cristiana stessa.
A questo inclina anche la distinzione che viene fatta tra i venerdì di quaresima e gli altri venerdì dell’anno, perché i venerdì di quaresima sono segnati da un carattere penitenziale ancor più marcato, la cui violazione è considerarsi più grave che quella che contraria il carattere penitenziale degli altri venerdì dell’anno.
Per questo alla tua precisa domanda se mangiare carne o anche altri cibi particolarmente costosi nei venerdì di quaresima costituisca peccato grave rispondo di sì, tenendo presente quanto dice la Costituzione Paenitemini e le distinzioni della Conferenza episcopale italiana tra il carattere penitenziale dei venerdì dell’anno e quello di quaresima.

5. Mi permetto di ricordare quanto ha disposto Conferenza episcopale italiana in merito:
“1- La legge del digiuno «obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un pò di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate» (Paenitemini, III; EV 2/647).
2- La legge dell’astinenza proibisce l’uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che, a un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi.
3- Il digiuno e l’astinenza, nel senso ora precisate, devono essere osservati il mercoledì delle ceneri (e il primo venerdì di quaresima per il rito ambrosiano) e il venerdì della passione e morte del Signore nostro Gesù Cristo; sono consigliati il sabato santo sino alla veglia pasquale.
4- L’astinenza deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità (come il 19 e il 25 marzo).
In tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l’astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di penitenza, di preghiera, di carità.
5- Alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni sino al 60° anno iniziato; alla legge dell’astinenza coloro che hanno compiuto il 14° anno di età.
6- Dall’osservanza dell’obbligo della legge del digiuno e dell’astinenza può scusare una ragione giusta, come ad es. la salute. Inoltre, “il parroco, per una giusta causa e conforme alle disposizioni del vescovo diocesano, può concedere la dispensa dall’obbligo di osservare il giorno di penitenza, oppure commutare in altre opere pie (can. 1245)”.

6. Aggiungo che i Vescovi dell’Inghilterra a partire dal 16 settembre 2011 hanno ripristinato il dovere di fare astinenza ogni venerdì dell’anno.
Hanno parlato addirittura di ripristino: “I Vescovi hanno deciso di ristabilire la pratica dell’astensione dalla carne, che deve essere rispettata”. Ciò significa che si era perso il senso penitenziale di questo giorno, come purtroppo si è perso anche da noi.

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di fare queste precisazioni.
Ti auguro buona quaresima, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo