Quesito

Caro Padre Angelo,
le sarei molto grato se potesse illuminarmi sul quesito che scaturisce dalla seguente situazione.
Coppia sposata da molti anni (1 figlio).
Lei da almeno 12/13 anni e’ sessualmente completamente “spenta”: dichiara apertamente che il sesso non le interessa piu’, e decisamente rigetta ogni ipotetico aiuto da cure ormoniche, psicologiche o di qualsivoglia altro tipo. Verso il marito MAI un bacio o una carezza.
Lui ha provato alcune volte, col dovuto tatto, a ricordarle velatamente che l’attivita’ sessuale e’ anche un dovere verso il marito, e che la sua ostinata e prolungata “frigidita’” potrebbe giustificare una richiesta di separazione…
Tutto inutile.
I coniugi dormono tutt’ora nello stesso letto.
Per completare il quadro sappia che lui alcuni anni fa e’ stato operato di adenoma alla prostata, che ha comportato come effetto indesiderato la completa sterilita’: non c’e’ piu’ eiaculazione esterna, anche se permane un certo piacere, pur se ridotto rispetto al passato.
La domanda e’ dunque questa: un atto di masturbazione del marito, visto lo stato della moglie e visto che cio’ non sarebbe piu’ onanismo (non c’e’ dispersione di seme all’esterno), costituirebbe ancora peccato grave?
Grazie per la disponibilita’ e cordiali saluti.
Pietro


Risposta del sacerdote

Caro Pietro,
la risposta è affermativa e la motivazione, nonostante tutte le cause da tenere presenti, è chiara.
Un atto del genere che dono manifesta?
L’esercizio della genitalità non è ordinato forse a donare tutta la propria persona all’altro coniuge?
Un autore spirituale ha detto che “la masturbazione è egoismo allo stato puro”, salve evidentemente le turbe psichiche.
Qui, anche se non c’è eiaculazione esterna, c’è tuttavia una manipolazione delle facoltà genitali solo allo scopo del piacere.
Devo anche aggiungere che un atto coniugale mosso solo dall’intenzione di sperimentare il piacere, anche se è compiuto secondo natura, finisce tuttavia con l’usare dell’altra persona a scopo di libidine. A questo proposito Giovanni Paolo II ha detto: “La persona non può mai essere considerata un mezzo per raggiungere uno scopo; mai, soprattutto, un mezzo di “godimento”. Essa è e dev’essere solo il fine di ogni atto. Solo allora corrisponde alla vera dignità della persona” (Gratissimam sane 12).
Ti ringrazio per la fiducia, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo