Se il servizio militare sia compatibile con la fede cristiana

Se il servizio militare sia compatibile con la fede cristiana

Quesito

Carissimo padre Angelo,
vorrei chiederle se la fede cristiana è compatibile con il servizio militare.
Secondo me no. E francamente carissimo Padre non farei mai il militare perchè è 1) un mestiere che non fa per me a livello fisico 2) maneggiare le armi mi procurerebbe paura e angoscia….anche se non fossi cristiano. Non uccidere, porgi l’altra guancia…sono dei comandamenti/ordini che devono essere sempre rispettate o ammettono delle deroghe? cioè se uno cerca di farmi del male io se non riesco a fuggire posso difendermi e se purtroppo lo ferisco mortalmente oppure lo uccido commetto peccato (non c’è da andarsene fieri ma se era l’unica possibilità)?
Boh non so Padre, mi scusi ma sono alquanto confuso.
Un ricordo nella preghiera
BENNY


Risposta del sacerdote

Carissimo Benny,
parlando all’ONU (4.10.1965) Paolo VI disse: “Se volete essere fratelli, lasciate cadere le armi dalle vostre mani. Non si può amare con le armi in pugno”.
E poi soggiunse: “Finché l’uomo rimane l’essere debole e volubile e anche cattivo, quale spesso si dimostra, le armi della difesa saranno necessarie, purtroppo; ma, voi, coraggiosi e valenti quali siete, state studiando come garantire la sicurezza della vita internazionale senza ricorso alle armi”.
Il servizio militare, che è come una sorta di esercito permanente, viene giustificato per due motivi:
– l’instabilità dei rapporti internazionali (per cui senza un sistema di difesa gli stati più forti sarebbero tentati di ledere i diritti dei più deboli);
– le possibili conflittualità, tensioni, disordini, sopraffazioni all’interno di uno stato.
Il fine del servizio militare mira dunque alla conservazione dello stato e alla tutela del bene comune.
Non è dunque una situazione ottimale, ma una dolorosa necessità.
Attualmente è praticato attraverso la “coscrizione obbligatoria”, che risale alla rivoluzione francese (1.1.1794).
In Italia fu introdotta nel 1875.
I romani avevano il “volontariato”: ognuno si offriva spontaneamente per difendere la patria.
In seguito si ebbero i “soldati”, chiamati così per la paga che veniva loro data: il “solidum”. Erano infatti “assoldati”, “prezzolati”, mercenari che si mettevano a servizio di qualche principe o cavaliere di ventura.
Il discorso sul servizio militare, che ora affrontiamo, è sganciato dal cosiddetto servizio di leva, dalla coscrizione obbligatoria. Oggi ci si accorge che non ha più alcun senso la coscrizione obbligatoria, la quale tra breve lascerà il posto a nuove forme.

1. Liceità del servizio militare

Il servizio militare non è di per sé peccaminoso, nel senso che costituisca un’occasione prossima di peccato. S. Agostino diceva: “Non è infatti un peccato il militare; è un peccato invece il militare per poter predare”.
La carriera militare non contiene nulla di intrinsecamente illecito.
Giovanni Battista non condanna la milizia e non chiede di lasciare il servizio ai soldati che gli domandano cosa fare per la conversione. Ad essi dà alcuni consigli salutari per appartenere al Regno di Dio: “Astenetevi da ogni vessazione e da ogni calunnia e accontentatevi della vostra paga” (Lc 3,14).
Il militare ha l’obiettivo primario di fare opera di giustizia e di difendere il bene comune.
Il Concilio dice espressamente: “Coloro poi che al servizio della patria esercitano la loro professione nelle file dell’esercito, si considerino anch’essi come ministri della sicurezza e della libertà dei loro popoli e, se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono anch’essi veramente alla stabilità della pace” (GS 79).
Giovanni Paolo II, parlando agli allievi della scuola alpina di Aosta, disse: “La prima vostra responsabilità si chiama impegno di pace. La condizione militare ha il suo fondamento morale nell’esigenza di difendere i beni spirituali e materiali della comunità nazionale, della Patria.
Questa difesa, garante del bene comune di un popolo, è un presupposto della pace e della concordia delle nazioni. Certamente occorrerà… vedere i problemi dei rapporti tra le nazioni e quelli della difesa con mentalità rinnovata…, ma rimane il fatto che c’è bisogno di garantirsi da quelle tentazioni di aggressione, di ingiustizia e di violenza che spesso allettano ed alterano lo spirito umano. Esiste infatti una situazione di peccato nell’umanità, che si annida nel cuore delle persone e tenta di incidersi a fondo nei vari strati della società. In questo contesto la difesa è prudenza, è diritto, è dovere che impegna gli uomini ad una continua vigilanza, interiore ed esterna, per prevenire lo scatenarsi della guerra… Siate dunque convinti, cari Alpini, di svolgere un’opera di pace” (7.9.1987).

2. Il servizio militare e l’obiezione di coscienza

– Il servizio militare è un tributo personale dovuto per giustizia legale e per obbedienza alla legge dello Stato che richiede ai soggetti abili un addestramento atto, per l’occasione, alla difesa del bene comune.
Può diventare ingiusto qualora si violino le leggi naturali, per esempio esigendolo dagli invalidi, da persone strettamente necessarie per il sostentamento della famiglia…
Quando invece la legge del servizio militare rimane entro i giusti limiti, in un regime di coscrizione obbligatoria, crea per sé un obbligo di giustizia legale e sociale. Crea invece un obbligo di giustizia commutativa quando vige il sistema di volontariato.

– Con l’obiezione di coscienza (formulazione anglo-sassone) ci si oppone all’obbligo del servizio militare o della milizia in guerra per motivi personali derivanti dalla propria coscienza.
Con tale obiezione s’intende affermare la convinzione che opponendosi collettivamente alle imprese militari, la guerra diverrebbe materialmente impossibile.
Da parte della Chiesa si è passati da un atteggiamento di tolleranza a uno di simpatia.
Il Vaticano II dice: “Sembra inoltre conforme ad equità che le leggi provvedano umanamente al caso di coloro che, per motivi di coscienza, ricusano l’uso delle armi, mentre tuttavia accettano qualche altra forma di servizio della comunità umana” (GS 79).
Don Sturzo, nella “Dichiarazione sull’impossibilità di una guerra giusta” (1928) scriveva: “Oggi che la guerra è diventata un sistema di distruzione anonima e di massacro generalizzato… non vi è più alcuna distinzione fondamentale tra aggressione e difesa. Di conseguenza il rifiuto del servizio militare è un dovere obiettivo per ogni cristiano che voglia essere fedele a Gesù Cristo e consapevole della criminale assurdità della guerra”.
Oggi molte legislazioni, chiamando i cittadini a servire e a difendere la patria, lasciano la possibilità di scegliere forme alternative.

Ti ho riportato quanto ho scritto nelle mie dispense scolastiche.
Anch’io sono per la pace. Ma questa è un bene così prezioso che va protetto nei confronti di tutti i malfattori e malviventi.
Nell’era messianica, che però godremo perfettamente solo di là, non ci sarà più bisogno di tutto questo.
Ti ringrazio, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo.