Se il sacerdote possa celebrare senza la presenza del popolo e se questa Messa abbia minori meriti

////Se il sacerdote possa celebrare senza la presenza del popolo e se questa Messa abbia minori meriti

Se il sacerdote possa celebrare senza la presenza del popolo e se questa Messa abbia minori meriti

Quesito

Caro Padre Angelo,
Le vorrei chiedere questo: può una Messa essere celebrata solo dal sacerdote senza che nessun fedele sia presente ad ascoltarla? E se può, ha lo stesso valore di una Messa celebrata con l’assemblea presente? Leggendo le sue risposte io penso di sì dal momento che i frutti della Messa si estendono a tutta la Chiesa, cioè sono universali.
Tuttavia la risposta a queste domande aiuterebbe a capire meglio l’essenza della celebrazione eucaristica, in quanto mi domando se oltre al sacerdote che presiede il rito in persona Christi anche all’assemblea di fedeli riuniti vada attribuita una capacità di offrire il Sacrificio del Signore al Padre in forza del sacerdozio comune ricevuto nel battesimo, assieme al celebrante, il quale esercita il sacerdozio ministeriale.
In altre parole i fedeli hanno solo un ruolo passivo nella liturgia eucaristica o uno anche attivo? E se sì, si tratta solo di offrire la Comunione per qualche intenzione ex opere operantis (a differenza del sacerdote che lo fa ex opere operato) come aveva spiegato in una risposta data tempo fa?
In attesa di una sua risposta chiarificatrice La ringrazio molto.
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. la Messa è la perpetuazione del sacrificio di Cristo sui nostri altari.
 Allora sia che venga celebrata da un solo sacerdote oppure da molti, sia con nessun fedele oppure con la presenza di una moltitudine di gente, ogni Messa offre a Dio un’adorazione, una lode e ringraziamento, una supplica di perdono e di richiesta di grazia che ha un valore infinito.
E poiché il sacrificio di Cristo è unico, le celebrazioni che vengono fatte sugli altari non aggiungono nulla al sacrificio compiuto sulla Croce.
Nella Messa non si ripete il sacrificio di Cristo. Non è una copia del sacrificio di Cristo, ma è l’originale.
San Tommaso è categorico su questo punto: tanto è l’effetto prodotto dalla Messa quanto è l’effetto prodotto dal sacrificio di Cristo sulla croce.
L’unica diversità è nel modo di essere offerto: sulla croce il sacrificio è cruento (con spargimento di sangue), sull’altare è incruento (senza spargimento di sangue).
L’unica cosa che si ripete è il rito.

2. Nell’ultima cena Cristo ha comandato di perpetuare il suo sacrificio dicendo “Fate questo in memoria di me”.
Ci si può chiedere quale sia il senso di questo comando dal momento che il sacrificio di Cristo ha un valore infinito ed è stato celebrato una volta per sempre.
Ebbene, l’unico scopo è il seguente: che gli uomini di tutti i tempi e di ogni luogo abbiano la possibilità di prendere parte come protagonisti al suo sacrificio.
Prender parte al suo sacrificio non significa semplicemente presenziare, ma unirsi con un sacrificio personale
In questo ambito si situa l’azione e  il merito della Chiesa.
Per quanto attiene a coloro che sono fisicamente presenti, bisogna dire che il merito è proporzionato al loro grado di devozione.
E così può capitare che il sacerdote che celebra da solo, ma con un grado di santità molto avanzato, dia più gloria a Dio che il sacerdote che celebra con apatia e circondato da una moltitudine di fedeli che partecipano con altrettanta apatia e freddezza.

3. Cristo in croce ha voluto associare al suo sacrificio anche il sacrificio della Chiesa, bene rappresentata da sua Madre, da san Giovanni, dalla Maddalena e dalle altre persone che gli erano vicine.
Inoltre Cristo, in forza della sua visione beatifica, vedeva i sacrifici e le sofferenze di tutti gli uomini di tutti i tempi, li faceva propri e unendoli al suo sacrificio conferiva loro un potere enorme di adorazione, di lode, di espiazione e di invocazione di grazie.
Allora in ogni S. Messa è presente tutta la Chiesa, anche se il sacerdote celebra senza la presenza di fedeli. Sono presenti gli angeli e i santi del cielo, sono presenti le anime del purgatorio, sono presenti tutti gli uomini.
E per questo il sacrificio della Messa va a vantaggio di tutta la Chiesa, anzi di tutto il mondo. Tutti ne beneficiano purché non pongano ostacolo col loro peccato.
Dunque tutta la Chiesa, cioè tutto il popolo di Dio, che è un popolo sacerdotale, offre attivamente l’Eucaristia.
La offre però con le mani e per le mani del sacerdote, la cui presenza è insostituibile, perché solo lui, agendo in persona Christi, ha il potere di perpetuare il sacrificio della croce attraverso le parole consacratorie.

4. La partecipazione dei fedeli non si riduce solo a prendere parte alla Santa Comunione, ma riguarda anzitutto l’offerta del sacrificio.
A Messa i fedeli sono chiamati a unire le loro azioni, le loro fatiche, le loro preghiere e i loro meriti a quelli di Cristo.
Questo avviene già quando il sacerdote prima dell’orazione iniziale (la colletta) dice preghiamo, e sosta in silenzio qualche istante per dare a tutti la possibilità di pregare silenziosamente. Poi raccoglie (ecco la colletta, che significa raccolta) le preghiere di tutti e insieme con quelle della Chiesa le presenta al Signore.
In modo tutto particolare i fedeli offrono se stessi al Signore al momento dell’offertorio.
Lo fanno quando il sacerdote dice a nome di tutti: “Benedetto sei tu, Signore Dio dell’universo dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Lo presentiamo a te, perché diventi per noi cibo di vita eterna”.
Ugualmente lo fanno al momento dell’offerta del vino, “frutto della vite e del lavoro dell’uomo”.
Sempre nell’offertorio, il popolo dice al sacerdote: “Il Signore riceva dalla tue mani questo sacrificio (sottinteso: il sacrificio della nostra vita, che uniamo volentieri a quello di Cristo) a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa”.
Inoltre i fedeli rinnovano l’offerta di se stessi seguendo devotamente la preghiera eucaristica pronunciata dal sacerdote.

6. Il sacerdote, per motivi seri, può celebrare anche senza la presenza di un solo fedele.
Nel nostro Ordine, per antico privilegio, questo è sempre stato concesso.
Ultimamente i Papi non hanno cessato di esortare i sacerdoti a celebrare quotidianamente anche se non vi fosse la presenza del popolo.
Per il merito intrinseco ad ogni Messa, un sacerdote dà di più alla Chiesa e al mondo intero con la celebrazione dell’Eucaristia che con molte altre opere.

Ti ringrazio, Alessandro, di avermi dato l’opportunità di mettere a disposizione dei nostri visitatoti alcuni tratti della dottrina della Chiesa sul l’Eucaristia. Come vedi, è una dottrina molto bella.
Ti prometto un ricordo nella Messa e ti benedico.
Padre Angelo