Quesito

Caro Padre Angelo,
le scrivo perchè ho letto le famose 95 di Martin Lutero.
Riguardo alle indulgenze, dov’è l’errore di Lutero?


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. l’errore di Lutero è che l’uomo non si salva con le opere, ma solo per la fede.
E anche quando l’uomo ha la fede, tutte le sue opere sono guaste, sono peccati mortali.
Pertanto, come vedi, l’uomo non ha bisogno di meriti per salvarsi e neanche dei meriti dei santi, dai quali la Chiesa attinge per dare le indulgenze.
Dal momento che l’uomo si salva solo per la fede e non per le opere che la accompagnano, Lutero diceva anche: “Pecca fortemente, ma credi ancor più fortemente” (pecca fortiter, sed crede fortius).
Ma la Sacra Scrittura ripetutamente dice che “la fede senza le opere è morta” (Gc 2,17);
che “la fede che opera per mezzo della carità” (Gal 5,6).
E San Paolo dice: “se possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla” (1 Cor 13,2).

2. Mi piace riportare a te e ai nostri visitatori uno stralcio abbastanza ampio della Costituzione apostolica Indulgentiarum doctrina di Paolo VI (1.1.1967).
Come potrai vedere, è molto bello e convincente.
Per brevità ho tralasciato le note, che sono interessantissime ma più lunghe del testo.

“n. 4 Regna tra gli uomini, per arcano e benigno mistero della divina volontà, una solidarietà soprannaturale, per cui il peccato di uno nuoce anche agli altri, così come la santità di uno apporta beneficio agli altri. In tal modo i fedeli cristiani si prestano vicendevolmente degli aiuti per conseguire il loro fine soprannaturale. Una testimonianza di questa solidarietà si manifesta nello stesso Adamo, il peccato dei quale passa per «propagazione» in tutti gli uomini. Ma di questa solidarietà soprannaturale maggiore e più perfetto principio, fondamento ed esemplare è lo stesso Cristo, nella cui comunione Dio ci ha chiamato.”

5. Cristo, infatti, «il quale non commise peccato», «patì per noi» «fu ferito per le nostre iniquità, schiacciato per i nostri delitti … per le sue piaghe noi siamo stati guariti».
Seguendo le orme di Cristo, i fedeli cristiani sempre si sono sforzati di aiutarsi vicendevolmente nella via che va al Padre celeste, mediante la preghiera, lo scambio di beni spirituali e la espiazione penitenziale; quanto più poi erano presi dal fervore della carità,tanto maggiormente imitavano Cristo sofferente, portando la propria croce in espiazione dei propri e degli altrui peccati, persuasi di poter aiutare i loro fratelli, presso Dio, Padre delle misericordie, a conseguire la propria salute. È questo l’antichissimo dogma della comunione dei Santi, mediante il quale la vita dei singoli figli di Dio in Cristo e per mezzo di Cristo viene congiunta con legame meraviglioso alla vita di tutti gli altri fratelli cristiani nella soprannaturale unità del corpo mistico di. Cristo, fin quasi a formare una sola mistica persona.
Così si configura il «tesoro della Chiesa». Esso, infatti, non è da immaginarsi come una somma di beni materiali, accumulati nel corso dei secoli, ma come il valore infinito ed inesauribile, che presso Dio hanno le espiazioni ed i meriti di Cristo Signore, offerti perché tutta l’umanità fosse liberata dai peccato e pervenisse alla comunione con il Padre; è lo stesso Cristo Redentore, in cui sono e vivono le soddisfazioni ed i meriti della sua redenzione. Appartiene inoltre a questo tesoro il valore veramente immenso, incommensurabile e sempre nuovo che presso Dio hanno le preghiere e le buone opere della beata Vergine Maria edi tutti i Santi, i quali, seguendo le orme di Cristo Signore per grazia sua, hanno santificatola loro vita e condotto a compimento la missione affidata loro dal Padre; in tal modo,realizzando la loro salvezza, hanno anche cooperato alla salvezza dei propri fratelli nell’unità del Corpo mistico.
«Tutti quelli, infatti, che sono di Cristo, vivificati dal suo Spirito, convengono in una sola Chiesa e vicendevolmente ricevono compattezza in lui (Efes. 4,16). L’unità dunque di coloro che ancora sono peregrinanti sulla terra con i fratelli che dormono nella pace di Cristo, non viene assolutamente interrotta, anzi secondo la dottrina perenne della Chiesa, viene rafforzata attraverso la comunione dei beni spirituali. A motivo, infatti, della intima unione dei beati con Cristo, tutta la Chiesa viene fermamente consolidata nella santità … e viene dato un contributo molteplice ed ampio alla sua edificazione (1 Cor 12,12-27). Raggiunta la patria e alla presenza del Signore (2Cor 5,8), essi per mezzo di Lui, con Lui ed in Lui non cessano di intercedere per noi presso il Padre, offrendo i meriti che per mezzo dell’unico Mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù (1 Tm 2,5), hanno conseguito sulla terra, servendo in tutto al Signore e completando nella loro carne ciò che manca alle tribolazioni di Cristo in vantaggio del Corpo di Lui, che è la Chiesa (Col 1,24). La nostra debolezza, allora, riceve non poco aiuto dalla loro fraterna sollecitudine» (Lumen gentium 49).
Ragion per cui tra i fedeli, che già hanno raggiunto la patria celeste o che stanno espiando le loro colpe nel purgatorio, o che ancora sono pellegrini sulla terra, esiste certamente un vincolo perenne di carità ed un abbondante scambio di tutti i beni, per mezzo dei quali, con la espiazione di tutti i peccati dell’intero Corpo mistico, viene placata la giustizia divina; la misericordia di Dio viene così indotta al perdono, affinché al più presto i peccatori,sinceramente pentiti, possano essere introdotti al pieno godimento dei beni della famiglia di Dio.

6. La Chiesa, consapevole di queste verità fin dai primi tempi, conobbe ed intraprese varie vie, affinché i frutti della divina redenzione fossero applicati ai singoli fedeli e i fedeli cooperassero alla salute dei fratelli; e così tutto il corpo della Chiesa fosse preparato nella giustizia e nella santità all’avvento perfetto del Regno di Dio, quando Iddio sarà tutto in tutte le cose.
Gli stessi Apostoli, infatti, esortavano i loro discepoli, perché pregassero per la salvezza dei peccatori; e un’antichissima consuetudine della Chiesa ha conservato santamente questo uso, soprattutto quando i penitenti invocavano la intercessione di tutta la comunità, e quando i defunti venivano aiutati con suffragi e specialmente mediante l’offerta del sacrificio eucaristico. Anche le opere buone, ed in primo luogo quelle che sono difficili alla fragilità umana, fin dai primi tempi venivano offerte a Dio perla salute dei peccatori. E poiché le sofferenze, che i martiri sostenevano per la fede e per la legge di Dio, venivano stimate di grande valore, i penitenti erano soliti ricorrere agli stessi martiri per essere aiutati dai loro meriti, al fine di ottenere dai vescovi una più rapida riconciliazione. Le preghiere, infatti, e le buone opere dei giusti erano stimate di così grande valore che si affermava venire il penitente lavato, mondato e redento con l’aiuto di tutto il popolo cristiano.
In questo aiuto, tuttavia, si pensava che non fossero i fedeli singolarmente presi, e soltanto con le loro forze, ad adoperarsi per la remissione dei peccati degli altri fratelli ma che fosse la stessa Chiesa, in quanto unico corpo, imita al suo capo Cristo, a soddisfare nei singoli membri.
La Chiesa dei Padri, poi, fu del tutto persuasa di perseguire l’opera della salvezza in comunione e sotto l’autorità dei Pastori, che lo Spirito Santo pose come vescovi a reggere la Chiesa di Dio. I vescovi pertanto, valutando prudentemente ogni cosa, stabilivano il modo e la misura della soddisfazione da prestarsi, anzi permettevano che le penitenze canoniche fossero riscattate con altre opere, forse più facili, convenienti al bene comune e adatte ad alimentare la pietà, da essere compiute dagli stessi penitenti e talvolta dagli altri fedeli.

7. La convinzione esistente nella Chiesa che i Pastori del gregge del Signore potessero liberare i singoli fedeli da ciò che restava dei peccati con l’applicazione dei meriti di Cristo e dei Santi, lentamente nel corso dei secoli, sotto l’influsso dello Spirito Santo, continuo animatore del popolo di Dio, portò all’uso delle indulgenze, con il quale si realizzò un progresso nella stessa dottrina e nella disciplina della Chiesa, non un mutamento, e dal fondamento della rivelazione è stato tratto un nuovo bene ad utilità dei fedeli e di tutta la Chiesa.
L’uso delle indulgenze, propagatosi un pò alla volta, allora soprattutto divenne nella storia della Chiesa un fatto molto evidente quando i Romani Pontefici decretarono che alcune opere più convenienti al bene comune della Chiesa «potessero sostituire tutta la penitenza» e ai fedeli «veramente pentiti e confessati dei loro peccati» e che avessero compiuto tali opere concedevano «per la misericordia di Dio onnipotente …, confidando nei meriti e nell’autorità degli Apostoli», «usando la pienezza della potestà apostolica», «il perdono non soltanto pieno ed abbondante, ma anche pienissimo dei loro peccati».
«L’Unigenito Figlio di Dio, infatti…, ha procurato un tesoro alla Chiesa militante e lo ha affidato al beato Pietro, clavigero del Cielo, e ai successori di lui, suoi vicari in terra,perché lo dispensassero ai fedeli per la loro salvezza e, per ragionevoli cause, lo applicassero misericordiosamente a quanti si fossero pentiti e avessero confessato i loro peccati, talvolta rimettendo in maniera totale e tal’altra in maniera parziale la pena temporale dovuta per i peccati, sia in modo generale che particolare (come giudicavano opportuno nel Signore). Si sa che di questo tesoro costituiscono un accrescimento ulteriore anche i meriti della beata Madre di Dio e di tutti gli eletti».

8. Detta remissione di pena temporale dovuta per i peccati, già rimessi per quanto riguardala colpa, con termine proprio è stata chiamata «indulgenza».
Essa conviene in parte con gli altri mezzi o vie destinate ad eliminare ciò che rimane del peccato, ma nello stesso tempo si distingue chiaramente da essi. Nell’indulgenza, infatti, la Chiesa, facendo uso del suo potere di ministra della redenzione di Cristo Signore, non soltanto prega, ma con intervento autoritativo dispensa al fedele debitamente disposto il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi in ordine alla remissione della pena temporale.
Il fine che l’Autorità ecclesiastica si propone nella elargizione delle indulgenze, è non solo di aiutare i fedeli a scontare le pene del peccato, ma anche di spingere gli stessi a compiere opere di pietà, di penitenza e di carità, specialmente quelle che giovano all’incremento della fede e al bene comune.
Se poi i fedeli offrono le indulgenze in suffragio dei defunti, coltivano in maniera eccellente la carità e, mentre elevano la mente al cielo, ordinano più saggiamente le cose terrene.
Il Magistero della Chiesa ha difeso ed esposto questa dottrina in vari documenti. Purtroppo nell’uso delle indulgenze si infiltrarono talvolta degli abusi, e perché a causa di concessioni non opportune e superflue veniva avvilito il potere delle chiavi e la soddisfazione penitenziale veniva indebolita, e perché a causa di «illeciti profitti» veniva infamato il nome di indulgenza. Ma la Chiesa, biasimando e correggendo tali abusi, «insegna e stabilisce che l’uso delle indulgenze deve essere conservato perché sommamente salutare al popolo cristiano e autorevolmente approvato da sacri Concili, mentre condanna quanti asseriscono la inutilità delle indulgenze e negano il potere esistente nella Chiesa: di concederle».

9. La Chiesa pertanto anche ai giorni nostri invita tutti i suoi figli a ben ponderare e riflettere quanto l’uso delle indulgenze sia di giovamento alla vita dei suoi figli, anzi, di tuttala società cristiana.
L’uso salutare delle indulgenze, tanto per ricordare le cose più importanti, insegna in primo luogo quanto sia «triste e amaro l’aver abbandonato il Signore Iddio». I fedeli, infatti,quando acquistano le indulgenze, comprendono che con le proprie forze non sarebbero capaci di riparare al male, che con il peccato hanno arrecato a se stessi e a tutta la comunità, e perciò sono stimolati ad atti salutari di umiltà.
Inoltre l’uso delle indulgenze ci dice quanto intimamente siamo uniti in Cristo gli uni con gli altri e quanto la vita soprannaturale di ciascuno possa giovare agli altri, affinché anche questi più facilmente e più intimamente possano essere uniti al Padre. Pertanto l’uso delle indulgenze eccita efficacemente alla carità e la fa esercitare in modo eminente, allorché vieneo offerto un aiuto ai fratelli che dormono in Cristo.

Come vedi, è cosa molto buona appropriarsi di questo immenso tesoro per farne del bene a noi e a tutti.
Ti ringrazio, ti saluto, ti prometto un ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo