Quesito
Gentilissimo Padre Angelo,
nei prossimi giorni ho intenzione di prendere un appuntamento con un giovane sacerdote della mia città per poter vivere (a Dio piacendo) il momento unico di grazia dato dalla Confessione Generale.
Mi sono riavvicinato da poco alla pratica religiosa e alla soglia dei 30 anni sento di dover assolutamente dare una svolta alla mia vita e vivere finalmente la chiamata ricevuta nel giorno del Battesimo senza gravi colpe ed incoerenze che crocifiggono ogni volta Nostro Signore Gesù Cristo.
Ultimamente ne ho sentite di ogni sulla Chiesa fra tradizionalisti che si oppongono al Vaticano II, giornalisti che mettono in dubbio la successione petrina a partire dal pontificato di Francesco e critiche (a volte anche condivisibili) nei confronti di alcuni prelati e/o consacrati che annacquano il messaggio evangelico diventando succubi del modernismo e delle mode attuali.
Le chiedo dunque alla luce di ciò: i sacramenti a cui mi accosto sono validi e leciti nonostante a volte senta mettere in dubbio (da soggetti con una ottima dialettica e sembrerebbe una buona preparazione) la liceità e/o validità della Santa Messa e del Sacramento della Riconciliazione? In tutto questo marasma che a volte mi turba io infatti credo fermamente che la presenza assidua all’Eucaristia domenicale, la preghiera giornaliera e il vivere da confessati in grazia di Dio siano la casa costruita sulla roccia che non mi farà vacillare mai nelle tempeste della vita.
Ho bisogno di sentire (non appena le sarà possibile) il suo parere rassicurante che tante volte mi ha scaldato il cuore quando leggevo le sue risposte colme di fermezza, speranza e profonda spiritualità ai miei fratelli e sorelle nella Fede che Le hanno scritto in tutti questi anni.
Scusi se sono stato prolisso e confusionario nella mia esposizione. La ricordo sempre nella preghiera. dio la benedica sempre e ovunque!
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. ringrazio insieme con te Nostro Signore perché non si è stancato di chiamarti.
Per usare il linguaggio di Sant’Agostino, ha bussato, ha picchiato, ha gridato e finalmente ha vinto la tua sordità.
Adesso sei pronto per essere di nuovo rigenerato alla vita di grazia, ad una vita di ordine soprannaturale che ti mette in comunione con Dio da cuore a cuore, anzi ti dà il possesso e la fruizione di Dio per quanto è possibile nella vita presente.
Tra breve farai la tua confessione generale e sarà per te quasi come un secondo battesimo.
2. Ulteriormente ringrazio con te Nostro Signore per il battesimo che hai ricevuto a suo tempo per mezzo del quale sei diventato di Cristo.
Sebbene nel tempo successivo ti sia allontanato dalla pratica religiosa, tuttavia il sigillo (teologicamente chiamato carattere) impresso in quel giorno è rimasto. Il carattere è lo stampo di Cristo impresso nella nostra anima.
In tutti questi 30 anni di vita è stato un richiamo permanente a Cristo.
Nonostante tanti atti contrari alla fede cristiana, il carattere non è stato cancellato e ha svolto la sua parte. Non è stato inutile.
Anche per questo sia benedetto Dio!
3. Adesso vengo più direttamente alla tua mail.
È pur vero quello che hai dovuto constatare.
Attorno a te trovi un clima secolarizzato che sembra svuotare il cristianesimo del suo nucleo essenziale, che è quello di rendere per grazia ciò che Cristo è per natura, e ridurre la Chiesa ad una organizzazione di volontariato sociale.
E trovi anche una parte, molto esigua per la verità ma rumorosa, ostinata nel sostenere che Papa Francesco non sia stato vero Papa, con la conseguenza che tutte le nomine da lui fatte sarebbero invalide. Sicché sarebbero invalide le ordinazioni episcopali fatte durante il suo pontificato e conseguentemente anche quelle sacerdotali. Con l’ulteriore conseguenza che sarebbe invalida la consacrazione dell’eucarestia nella Messa e invalida anche l’assoluzione sacramentale.
4. Quest’ultima, però, è una posizione insostenibile perché cozza contro la promessa di Cristo: “Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli…” (Mt 16-18-19) e contro la promessa fatta al momento della sua ascensione al cielo: “Ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
Senza una valida gerarchia che trasmette i divini poteri e abilita alla celebrazione dell’eucarestia e alla remissione dei peccati la Chiesa viene meno alla sua missione di alimentare la vita di fede e di purificare dal peccato.
5. Cristo sta insieme con noi fino alla fine del mondo e ha messo Pietro come capo visibile della Chiesa e segno vivo di unità.
Sicché dove c’è Pietro, lì c’è la Chiesa, secondo la bella espressione di Sant’Ambrogio (ubi Petrus ibi Ecclesia).
E dove non c’è Pietro, lì propriamente parlando non c’è la vera Chiesa voluta da Cristo.
Per questo l’Istruzione Dominus Jesus afferma che dove non c’è la successione apostolica non si può parlare propriamente di Chiesa (questo vale per i riformati, e cioè per i protestanti) e dove c’è la successione apostolica ma manca la comunione con Pietro (questo è per gli ortodossi) si può parlare di Chiesa ma in senso imperfetto.
6. Cristo e Pietro sono strettissimamente congiunti.
Secondo Sant’Agostino Cristo si è legato a Pietro con un legame indissolubile simile a quello del matrimonio.
Ecco che cosa scrive: “Quando affidò le proprie pecore a Pietro come a persona distinta, Cristo volle immedesimarlo con sé, sicché, consegnando a lui le pecore, il Signore restò sempre il capo e Pietro rappresentò il corpo, cioè la Chiesa, e tutt’e due, come lo sposo e la sposa, fossero due in una sola carne.
A tal fine (cioè per non affidare come ad un estraneo le proprie pecore) cosa gli chiede prima di consegnargliele? Pietro, mi ami tu?
E rispose: Ti amo. E di nuovo: Mi ami? E rispose: Ti amo. E per la terza volta: Mi ami? E rispose: Ti amo (cfr. Gv 21, 15-17). Vuole renderne saldo l’amore per consolidarlo nell’unità con se stesso. Egli solo pertanto pascola nei pastori, ed essi pascolano in lui solo” (Discorsi, 46,30).
7. Pertanto vai avanti con fiducia e con sicurezza.
Cristo ti attende alla confessione sacramentale. Lì vuole fare con te quello che fa con il suo popolo santo, secondo la bella espressione di San Paolo: “Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” (1 Cor 6,11).
Ne uscirai fuori “lavato” da ogni macchia di peccato, “santificato” con la grazia santificante e con la presenza personale di Dio dentro di te, “giustificato” e cioè non solo dichiarato giusto, ma reso interiormente giusto.
Tutto questo “nel nome del Signore Gesù” e cioè per i meriti di Cristo che ti vengono appropriati e diventano cosa tua, la tua vera ricchezza.
Il tutto ancora “nello Spirito del nostro Dio” e cioè per opera dello Spirito Santo che per mezzo della assoluzione sacramentale data dal sacerdote viene ad abitare insieme con la carità nel tuo cuore (cfr. Rm 5,5).
Ti accompagno con la preghiera in questo momento straordinario della tua vita perché la grazia di Dio venga infusa con particolare abbondanza.
Ti ringrazio per la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo
Questo articolo è disponibile anche in:
