Quesito

Caro Padre Angelo.
la ringrazio per il tempo che mi ha dedicato e spero che me ne dedicherà ancora un po’, e volevo rispondere con alcune considerazioni.
1. forse mi ha frainteso: è vero che io voglio fare l’amore con la mia ragazza prima del matrimonio, ma non intendo assolutamente usarla come un oggetto. Penso semplicemente che il sesso, a prescindere dal fatto che sia ricreativo o procreativo, sia una cosa meravigliosa se fatto tra due persone che si amano davvero come lo siamo noi due: una esperienza che sento di voler provare e, soprattutto, che le voglio far provare.
2. la maggior parte dei credenti vede il sesso molto peggio di come lo vedo io (se di mala visione si può parlare se si parla della mia).
3. se il nostro corpo non è strumento di libidine perchè proviamo il piacere?
4. io il mio corpo con la mia ragazza cerco di usarlo soprattutto per dimostrarle affetto e amore. Ma questo non mi da la sensazione di dover escludere la sfera del piacere fisico
5. A un certo punto lei dice: Già l’espressione è brutta: perchè non dovremmo fare sesso. Sembra che la vita sessuale sia come fare la …
perché si è interrotto? cosa voleva dire?
6. perché fuori dal matrimonio non ci si può donare completamente alla persona che si ama?
grazie ancora per il tempo dedicatomi
con affetto
N.


Risposta del sacerdote

Carissimo N.,
1. ti ringrazio anzitutto per il garbo e per la precisione con cui replichi alla mia risposta.
È un piacere dialogare con persone che non fanno affermazioni generiche, quali ad esempio: non sono d’accordo sulla dottrina della Chiesa a proposito della morale sessuale. Ma non indicano neanche un punto da cui partire per interloquire. Sono affermazioni così generiche che di fatto chiudono il dialogo.
La tua replica invece è articolata per punti e ben argomentata. E indirettamente rivela un interlocutore intelligente, non chiuso in se stesso, e alla ricerca della verità.

2. Mi scrivi: “forse mi ha frainteso: è vero che io voglio fare l’amore con la mia ragazza prima del matrimonio, ma non intendo assolutamente usarla come un oggetto. Penso semplicemente che il sesso, a prescindere dal fatto che sia ricreativo o procreativo, sia una cosa meravigliosa se fatto tra due persone che si amano davvero come lo siamo noi due: una esperienza che sento di voler provare e, soprattutto, che le voglio far provare”.
Nella mia prima risposta, forse anche a motivo della stringatezza della tua domanda, pensavo di trovarmi di fronte ad un ragazzo che intende vivere solo l’aspetto ludico della sessualità. A questo mi aveva indotto l’espressione: far sesso a scopo ricreativo.
Ti ringrazio della precisazione.
Mi dici anche che non intendi assolutamente usare la tua ragazza come un oggetto.
Dal momento che le vuoi bene, questo è il minimo che tu potessi dire. E ti fa onore.
Poi soggiungi che senti di voler provare e, soprattutto, farle provare, l’esperienza sessuale.
La riposta è semplice: solo nel matrimonio questa esperienza è carica del suo significato.
Prima ne è grandemente svuotata, si mescola con una grande bugia e porta infine allo spegnimento dell’amore.
Infatti il rapporto sessuale sta a dire che ci dona totalmente uno all’altro, che si è uno proprietà dell’altro in tutte le proprie componenti: fisiche, psichiche, spirituali e morali.
Ma prima del matrimonio i due sono consapevoli di non essere l’uno dell’altro, di non essersi definitivamente impegnati.
Inoltre in queste relazioni sessuali, o per meglio dire genitali, si vanifica la finalità procreativa che è invece quella che rivela la grandezza del gesto. Nelle relazioni sessuali prematrimoniali la contraccezione è d’obbligo, non è vero? Sarebbe un atto di grave irresponsabilità nei confronti del figlio procreare al di fuori del quadro anche giuridico di cui egli ha bisogno per essere perfettamente tutelato nei suoi affetti e nelle sue necessità.
Ma la contraccezione non mostra che di fatto ci si rifiuta di donarsi in totalità? E questo proprio mentre ci si vuol dire che ci si dona in totalità?
Non è una contraddizione questa? Sì, è una contraddizione che svuota il gesto sessuale e lo falsifica.
A questo punto ti accorgi che l’atto non è più una vera donazione e che nonostante tutte le dichiarazioni verbali si conclude nella ricerca di un piacere che in sé è legittimo e carico di valore quando è pieno di tutti i suoi significati, ma che strumentalizza il proprio corpo e il corpo dell’altro quando questi significati non vengono raggiunti.
Del sesso rimane solo l’aspetto ludico, ricreativo, come l’avevi giustamente chiamato nella tua prima e-mail.
E a questo punto è fatale che il rapporto slitti verso la pura ricerca della soddisfazione personale, larvata esternamente dall’idea di far contenta l’altra parte. Ma la donazione vera non c’è.
E poiché è solo questa che in definitiva appaga la persona e la fa crescere nell’amore, dopo qualche tempo (ma non ci vuole molto) i due aprono gli occhi e si accorgono che viene meno il rispetto reciproco.
La contraccezione è a suo modo un dire chiaramente all’altro che non lo si prende com’è, ma lo si vuole fatto a proprio uso e consumo. La pillola e il profilattico, ad esempio, non dicono forse tutto questo?
E allora la strada diventa tutta in discesa. Scambiato l’amore vero con l’attrazione erotica, poco per volta anche l’amore vero si spegne, come mostra la triste esperienza di tanti che finiscono la loro relazione prima (e pazienza se avviene solo prima!) e dopo il matrimonio.

3. Nel punto 2 mi dici che “la maggior parte dei credenti vede il sesso molto peggio di come lo vedo io (se di mala visione si può parlare se si parla della mia)”.
Può darsi, ma non è il comportamento della maggior parte dei credenti che fa la verità.
I dati statistici e i rilevamenti della sociologia riferiscono il comportamento di persone che portano in sé le ferite del peccato originale, ma non costituiscono un criterio veritativo.
Bisogna sempre fare attenzione a non costituire il proprio comportamento o quello altrui come criterio normativo di condotta.
È necessario ispirarsi ai criteri di una coscienza retta e vera.

4. Nel punto tre osservi: se il nostro corpo non è strumento di libidine perchè proviamo il piacere?
Il piacere è lo stato di appagamento che si prova quando si consegue un bene.
La natura (o, per meglio dire, l’Autore della natura) lo annette come premio ed incentivo per un’azione giusta, lodevole e doverosa.
Il piacere lo si sente anche quando si mangia. Ed è uno stimolo a nutrire il nostro corpo, a tenerlo in forze perché possiamo compiere il nostro dovere verso noi stessi e verso tutti. Ma il piacere non è il fine del mangiare. È incentivo e premio allo stesso tempo.
Se la libidine fosse il criterio ultimo del nostro mangiare, il nostro corpo avrebbe solo una funzione strumentale in vista del piacere e sarebbe ridotto a ben poca cosa. Neanche per gli animali è così, perché anch’essi mangiano in vista di una utilità e non semplicemente per la libido.
La gratificazione che si prova nel rapporto sessuale compiuto nell’intimità casta all’interno del matrimonio non è assimilabile alla libidine. Se così fosse, si ridurrebbe l’altro ad essere strumento di piacere fisico. La gratificazione è legata invece al donarsi intero della persona. E questa gratificazione non è libidine.
Per libidine intendo la ricerca del piacere finalizzata a se stessa.

5. Al punto 4 scrivi: “io il mio corpo con la mia ragazza cerco di usarlo soprattutto per dimostrarle affetto e amore. Ma questo non mi da la sensazione di dover escludere la sfera del piacere fisico”.
La dimostrazione di affetto rivolta a qualunque persona, specie ad una persona che si ama in modo particolare, è sempre sorgente di piacere. Ma non è un piacere erotico.
La soddisfazione che si prova nel dare e nel donare tocca anche fisicamente. Ma non è una soddisfazione erotica, genitale.
Tu scrivi “Ma questo non mi da la sensazione di dover escludere la sfera del piacere fisico”. Ti rispondo: questa esclusione è solo temporanea, è per il periodo prematrimoniale, per non profanarla, per non svuotarla del suo significato autentico e per non spegnere l’amore. Quando invece sarà fatta all’interno del matrimonio avrà tutto il suo significato.

6. Mi chiedi successivamente perché dopo aver detto che l’espressione fare sesso è brutta e da l’impressione che la vita sessuale sia come fare la… abbia interrotto la frase. Volevo dire che da l’impressione di dover espletare una necessità che ha delle analogie con altre necessità metaboliche e fisiologiche per cui le persone sentono l’esigenza costrittiva di andare in bagno.

7. Finalmente mi chiedi perché fuori dal matrimonio non ci si può donare completamente alla persona che si ama?
La risposta è già presente in quanto ti ho detto nel punto 2.
Ma in breve potrei dire che non è un vero donarsi completamente. Tutto quello che fai non è un donarsi completo. C’è solo qualcosa del donarsi completo, e cioè la simulazione.

Caro N., ho concluso questa lunga replica.
Sono contento di avere dedicato il mio tempo a te, alla tua ragazza e a tanti altri che voi sono alla ricerca delle autentiche motivazioni dell’agire.
E sono contento di dedicarne dell’altro, se lo desideri.
Come vedi, non ti ho mai portato motivazioni di fede. Sono rimasto a motivazioni che tutti possono comprendere con le sole risorse della ragione.
Ma la fede cristiana, permittimi di dirlo, conferisce un orizzonte nuovo a tutto quello che ti ho detto, e fa capire che solo attraverso questa strada si attinge quella santità (il vero obiettivo della vita di ogni uomo), che consiste nel portare il nostro amore alla sua massima perfezione, espansione e gratificazione.

Ti saluto anch’io con affetto, ti accompagno nel tuo cammino con la preghiera e con la mia benedizione.
Padre Angelo