Quando l’ira non è peccato

Quesito

Caro Padre Angelo,
Sul Vangelo leggiamo che Gesù scacciò i mercanti dal tempio rovesciano i tavoli e usando una frusta. Quello che mi chiedevo è: Gesù è nato senza peccato, ma in quel momento pecca di Ira o di Violenza? So che la risposta è no ma vorrei capire il perché. Grazie anticipatamente per la risposta… un grande saluto


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. quando si parla di ira è necessario distinguere tra sentimento (passione) e vizio capitale (peccato).
Il sentimento dell’ira, e cioè quella reazione che istintivamente si prova dinanzi ad una determinata realtà quando la si percepisce come un male da eliminare, non è né buono né cattivo. Come tutti gli altri sentimenti, di per sé è neutro.
Di fatto diventa buono o cattivo dipendentemente dall’uso che se ne fa.
Come il sentimento o passione dell’amore diventa buono quando si ama Dio o il prossimo e diventa cattivo quando si ama il male e il peccato, così l’ira può essere buona se ci si accende di sdegno per le cose sante che vediamo profanate, oppure cattiva quando ci si adira a sproposito.

2. Come vedi, l’ira non sempre è peccato.
Lo diventa quando lo sdegno è fuori posto oppure è esagerato.
Oppure anche perché si lascia correre tutto, compreso il male. In questo caso vi è peccato per mancanza d’ira.
L’ira può essere buona o cattiva a seconda che sia espressa secondo ragione oppure fuori ragione.
L’ira, come qualsiasi altra emozione o passione “può essere o non essere regolata dalla ragione, e quindi assolutamente considerata non implica né merito né demerito, ossia né lode né biasimo. Ma in quanto essa è regolata dalla ragione, può avere l’aspetto di cosa meritoria, o lodevole; oppure, in quanto non è così regolata, può essere demeritoria e biasimevole” (Somma teologica, II-II, 158, 2, ad 1).

3. Intanto va ricordato che le emozioni, compresa l’ira, hanno nella nostra vita una loro valenza.
Scrive San Tommaso: “La passione dell’ira, come tutte le altre emozioni, serve a rendere l’uomo più pronto nell’eseguire ciò che detta la ragione. Altrimenti l’appetito sensitivo sarebbe inutile: mentre "la natura non fa niente di inutile" (Somma teologica, II-II, 158, 8, ad 2).

4. Vediamo quando l’ira è buona o cattiva.
Dice San Tommaso: “Due possono essere i rapporti dell’ira con la ragione.
Primo, l’ira può essere antecedente. E allora essa svia la ragione dalla sua rettitudine e quindi è peccaminosa.
Secondo, può essere conseguente: in quanto l’emozione viene mossa contro i vizi secondo l’ordine della ragione. L’ira in tal senso è buona ed è chiamata zelo.
Ecco in proposito le parole di S. Gregorio: "Si deve soprattutto badare a che l’ira, di cui ci si serve come di uno strumento della virtù, non domini l’animo affinché non vada innanzi da padrona, ma sia soggetta come serva, e le tenga sempre dietro" (Moralia 5,45).
E sebbene quest’ira nell’esecuzione dell’atto ostacoli in qualche modo il giudizio della ragione, tuttavia non ne compromette la rettitudine. Di qui le parole di S. Gregorio: "L’ira dello zelo turba l’occhio della ragione; mentre l’ira del peccato l’acceca"” (Somma teologica, II-II, 158,1, ad 2).

5. L’ira, e cioè lo sdegno che ha provato il Signore nel vedere il Tempio trasformato in una spelonca di ladri, è stata un’emozione conseguente ed esercitata secondo ragione.

6. Talvolta potrebbe esserci peccato per mancanza d’ira.
San Giovanni Crisostomo dice che "chi non si adira quando c’è motivo di farlo, pecca.
Infatti la pazienza irragionevole semina i vizi, nutre la negligenza, e invita al male non solo i cattivi, ma anche i buoni" (Op. imp. in Mt. hom. 11).
Quando non si elimina il male, anche col castigo, là dove ve ne è bisogno, “indubbiamente si commette un peccato” (San Tommaso, Somma teologica, II-II, 158,8).

7. Purtroppo in noi l’ira molto spesso è antecedente, sicché gli atti compiuti sotto il suo effetto facilmente portano fuori dalla regolatezza richiesta nella virtù e diventa peccaminosa.

Ti ringrazio del quesito, ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo