Quesito

Carissimo P. Angelo Bellon op,
ho letto alcune risposte sul tema date ad altri, e su questo rimangono molti nodi da sciogliere. Mi spiego, premetto che sia io che mia moglie ci teniamo moltissimo a vivere in grazia di Dio e con i sacramenti, per cui non vorremmo evitare di accostarci ad Essi per poca chiarezza, e passo ad esporre i quesiti che ci confondono:
1) Quando mi confesso in base al sacerdote c’è una valutazione diversa, esempio tipico e ‘‘‘‘giudicate secondo coscienza’‘‘, oppure assolutamente no, o astinenza o metodi naturali. Ho tre figli, e mia moglie oltre ad avere un ciclo non regolare ha avuto esportate la tiroide per un tumore, quindi dal punto di vista ormonale e ancora più scompensata, io amo i bambini se potessi vorrei averne una dozzina. Ma la mia volontà cozza con la fattibiltà di mettere al mondo figli che vanno curati, accuditi, seguiti, e fare l’impossibile per garantire loro un futuro, in poche parole si è richiamati ad una paternità responsabile.
2) Con mia moglie usciamo da una crisi matrimoniale che ci ha visto sull’orlo della separazione, grazie a Dio e ad una terapia di coppia che abbiamo voluto fare per salvare il matromonio ci stiamo riprendendo, i rapporti con mia moglie ho notato che aldilà dell’aspetto puramente carnale, aiutano atteaverso abbracci ed effusioni a rinsaldare l’unione. Vedo che si rasserenano tensioni, e quei minuti tutti per noi, rubati al menage familiare ci aiutano, dovrei dire stop a questo aspetto della vita matrimoniale. Io sono un pessimo giudice, ma quando sarebbe bello fare qualcosa di armonioso in condivisione con la volontà della chiesa. Non riesco ad uscire da questo stallo, non so a chi rivolgermi per rimanere nella chiesa e conciliare una vita di coppia serena, che anche nella sua intimità la possa vivere serenamente.
3) Alcuni amici hanno preferito fare a modo loro, frequentando la chiesa a modo loro, non riuscendo a condividere certe chiusure, ammetto che la vita di oggi non lascia tanto spazio al dialogo, ma possibile che si debbano perdere tante anime senza dar lor un metodo fattibile che non contrasti con la morale religiosa?
Grazie con fede.
Mariano


Risposta del sacerdote

Caro Mariano,
1. dobbiamo partire dal presupposto che tutto quello che Dio ci comanda è per il nostro bene.
E che tutto quello che ci proibisce è ugualmente per il nostro bene.
Dio non ha alcun tornaconto personale nel darci determinate regole.
Attraverso la sua legge vuole preservare puro il nostro amore.

2. Hai trovato confessori con opinioni diverse.
Però mi pare che tu conosca la legge di Dio, così come è autorevolmente e infallibilmente interpretata dalla Magistero della Chiesa.

3. L’intimità coniugale è un bene molto importante per la vita di coppia.
Il Concilio Vaticano II dice: “Là dove, infatti, è interrotta l’intimità della vita coniugale non è raro che la fedeltà corra rischi e possa venir compromesso il bene dei figli: allora sono in pericolo anche l’educazione dei figli e il coraggio di accettarne altri” (GS 51).

4. Tuttavia, dice il medesimo Concilio, “i coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che sia conforme alla legge divina stessa, docili al magistero della Chiesa, che in modo autentico quella legge interpreta alla luce del vangelo” (GS 50).
Quando alcuni sacerdoti dicono di comportarsi secondo coscienza dicono una cosa esatta se s’intende una coscienza che sia conforme alla legge divina stessa.
La coscienza non ha il compito di stabilire la legge morale, ma di riconoscerla e di esserle fedele.

5. Inoltre “quando si tratta di comporre l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti e sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana, e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale.
I figli della Chiesa, fondati su questi principi, non potranno seguire strade che sono condannate dal Magistero nella spiegazione della legge divina” (GS 51).

6. Nel vostro caso tutto o quasi sarebbe appianato se aveste da sempre conosciuto e applicato i metodi naturali.
Nella situazione particolarmente delicata in cui versa il vostro matrimonio, riconoscendo che dall’astensione dell’intimità coniugale il vostro matrimonio correrebbe grossi rischi e che da quelle intimnità – sebbene non conformi alla legge di Dio – vengono appianate indirettamente alcune difficoltà, io vi direi di comportavi con molta sincerità davanti a Dio: e cioè di chiamare ogni cosa col proprio nome e di riconoscere umilmente che in un punto importante dell’etica coniugale e della vita cristiana non siete all’unisono con la sua volontà. E di riconoscere anche  che quegli atti non vi purificano e non vi santificano.
Proprio per questo mi faccio eco di quanto diceva Paolo VI: “E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (HV 25).

7. Invece non è umile l’atteggiamento di alcuni tuoi amici che si sarebbero allontanati dai sacramenti perché vedono che la Chiesa non allarga la legge morale.
A parte il fatto che la Chiesa non è arbitra della legge di Dio, ma ne è ministra (e ad ogni ministro si richiede di essere fedele), è vero invece il contrario: quando uno comincia a mettere da parte Dio proprio nel nucleo più intimo della propria vita e decide di comportarsi autonomamente come se non vi fosse un obiettivo di santità e di comunione con Dio da raggiungere, facilmente si mette da parte Dio anche in tutto il resto. Dio, la vita in Cristo, non è più il punto di partenza e il punto di arrivo dell’intera esistenza, compresa l’intimità coniugale.
Dio diventa ininfluente. Tutt’al più ci si ricorda di lui per domandare grazie.
Tienilo dunque per certo: non è la legge morale che allontana la gente dalla pratica religiosa, ma è la vita non conforme alla legge di Dio che spegne la pratica religiosa. E questo perché il disordine sessuale spegne il gusto di Dio.

Ti assicuro il mio ricordo nella preghiera.
Ricorderò al Signore anche tutta la tua famiglia e di cuore la benedico.
Padre Angelo