Quesito

Caro Padre Angelo,
scorrendo il Codice di Diritto Canonico ho notato che l’aborto è sempre punito con la scomunica mentre l’omicidio con pene differenziate. Non è un po’ contraddittoria simile posizione, visto che il giudizio morale su questi atti è lo stesso?
Un caro saluto,
Michele


Risposta del sacerdote

Caro Michele,
1. è vero, il CJC prevede la scomunica riservata al vescovo per chi procura l’aborto, ma non la prevede per l’omicidio volontario.
Il motivo è semplice ed evidente.
Giovanni Paolo II, nell’enciclica Evangelium vitae, dice che “nella Chiesa la pena della scomunica è finalizzata a rendere pienamente consapevoli della gravità di un certo peccato e a favorire quindi un’adeguata conversione e penitenza” (EV 62).

2. Ora tutti sanno che l’omicidio volontario è un male, perseguito dallo stato.
Per l’aborto invece vi è addirittura un aiuto da parte dello stato: la sua attuazione e la degenza ospedaliera è gratuita.
Questo può generare confusione e di fatto l’ha generata, inducendo a pensare che quanto lo stato permette non sia un male.

3. I vescovi italiani, in un’istruzione pastorale dell’8.12.1978, hanno affermato: “A chi ben rifletta non può sfuggire il fatto che l’aborto è un omicidio qualificato, perché il nascituro è del tutto incapace di una difesa personale; l’intervento penale della Chiesa si pone a difesa del nascituro, tanto più che lo stato, almeno in alcuni casi, come da noi, non considera più l’aborto come reato, mentre conserva la qualifica di reato per l’omicidio”.

4. Le cose sono così lampanti che gli omicidi volontari sono in Italia circa 700-800 all’anno. Mentre per l’aborto si parla di cifre immensamente più alte: 130.000 compiuti nelle strutture pubbliche, senza contare i clandestini e gli effetti abortivi della pillola RU 486.
Vi è anche la pillola del giorno dopo. Ma qui non si può sapere quante siano le vite umane eliminate.

Ti saluto cordialmente, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo