Quesito

Salve Padre Angelo
Le scrivo questa lettera per avere dei consigli riguardanti il modo di vivere la fede in Gesù Cristo:
Sono molto giovane infatti ho 16 anni, ma trovo la mia felicità nel Signore, e vivo la mia fede in modo corretto anche se, a volte vengo definito non proprio esplicitamente da alcune persone della parrocchia come "tradizionalista". 
Io non credo assolutamente alla differenza tra "tradizionalisti" e "modernisti", per me siamo tutti cristiani, anche se però esistono modi diversi di vivere la propria comunione con il Signore. 
Ad esempio vedrò di essere più pratico: Io intendo la messa come qualcosa di estremamente serio, ma allo stesso tempo sono gioioso, perché so che sono vicino al Signore. Non amo profondamente i canti di oggi, benché pieni di significato, ma preferisco ad esempio il Canto Gregoriano, che suscita nel mio cuore solennità e allo stesso tempo serenità, cosa che gli altri canti non mi comunicano e amo molto la lingua latina. Per me la liturgia è sacra, non riesco a sopportare i canti con i battiti di mani, o con i gesti, e sono molto ferreo nei regolamenti liturgici.
Non amo stravaganze come "Danze liturgiche" compiute durante la celebrazione (a parte il fatto che sono un abuso), Adorazioni eucaristiche fantasiose, e altre cose alquanto strane, fatte con il solo pretesto di attirare i giovani. Cosa che non accade, perché siamo sempre gli stessi giovani a frequentare la Chiesa (ciò mi dispiace molto), comunque guarda caso proprio in molti articoli di giornale su Internet vedo con piacere che molti giovani tornano a frequentare la messa in forma straordinaria del Rito Romano, proprio perché comunica qualcosa di unico. Non voglio dire con ciò che la messa in forma ordinaria non mi piace, la considero pur sempre alla pari della forma straordinaria. Guai a me se non fosse così.
Tale gioia che provo, dalla maggior parte delle persone non viene capita, perché mi ritengono una persona seria, che non ha voglia di manifestare la gioia per il Signore, o che rifiuta sempre di partecipare a certe attività, che personalmente non condivido, non perché siano sbagliate ma perché ho una spiritualità diversa, e devo dire estremamente rara, in particolar modo in un giovane, ma sono così e non posso farci nulla.
Per me il Signore è come un amico, ma è allo stesso tempo il mio Dio e il mio sovrano. Non so se ho reso l’idea.
Faccio bene a esser così o magari sbaglio? Pongo sempre a me stesso questa domanda. Lei cosa mi consiglia?
Ringrazio anticipatamente, e che Dio le dia sempre la forza di continuare a svolgere con gioia il suo ministero.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. mi pare di notare in te, ragazzo di sedici anni, una maturità superiore a quella dei tuoi coetanei.
Penso che si tratti certamente di sensibilità e di predisposizioni naturali (scrivi infatti: “ma sono così e non posso farci nulla”).
Ma credo anche che si tratti anche di doni di grazia, di una sensibilità infusa  da Dio stesso che ti attrae verso quella che tu definisci una spiritualità diversa.

2. Ieri noi domenicani abbiamo celebrato la festa di San Tommaso d’Aquino. Ho ancora l’animo pieno di quanto abbiamo vissuto e per questo faccio volentieri riferimento a lui, soprattutto alla sua esperienza di adolescente.
Aveva sedici anni quando lasciò l’abbazia di Montecassino per recarsi all’università di Napoli.
Era diverso dai suoi compagni. Era raccolto, taciturno e nello stesso tempo aveva una grande gioia perché possedeva Dio e raccordava tutto quanto vedeva a Dio. Nella sua compostezza e serietà c’era una soavità che emanava dal suo volto e dal suo portamento.
Quando sarà più avanti negli anni, i suoi primi biografi diranno che era sempre pieno di Spirito Santo, tanta era la serenità che di cui godeva e che spandeva attorno a sé.

3. Napoli era un città incantevole, con un golfo splendido e il mare davanti. Accanto c’era una campagna fertile. Il clima era salubre. Molti signori avevano stabilito la loro dimora in quella città. E insieme con le loro ricchezze vi avevano portato anche i mali originati dall’attaccamento alle ricchezze dal momento che “l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali” (1 Tm 6,10). Sicché si diceva a quei tempi: Napoli è un paradiso terrestre, ma abitato da demoni.
Molti giovani che frequentavano l’università si lasciavano travolgere dal clima godereccio che si era instaurato.
Napoli rappresentava per Tommaso il pericolo che Cartagine fu per Agostino.
Ma mentre Agostino, non ancora battezzato e privo delle risorse della grazia, ne rimase travolto, Tommaso e per la sua indole e per la formazione ricevuta dai monaci benedettini di Montecassino si accorse del pericolo, si comportò come Daniele in Babilonia e non si lasciò contaminare dal clima morale della città.
Tutto questo per dirti: conserva gelosamente i talenti di natura e di grazia che il Signore ha messo dentro il tuo cuore.
Sono una ricchezza per te, per i tuoi compagni e per tutta la Chiesa.

4. Vengo adesso ad alcune annotazioni.
Circa la Messa celebrata secondo il Novus Ordo: indubbiamente ha dei vantaggi nei confronti della gente che ne viene resa partecipe.
C’è la Parola di Dio ascoltata. Prima la leggeva il sacerdote a bassa voce, mentre la gente soddisfaceva alle proprie devozioni.
C’è l’interagire col sacerdote nelle acclamazioni sicché la celebrazione della Messa non è solo un atto del sacerdote cui la comunità assiste, ma l’offerta del Sacrificio da parte della Chiesa o della comunità per mezzo del sacerdote.
Mi dici che nelle Messe celebrate col Vetus Ordo c’è qualcosa di sacro che colpisce.
Questo può esserci benissimo anche nella Messa celebrata secondo la Riforma. Dipende da come viene celebrata. Io ho visto sacerdoti celebrare con vera devozione così come ho visto sacerdoti celebrare con il rito vecchio ma senza alcun trasporto.
Sulla musica e sui canti che vengono eseguiti in tante Messe spesso si sente un modo di cantare che forse può piacere sul momento, ma che crea un senso di sciatto e che non eleva in nessuna maniera. Su questo ti do ragione.

5. Personalmente sono convinto che molto dipenda dal sacerdote che celebra.
Se qiesti fino all’ultimo ride, scherza, parla, gioca, sarà difficile per lui immergersi in quel clima nuovo che porta alla presenza di Dio, fa ascoltare con attenzione e con commozione la sua Parola, si unisce alle intenzioni salvifiche per le quali Gesù Cristo compie il sacrificio di Sé sull’altare per la vita di chi è presente e per tutto il mondo.
In passato la preparazione era obbligatoria e nelle Sacrestie c’erano grandi cartelloni con tutte le preghiere che i sacerdoti dovevano dire in ginocchio prima della celebrazione e ce n’erano altre che dovevano ugualmente dire in ginocchio terminata la celebrazione della Messa.
Queste preghiere non sono state tolte, tanto che vi sono tutte in fondo al Messale. Ma chi le recita?
Capisco che terminata la Messa ci si debba salutare.
È cosa doverosa anche questa.
Ma poi il sacerdote deve tornare alla Comunione che ha appena fatto e continuare a stare in comunione col Signore, riascoltare gli echi della sua Parola e farla vibrare nella propria anima, raccomandare al Signore più a lungo che può se stesso e i fedeli che gli sono stati affidati.
Pertanto i riti sono importanti. Ma tutto può essere banalizzato se non vengono compiuti e preparati dall’atteggiamento interiore.
Mi è capitato di vedere sacerdoti giovani che uscivano per celebrare la Messa col tricorno in testa, ma di soprannaturale nel loro atteggiamento non c’era nulla. Nulla che elevasse. Si sentiva che c’era solo esteriorità.

6. Mi dici che molti giovani vanno alla Messa celebrata col vecchio Rito e che provano qualcosa di unico.
Io dico: come sarebbe bello invece se ci celebrasse col Nuovo Rito ma con la devozione e la preparazione dovuta!
Si avvertirebbe che la Liturgia rinnovata non toglie nulla a quanto di bello e di sacro c’era precedentemente, ma lo arricchisce rendendo più piena la partecipazione al Mistero, alla Realtà nascosta, e la fa gustare maggiormente.

7. Alcuni (forse: molti) sacerdoti per rendere attraente la partecipazione alla Messa e alla preghiera cercano sempre qualcosa di nuovo e pensano di aiutare maggiormente la partecipazione “distraendo” in continuazione.
Sì, forse riescono a far seguire di più sul momento.
Ma se non premono sulla vita di grazia, sulla santità di vita da condurre, se non fanno “gustare la buona parola di Dio e i prodigi del mondo futuro” (Eb 6,5), se non vanno in profondità costruiscono poco e non avvicinano a Gesù Cristo.

8. Gesù Cristo è Dio venuto tra noi, si intrattiene con noi come con amici. Ci chiama ad un’intimità con Lui che non ha eguali in questo mondo.
Ma rimane sempre Colui che San Paolo definisce “nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo” (Tt 2,13).
Dinanzi a Lui talvolta proviamo un grande senso di vicinanza e di intimità, come quello provato da Giovanni nell’ultima Cena quando posò la testa sul petto del Signore.
E qualche altra volta ci sentiamo come Giovanni quando vide Gesù risorto secondo la descrizione dell’Apocalisse: “Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi” (Ap 1,17-18).
Nella liturgia della Chiesa e nella nostra esperienza personale passiamo e dobbiamo passare dall’uno all’altro di questi sentimenti.
La liturgia li deve favorire e tutte e due.
Rimane vero però che quando favorisce l’intimità lo fa sempre attraverso un grande senso di raccoglimento.

In conclusione: continua così.
Non reprimere la sensibilità innata e la sensibilità infusa soprannaturale da Dio nel tuo cuore.
Senza giudicare gli altri, nella persuasione che vi sono diverse sensibilità e che il Signore trae ognuno secondo le proprie personali necessità, continua per questa strada, che arricchisce te, gli altri e la Chiesa tutta.
Ti ricordo al Signore perché ti consolidi sempre più nell’unione con Lui e ti benedico.
Padre Angelo