Mi domando che cosa posso offrire al Signore se alla sera constato che sono tante le occasioni sprecate o vissute nell’insofferenza

////Mi domando che cosa posso offrire al Signore se alla sera constato che sono tante le occasioni sprecate o vissute nell’insofferenza

Mi domando che cosa posso offrire al Signore se alla sera constato che sono tante le occasioni sprecate o vissute nell’insofferenza

Carissimo Padre
Cosa è lecito offrire a Dio? Quando al mattino Gli si offre l’intera giornata, se animati dalle migliori intenzioni, è sicuramente una cosa buona. Però per quanto mi riguarda, alla sera constato che sono tante le occasioni sprecate, e non solo a causa di omissioni, ma anche e soprattutto per aver mal sopportato quelle situazioni avverse che, se vissute cristianamente, mi avrebbero fatto crescere spiritualmente.
Allora mi domando se il giorno seguente abbia senso continuare a offrire l’intera giornata sapendo che alcune situazioni (non essendo cambiate rispetto al giorno passato) presumibilmente daranno luogo se non a peccati gravi ma almeno a delle imperfezioni o peccati veniali.
Analogamente le chiedo se durante la celebrazione della s. Messa si possano offrire le sofferenze della settimana, essendo coscienti di non averle vissute santamente.
Temo che la risposta sia negativa perché Dio merita solo offerte pure; ma allora a chi non è un santo, o meglio a chi non è perfetto, cosa gli rimane da offrire al Signore?
La ringrazio per la pazienza e costanza che ha nel rispondere alle nostre tante domande, che il Signore la ricompensi.
Le chiedo se può raccomandarmi a Maria perché possa avere ogni giorno qualcosa da offrire al Signore, anche se di poco valore e magari a me passato inosservato.
Viola


Cara Viola,
1. è lecito, anzi è necessario offrire al Signore tutto quanto di buono compiamo nella vita.
In questo modo lo trasformiamo in un atto di lode e di amore per il Signore.
È questo il significato di quanto si legge all’inizio del capitolo dodicesimo della lettera ai Romani: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale” (Rm 12,1).

2. Offrire il proprio corpo è la stessa cosa che offrire tutte le nostre azioni.
Occorre ricordare però che le nostre azioni – una volta offerte – non sono più proprietà nostra, ma sua.
E allora non bisogna andarsele a riprendere vantandoci davanti agli altri dei nostri successi, come se non fossero dono suo, o elencando le pene che abbiano dovuto sopportare.

3. Questo sacrificio secondo San Paolo è un sacrificio vivente.
Al contrario dei sacrifici degli animali che venivano offerti dopo la loro morte, noi invece offriamo un sacrificio vivente e pertanto permanente, che si rinnova di continuo nella nostra memoria.
In tal modo offriamo molte volte ciò che abbiamo già offerto la prima volta e moltiplichiamo senza misura per una sola azione la lode e l’amore per il Signore e il merito da parte nostra.

4. Come ricorda San Paolo, l’offerta delle nostre azioni deve essere poi santa, e cioè pura e senza macchia.
Gli animali offerti a Dio nell’Antico Testamento dovevano essere senza difetti (Lev 19,2).
Ciò significa che le nostre azioni devono essere offerte a Dio senza borbottamenti. Diversamente si inquina la nostra offerta e si perde il merito per strada.
Va sempre ricordato che “il Signore ama chi dona con gioia” (2 Cor 9,7)

5. Un’azione offerta in tal modo a Dio gli è sempre gradita.

6. È questo il culto spirituale, diverso dall’offerta esteriore e materiale degli animali.
Viene detto “culto spirituale” perché proviene dall’interiore dell’uomo.
In tal modo trasformiamo noi stessi in un altare, in una vittima e in un sacerdote, proprio Cristo come ha fatto di se stesso sulla croce.

7. Mi chiedi se possiamo offrire a Dio ciò che abbiamo già deturpato con le nostre impazienze e con altre imperfezioni.
Grazie a Dio la risposta è affermativa, proprio perché si tratta di un sacrificio vivente.
Ciò che è vivente, come dicevo sopra, è permanente.
Si può dire allora che il Signore ci dona la grazia di poterlo rivivere e rioffrire in pienezza di continuo nella nostra memoria.
In tal modo possiamo domandare perdono per non aver colto prontamente l’occasione per fare di noi stessi un’offerta santa e gradita al Signore e di ringraziarlo perché mediante la memoria ci dà l’opportunità di purificare la nostra offerta. Molto spesso quest’offerta è accompagnata da un perdono più bello e più sentito nei confronti di coloro che ci avessero offeso.
Come vedi, il Signore ci dà la possibilità di aggiustare la nostra offerta, di ripulirla, di renderla più bella e degna di Lui.

8. Di qui dovremmo sentire l’esigenza di essere più fermi nel lasciare nelle mani del Signore quanto gli abbiamo generosamente donato.
Il nostro passato, purificato dal male, deve rimanere sigillato nelle Sue mani per sempre.
È un tesoro che ci portiamo dietro per l’eternità. Fa parte di quel “buon capitale per il futuro per acquistarsi la vita vera” di cui parla san Paolo in 1 Tm 6,19.

9. Mi piace sottolineare che quest’offerta giova rinnovarla e purificarla di nuovo in particolare nella ricorrenza dei nostri anniversari.
E così se nel frattempo fossimo andati a riprenderci qualcosa e avessimo in qualche modo profanato il sacrificio che gli avevamo fatto, adesso lo possiamo rinnovare con un amore ancor più grande e determinato.
Approfittando del nostro passato il Signore ci porta ad una santità sempre più alta.

10. Mi chiedi infine di raccomandarti a Maria perché tu possa avere ogni giorno qualcosa da offrire al Signore.
Come vedi, hai sempre tutto da offrire al Signore, anche il tuo respiro.
Piuttosto chiedo alla Madonna di ottenerti la grazia di essere ferma nel lasciare nelle mani del Signore quanto gli avrai generosamente donato.

Mentre ti auguro con tutto il cuore di vivere così, ti assicuro il mio ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo