Quesito

Caro Padre Angelo,
le rivolgo alcune domande circa il voto di obbedienza.
1) Qual è il suo significato?
2) Come si può dimostrare che chi obbedisce è veramente libero?
3) Che differenze si riscontrano tra il concetto di obbedienza religiosa preconciliare e quella vissuta dopo il Concilio?
4) Cos’è l’obbedienza dialogata? Se è dialogata si può parlare ancora di obbedienza?
5) Un laico è tenuto ad obbedire al suo direttore spirituale? E se sì, solo per ciò che riguarda la fede e la morale o anche in tutti gli altri aspetti della vita? (es. scegliere la facoltà universitaria, stabilire le frequentazioni, organizzare il tempo libero ecc.)
La ringrazio per il suo apostolato che porta la luce della verità a molte anime. Dio la benedica!
Daniele


Risposta del sacerdote

Caro Daniele,
1. con i voti le persone consacrate intendono rinunciare a determinati beni per mettersi a totale servizio del Signore.
Con il voto di povertà rinunciano al patrimonio, per possedere Dio solo.
Come vedi, in realtà, diventano più ricchi di tutti.

2. Con il voto di castità rinunziano al matrimonio per vivere una vita affettiva ancora più intensa e più feconda: quella che deriva dall’unione con Signore senza distrazioni per essere santi nel corpo e nello spirito.
Quest’unione col Signore, che si esprime attraverso tanti atti di amore puro e di donazione totale al Signore, è molto feconda per la Chiesa.

3. Con l’obbedienza si rinunzia a quanto di più tipico la persona possiede: la libertà.
Questa rinunzia viene fatta per mettersi a totale servizio del Signore.
Potrei dire che con il voto di obbedienza uno si espropria di se stesso per appartenere esclusivamente a Dio.

4. S. Gregorio Magno dice: "Quando uno promette a Dio onnipotente tutto il suo avere, tutta la sua vita e tutti i suoi gusti, compie un olocausto" (In Ez. hom. 20).
L’olocausto è il sacrificio perfetto, quello per il quale non ci si appartiene più.
Per questo si dice che quelli che emettono i tre voti sono dei consacrati, e cioè appartenenti esclusivamente a Dio.

5. Tra tutti i voti quello dell’obbedienza è il più perfetto.
Dice ancora San Gregorio: "L’obbedienza giustamente viene preferita ai sacrifici; poiché nel sacrificio si offrono le carni altrui, mentre nell’obbedienza s’immola la propria volontà" (Moralia, 35,45).
E San Tommaso: “Il voto di obbedienza è il principale dei tre voti religiosi.
E questo per tre motivi.
Primo, perché con esso si offre a Dio un bene più grande, cioè la volontà, che è superiore e al proprio corpo, offerto a Dio mediante la castità, e ai beni esterni, offerti a Dio mediante il voto di povertà.
Ecco perché quanto viene compiuto per obbedienza è a Dio più gradito di quanto viene compiuto secondo la propria volontà.
Di qui l’ammonimento di S. Girolamo al monaco Rustico: "Le mie parole vogliono insegnarti a non affidarti al tuo arbitrio"; e aggiunge poco dopo: "Non fare quello che vuoi: mangia quello che ti è comandato; accetta quel che ti è concesso; vesti gli abiti che ti danno".
Infatti anche il digiuno non è gradito a Dio, se è fatto di propria volontà, com’è evidente dalle parole di Isaia: "Ecco nei giorni del vostro digiuno si riscontra la vostra volontà".
Secondo, il voto di obbedienza abbraccia gli altri due voti, e non viceversa. Il religioso infatti, pur essendo tenuto a osservare per un voto speciale la continenza e la povertà, queste tuttavia rientrano anche nell’obbedienza; la quale abbraccia con esse molte altre cose.
Terzo, perché il voto di obbedienza si estende propriamente ad atti più prossimi al fine della vita religiosa. E più una cosa è prossima al fine più è buona. Ecco perché il voto di obbedienza è più essenziale allo stato religioso. Se uno infatti osserva anche con voto la povertà e la castità, ma senza il voto di obbedienza, non appartiene per questo allo stato religioso: il quale va preferito alla stessa verginità consacrata dal voto, come afferma S. Agostino: "Nessuno, per quanto io sappia, ha mai osato preferire la verginità alla vita monastica".
Perciò il voto di obbedienza è il principale” (Somma teologica, II-II, 186, 8).
Pertanto il voto di obbedienza racchiude tutta la propria consacrazione a Dio.

4. Mi domandi in che senso si possa dire che “chi obbedisce è veramente libero”.
Come ho evidenziato, l’obbedienza è il sacrificio della propria volontà e della propria libertà.
L’obbedienza, in quanto tale. comanda la sottomissione.
Sicché parlare di obbedienza, anzi di voto di obbedienza e di libertà, sembrerebbe una contraddizione, perché il voto di obbedienza chiede il sacrifico della propria libertà o volontà.

5. Ma qui la sottomissione viene fatta a Dio, che ci guida attraverso i suoi legittimi rappresentanti.
Chi fa il voto di obbedienza vuole piacere solo a Dio.
Allora si comprende come mai la sottomissione attuata attraverso il voto di obbedienza richieda la spogliazione di se stessi, dei propri attaccamenti, dei propri gusti.
È in questa senso che l’obbedienza rende liberi.
È vera libertà perché chi la esercita è libero e distaccato dai propri gusti e sa di compiere in tutto ed esclusivamente la volontà di Dio.
Non è una libertà esterna, perché chi fa il voto di obbedienza fa quello che gli comandano gli altri (i superiori) e non può decidere nulla da se stesso se non con il loro consenso.
È invece una libertà tutta interiore, che permette ad una persona di volare in alto e di stare con certezza unita a Dio e alla sua volontà.

6. Per comprendere ulteriormente il significato di questa libertà non va dimenticato che l’obbedienza è un’obbedienza volontaria, non coatta.
Chi fa il voto deliberatamente e volontariamente si sottomette a Dio e a chi lo rappresenta.
Come chi si sposa, si sposa volontariamente e una volta sposato gode dello stato in cui liberamente si è messo, così analogamente chi liberamente fa il voto di obbedienza.

7. Mi chiedi quale sia la differenza tra il voto di obbedienza religiosa preconciliare e quella vissuta dopo il Concilio.
Il Concilio ha voluto mettere in risalto la comunione ecclesiale e che i superiori che hanno il compito di guidare secondo Dio i loro confratelli devono essi stessi mettersi alla ricerca della volontà di Dio.
E questa volontà di Dio la conoscono meglio sentendo anche coloro che sono sottoposti.
Lo Spirito Santo infatti guida la Chiesa non solo attraverso la gerarchia, ma anche attraverso i carismi (Lumen gentium 4). E questi ci possono essere anche nelle persone più umili.
Pertanto è nella fase deliberativa che il Concilio chiede un perfezionamento da parte dei superiori.
Ma per quanto riguarda l’esecuzione, l’obbedienza è la stessa, anche se i superiori non avessero tenuto in nessuna considerazione gli avvisi dei confratelli.
La loro obbedienza deve essere del tutto conforme a quella di Gesù Cristo, il quale si rese “obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,8).

8. Con questo ti ho dato la risposta anche alla domanda: che cos’è l’obbedienza dialogata.
Non è dialogata nell’esecuzione, ma nella deliberazione, perché i superiori sono tenuti ad ascoltare i confratelli.
Ma una volta partito l’ordine, se è conforme alla legge di Dio, si deve partire e procedere all’esecuzione.

9. Mi chiedi se un laico sia tenuto ad obbedire al suo direttore spirituale.
Il direttore spirituale, quando è scelto davanti al Signore, rappresenta in qualche modo Dio.
È il superiore che uno si è liberamente scelto per andare a Dio.
L’obbedienza che gli si presta non è la stessa che si deve ad un superiore, il quale può anche precettare per il comportamento esterno.
Pertanto si può anche non obbedirgli, ma è un rischio, soprattutto se il consiglio o l’ordine riguardano la vita spirituale.
Antonio Royo Marin dice che si devono sconsigliare i voti di obbedienza al direttore spirituale, perché sono origine di maggiori inconvenienti.
Inoltre l’iniziativa non deve mai partire dal direttore, tanto meno deve avere come oggetto di non andare da altri all’infuori di lui.
“Tuttavia, se chi è diretto, chiedesse spontaneamente e ripetutamente di emettere il voto di obbedienza… il direttore può acconsentire a queste condizioni:
– che obblighi per breve tempo, magari prorogabile;
– che si riferisca solo a certi atti;
– che il soggetto sia normale, sereno ed equilibrato;
– che il voto sia revocabile se fosse causa di difficoltà o inquietudini” (A. ROYO MARIN, La perfezione della vita cristiana, pp. 999-1000).

Che Dio benedica anche te, Daniele, perché tu possa essere sempre sale della terra e luce del mondo.
Ti ricordo al Signore, alla Madonna assunta in cielo (domani è la sua festa) e ti benedico.
Padre Angelo