La preclusione delle donne alla gerarchia rivela indirettamente dove stia la vera grandezza della persona

////La preclusione delle donne alla gerarchia rivela indirettamente dove stia la vera grandezza della persona

La preclusione delle donne alla gerarchia rivela indirettamente dove stia la vera grandezza della persona

Quesito

Caro Padre Angelo,
Sono molto contento della sezione “un sacerdote risponde” perchè ci permette grazie alla sua competenza e disponibilità di conoscere meglio la nostra fede e la nostra chiesa. Vorrei chiederle questo: capisco che nel vangelo (se ho ben capito) il sacerdozio viene assegnato al sesso maschile in quanto nell’ultima cena sono presenti SOLO gli apostoli…le donne hanno il privilegio di vedere il Signore risorto e annunciarne la sua vittoria contro la morte ed il peccato (…mi corregga sempre se dico stupidate…) all’epoca le donne venivano considerate delle testimoni poco attendibili e in più se non erro erano considerate meno di zero. Gli apostoli, invece, sono intimoriti e delusi dopo la morte di Gesù…ora quindi dal quel che capisco alle donne viene dato il compito di annunciare la Buona Novella e non mi sembra un compito di scarsa importanza…però…la Chiesa è sempre formata nelle sue alte gerarchie da uomini, chi elegge il papa sono tutti uomini, il papa stesso è un uomo… allora per arrivare al punto comprendo che l’uomo e la donna hanno compiti diversi, ma è anche vero che forse il genere maschile è quello predominante nella chiesa. Non mi fraintenda non sono d’accordo con chi dice che nella Chiesa Cattolica prevale il maschilismo perchè esistono tantissime donne e sante che sono stati importanti per la cristianità cattolica (da quel poco che so) però effettivamente si pone un problema: le donne non saranno mai al comando della Chiesa… il Papa diceva che ci deve essere più posto per le donne nella Chiesa: Come si concretizza?
Grazie per la sua disponibilità e non mi fraintenda: non voglio essere inutilmente polemico, voglio solo capire perchè.
Matteo


Risposta del sacerdote

Caro Matteo,
tutte le riflessioni che proponi sono sostanzialmente esatte.

1. Mi chiedi: dal momento che Gesù ha scelto come Apostoli solo dei maschi, “le donne non saranno mai al comando della Chiesa”?
Posso dirti: sì, non saranno mai al comando della Chiesa.
Ma quello che sembra sorprendente, e addirittura ingiusto, in realtà rimanda ad un’altra realtà, quella della vera grandezza all’interno della Chiesa e pertanto rimanda alla vera grandezza davanti a Dio e alla grandezza che dura per tutta l’eternità.
San Paolo dice: “Non c’è più né giudeo né greco; non c’è più né schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,27-28).
La vera grandezza della persona non sta in quello che fa, ma in quello che è.
E per un cristiano questa grandezza consiste nell’essere uno in Cristo Gesù, vale a dire nell’essere partecipi della sua vita divina.
In altri termini, la vera grandezza dell’uomo è quella nell’ordine della grazia e della santità.

2. Se guardiamo le cose in quest’ottica, che è poi quella della fede, ci rendiamo conto che il vero primato è un altro. Maria, una donna, lo possiede in maniera assolutamente ineguagliabile, perché la santità di tutti i santi non eguaglia la santità iniziale della Madonna.
Vi sarebbe vera discriminazione nella Chiesa se le donne, proprio perché donne, non potessero essere sante. Ma non è così.
La preclusione delle donne alla gerarchia ricorda che le grandezze di questo mondo davanti a Dio non contano nulla.
Santa Teresina del Bambin Gesù si è fatta piccola, è entrata in un monastero, si è nascosta agli occhi del mondo, è vissuta solo ventiquattro anni. Ai suoi funerali le persone presenti ci stavano tutte nelle dita di tre o quattro mani. Potremmo dire che anche la sua morte non fu osservata dal mondo.
Ma davanti a Dio e per tutta l’eternità Santa Teresina è un gigante.
Per converso Santa Teresa d’Avila ha visto che venivano fatti funerali fastosissimi per persone che in quel momento si trovavano già in compagnia dei demoni per tutta l’eternità perché condannate all’inferno.

3. Quando dunque ci troviamo dinanzi a persone che tirano in ballo la discriminazione delle donne all’interno della Chiesa, cogliamo l’occasione per rendere testimonianza alla verità e per ricordare ai nostri interlocutori che non giova a nulla guadagnare il mondo intero (col suo potere) se poi si perde la propria anima.
Dio ha fatto bene tutte le cose. L’apparente discriminazione davanti al mondo è un’occasione continua per dire che la vera grandezza non è quella che luccica agli occhi del mondo.
Gesù ha detto: “ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio” (Lc 16,15).

4. Tu chiedi infine che cosa comporti concretamente l’affermazione del Papa secondo cui ci deve essere più posto per le donne nella Chiesa.
Va riconosciuto che i talenti dati alla donna sono molto grandi, soprattutto in riferimento a ciò che è capace di germinare la vita, anzi, ogni tipo di vita. Si pensi all’educazione, all’insegnamento, all’assistenza, all’organizzazione, eccetera…
Faccio solo un esempio concreto: il fatto che le donne oggi abbiano la possibilità di studiare teologia permette di avere delle persone preparate che possono dare un apporto importantissimo alla teologia, alla catechesi, all’evangelizzazione. Noi non riusciamo oggi a dire quale sarà il ruolo della donna nella Chiesa fra cento anni. Ma la cosa più importante e più imprescindibile è avere persone preparate.
Il resto sarà fatto da Dio e dalle vie che egli stesso apre attraverso le necessità e la fantasia delle persone.
Non voglio dimenticare tuttavia che le donne hanno dato un apporto notevolissimo alla Chiesa in questi due mila anni: madri di famiglia sante, vergini consacrate a Dio nella vita attiva e nella contemplazione, pioniere della carità, dell’assistenza ai bambini orfani, agli ammalati, ai vecchi…
Potrei dire che la storia della carità passa in buona parte attraverso l’impegno delle donne.

Ti saluto, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo