Quesito

Carissimo Padre Angelo
Mi chiamo M. e sono sposato con mia moglie J.. Abbiamo un figlio e uno in arrivo. Le scrivo perché ho un problema nel mio matrimonio.
Vivo a Londra con mia moglie, che era Anglicana fino a qualche anno fa, poi è rientrata in comunione con la Chiesa Cattolica. Ora lei fa parte dell’Ordinariato Anglicano in comunione con Roma.
Quando ci siamo sposati entrambi eravamo desiderosi di avere un matrimonio cristiano, aperto alla vita e al progetto del Signore. Così ci sembrava di essere in comunione su tutti gli aspetti della sessualità all’interno del matrimonio.
Tuttavia, durante le gravidanze sono apparse delle vedute diverse, che si ricollegano alle radici Anglicane e Protestanti di mia moglie (il padre è metodista).
Per esempio, per mia moglie crede che con il concepimento abbiamo portato al termine il progetto del Signore di creare una prole, e quindi non considera peccato certi atteggiamenti.
Per esempio, alcune volte mia moglie ha la paura che tramite un rapporto sessuale, possiamo passare qualche infezione al feto. Quindi visto che lei è già incinta, non trova un problema usare i preservativi.
Un altro esempio, durante la gravidanza può essere difficile trovare avere rapporti intimi. Quindi per lei è giustificabile avere dei momenti dove appaghiamo i nostri desideri in maniere alternative, per il bene della nostra stabilità di coppia.
Ho provato ad aiutarla e a spiegarle la morale cattolica, ma non riesco a convincerla. Io cosa devo fare? Non sempre riesco a dire mia moglie di no.
Grazie mille


Risposta del sacerdote

Caro M., 
1. sono molto contento che tua moglie sia diventata cattolica e che abbiate ricevuto in dono un figlio e ne stiate attendendo un altro.
Sono tutte grazie e benedizioni singolari.
Non finirai mai di ringraziare il Signore.
Mi compiaccio anche per la tua volontà di seguire le vie di Dio in tutto.
Conservati così.
2. In riferimento a quanto mi chiedi è necessario ricordare quanto insegna la Chiesa che, garantita dall’alto (cfr. Mt 16,18-19), interpreta in maniera corretta le vie di santificazione da percorrere anche nell’intimità coniugale.
Ebbene, su questo problema il santo Papa Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha dato la risposta a quanti si chiedevano se non fosse sufficiente l’insieme della vita coniugale ad essere aperta alla vita o se invece dovesse esserlo ogni singolo atto.
E ha detto che “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (HV 11).
Poi ha aggiunto: “È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli” (HV 14).

3. È vero che nel tuo caso tua moglie è già incinta.
Tuttavia quanto lei ti chiede costituisce un’alterazione del disegno santificante di Dio sull’amore umano e su ogni suo singolo atto.
È un gesto, quello contraccettivo, nel quale non ci si dona in totalità.
I coniugi avvertono la profonda differenza tra un atto come questo e un atto compiuto secondo il disegno di Dio.
Solo in questo secondo caso si mette in gioco la totalità di se stessi.
Questo non è cosa di poco perché l’esercizio della sessualità tocca l’intimo nucleo della persona, come disse il santo Papa Giovanni Paolo II in Familiaris consortio, 11.
4. Ciò significa che la contraccezione va a toccare la disposizione di fondo della propria vita e del proprio rapporto con Dio.
Nella contraccezione di fatto ci si sostituisce al disegno di Dio che viene marginalizzato. Anzi, viene escluso.
E così esercizio della sessualità cessa di essere una via di santificazione, come se questa passasse solo per altri ambiti, ma non per questo che invece tocca la disposizione di fondo, l’intimo nucleo della persona.

5. Il timore di causare qualche infezione al figlio è infondato perché il gamete non lo tocca.
Se si dovesse andare dietro a questo timore, ci si dovrebbe astenere anche dalle comuni manifestazioni di affetto perché anch’esse possono essere contagiose.
Il timore va preso in considerazione se vi sono dati reali. Diversamente paralizza.

6. Ma anche qualora vi fosse questa motivazione, l’uso del contraccettivo per quanto possa contenere la possibilità del contagio, non lo elimina in radice perché il virus è molto più piccolo di uno spermatozoo e proprio per questo ha maggiore possibilità di passare attraverso la porosità del profilattico.
E anche se lo eliminasse del tutto, non risolve il problema di fondo perché viene alterata la corretta disposizione di sé nei confronti di se stessi, di Dio e del proprio coniuge.
Sicché si deve convenire con quanto in maniera molto realistica ha ricordato un documento del magistero della Chiesa e cioè che “nella vita di tutti, sia di quanti vivono nel celibato come di quelli che vivono nel matrimonio di fatto capitano in un modo o nell’altro per periodi di più breve o di più lunga durata, delle situazioni in cui siano indispensabili atti eroici di virtù” (pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 19).

7. Qui, a dire il vero, sembra eccessivo parlare di eroismo. Semplicemente si è chiamati a vivere l’affetto vicendevole in maniera diversa e forse più profonda.
Vi sono mille forme alternative al rapporto sessuale per rinforzare l’affiatamento coniugale.
La contraccezione non è una forma alternativa, piuttosto è una forma alterativa del significato intrinseco del gesto.
Paolo VI nell’ Humanae vitae aveva detto: “Il dominio dell’istinto, mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente un’ascesi… Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi dal nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano. Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali (…). Aiuta gli sposi a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, ed approfondisce il loro senso di responsabilità.
I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l’educazione dei figli” (HV 21).
Con l’augurio di ogni bene per la vostra bella famiglia e soprattutto per il bambino in arrivo vi benedico e vi ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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