Quesito

Gentile padre Angelo,
anzitutto la ringrazio per il suo servizio di testimonianza alla Verità. Da quando sono entrato nella Confraternita del Rosario per mezzo suo sperimento nella mia vita una maggiore serenità e letizia.
Volevo porle due domande relative ad altrettante pratiche a cui ho assistito in ambito cattolico, in occasione di eventi legati al movimento carismatico.
1. Interrogare Dio aprendo la Bibbia “a caso” e leggendone un verso in relazione alla propria vita o a un particolare evento, in modo guidato (all’interno di una riunione di carismatici, per esempio) o individualmente, è divinazione?
2. Similarmente, chiedere ai partecipanti di un’Adorazione Eucaristica di pescare un bigliettino da un cestino contenente un verso “casuale” della Bibbia (che dovrebbe contenere un messaggio da Dio per quella singola persona) è divinazione?
Io ritengo che il primo sia chiaramente un caso di bibliomanzia, e dunque di divinazione. È simile per esempio a quanto si fa nell’I-Ching, pratica divinatoria cinese. In sua difesa, sono riportati dei precedenti storici di questa pratica relativi per esempio a S. Agostino, motivo per cui nutro qualche dubbio. Magari la condanna da parte del Magistero, se c’è, è successiva all’epoca del Santo vescovo di Ippona
Per quanto riguarda la seconda pratica descritta, nella sostanza non mi sembra molto diversa dalla precedente, anche se la forma è diversa; però ho visto fare questa cosa anche in presenza di un sacerdote, e inoltre quando vi ho partecipato (pur con i miei dubbi) mi è sembrato che le parole mi fossero spiritualmente rilevanti (ma in fondo, quale Parola di Dio non lo è? Specialmente se scelta tra tante per la sua natura “personale”, per dare una spiegazione razionalistica).
Quello che penso io è che Dio possa avvalersi di incontri “casuali” con la Sua Parola, ma che ricercarseli in questo sia peccaminoso. Spero che lei saprà darmi una risposta più certa a riguardo, padre, così che io possa prendere le dovute distanze da questa pratica la prossima volta che mi capiterà di assistervi, se necessario.
Nel ringraziarla, chiedo la sua benedizione soprattutto affinché io possa realizzare il disegno di Dio nella mia vita.
Cordialmente,
Fabio


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. San Tommaso ha trattato anche di questo problema a proposito del sortilegio che è una forma di divinazione.
Precisa però che alcune divinazioni sono fatte con l’invocazione esplicita o implicita del demonio e queste sono sempre da evitare perché ci si mette sotto il suo influsso.
Altre invece sono fatte senza l’invocazione del demonio.
San Tommaso ne ha trattato nella Somma teologica (II-II, 95, 8) e ne scrisse in un periodo in cui la sorte veniva praticata abbastanza spesso, nonostante i richiami contrari delle leggi ecclesiastiche e le severe condanne.
Ai suoi tempi andava per la maggiore un’opera scritta nel 1151 da Graziano, insigne canonista, dove si trovano raccolte leggi e sentenze ecclesiastiche tra cui la seguente: «Le sorti con le quali nei vostri affari decidete ogni cosa, e che i Padri hanno condannato, altro non sono che divinazioni e malefici. Perciò vogliamo che esse siano condannate, e che non siano più nominate fra i cristiani: e affinché non siano praticate le proibiamo sotto pena di scomunica» (Decreti di Graziano 2, 26, 5, 7).

2. Ma procediamo gradualmente.
Innanzitutto che cosa s’intende per sorte o sortilegio?
Ecco la risposta di San Tommaso: “Si ha la sorte o il sortilegio quando si compie un atto con il fine di arguire dall’osservazione del suo risultato qualcosa di occulto” (Somma teologica, II-II, 95, 8).

3. Poi distingue e dice che la sorte o sortilegio è di tre specie.
Vi è innanzitutto un tirare a sorte “per assegnare qualcosa qualcosa, cioè dei beni materiali, onori, dignità, castighi o altro”. È la cosiddetta sorte divisoria.
Se invece si vuole sapere il da farsi, abbiamo la sorte consultoria
Se infine si vuole conoscere il futuro, si ha la sorte divinatoria” (Ib.).

4. Se la sorte è “affidata alla fortuna, come può accadere solo nella sorte divisoria, l’azione sembra che non presenti altro vizio che quello di una certa leggerezza: come se alcuni, non riuscendo ad accordarsi nel dividere una certa cosa, decidessero di affidare la divisione al sorteggio, quasi affidando al caso la parte che ciascuno deve prendere” (Ib.).
Alcuni codici civili, soprattutto per dividere l’eredità, se non vi sono altre vie percorribili, talvolta prevedono il ricorso alla sorte. 

5. Altre volte nella sorte ci si affida ad una causa spirituale. Può accadere che per i mezzi usati ci si affidi al demonio, come si legge nella Scrittura: “Il re di Babilonia è fermo al bivio all’inizio delle due strade, per interrogare le sorti: agita le frecce, interroga gli dèi domestici, osserva il fegato” (Ez 21,21).
Qui San Tommaso dice: “Questi sortilegi sono illeciti e proibiti dai Canoni” (Ib.).

6. “Altre volte invece il giudizio è atteso da Dio, secondo le parole dei Proverbi «Nel grembo si getta la sorte, ma la decisione dipende tutta dal Signore” (Pr 16,33). E tali sorteggi, come afferma Sant’Agostino (Enarr in Ps. 30,16), non sono riprovevoli” (Ib.).
Sant’Agostino stesso fece ricorso quando nei giorni tormentosi della sua conversione sentì le note parole: “tolle, lege, tolle, lege” (Confessioni,VIII, 12, 29-30).

7. E ora entriamo nello specifico della tua domanda e cioè nell’aprire a caso la Sacra Scrittura e leggere la prima cosa che capita.
Questo proposito San Tommaso dice che “anche in questi casi in quattro modi può insinuarsi la colpa.
Primo, se si ricorre alle sorti senza necessità: poiché ciò si riduce a tentare Dio. Da cui le parole di Sant’Ambrogio: «Chi viene eletto a sorte sfugge al giudizio umano» (In Lc 1, su 1,8). 
Secondo, se uno, anche in caso di necessità, ricorre al sortilegio senza la debita riverenza. Da cui le parole di San Beda: «Se qualcuno stretto dalla necessità pensa di ricorrere a Dio mediante le sorti, sull’esempio degli Apostoli, osservi che gli Apostoli si accinsero a ciò solo dopo aver radunato l’assemblea dei fratelli, e dopo aver pregato Dio» (In Act. 1,26).
Terzo, se i responsi divini vengono adoperati per gli interessi terreni. Infatti Sant’Agostino scrive: «Quanto a coloro che traggono le sorti dalle pagine del Vangelo, sebbene sia preferibile far questo che consultare i demoni, tuttavia a me dispiace questa consuetudine di volgere i divini oracoli agli interessi terreni, e alle vanità della vita presente» (Epist. 55,20).
Quarto, se si ricorre al sorteggio nelle elezioni ecclesiastiche, che devono svolgersi sotto l’ispirazione dello Spirito Santo. Per cui San Beda nota che «Mattia, ordinato prima della Pentecoste, fu scelto a sorte» perché nella Chiesa non era stata ancora infusa la pienezza dello Spirito Santo; «in seguito invece i sette diaconi furono chiamati all’ordinazione non a sorte, ma mediante la scelta dei discepoli» (In Act. 1,26). Diverso pero è il caso delle cariche civili, che sono ordinate a disporre dei beni terreni, e nell’assegnazione delle quali spesso gli uomini ricorrono alle sorti, come anche nella spartizione dei beni temporali” (Ib.).

8. “Tuttavia nei casi di urgente necessità è lecito chiedere mediante le sorti, con la debita riverenza, il giudizio di Dio. Da cui le parole di Sant’Agostino: «Se in tempo di persecuzione i ministri di Dio discutono su chi di essi debba rimanere e chi invece fuggire per evitare che la Chiesa rimanga abbandonata in seguito alla fuga o alla morte di tutti, se non si può finire diversamente la discussione. mi pare che si debba ricorrere al sorteggio, per stabilire chi deve fuggire e chi invece rimanere» (Epist. 228).
E altrove egli dice: «Se tu hai del superfluo da dare a chi non ha, e ti trovi nell’impossibilità di dare a due persone, nel caso che ti si presentassero due individui di cui né l’uno né l’altro può giustificare la tua preferenza, sia per l’indigenza, sia per qualche legame con te, non potresti fare nulla di più giusto che tirare a sorte la persona da beneficare con l’offerta che non puoi dare a entrambi» (De doctr. christ. 1,28)” (Ib.).

9. Venendo alla conclusione: nel primo caso da te presentato, poiché ordinariamente non vi è necessità di ricorrere a questo metodo, trarre a sorte un versetto della Sacra Scrittura per comprendere la volontà di Dio è una forma di tentazione di Dio. Pertanto è un peccato.
Poiché la grazia non soppianta la natura, le decisioni umane vanno prese seguendo i criteri della prudenza o saggezza umana con i quali si risolvono comunemente i problemi.
Questi criteri sono compendiati grosso modo nei seguenti tre: far memoria dell’esperienza del passato, conoscenza circostanziata del presente e previsione delle conseguenze per il futuro.

10. Chiedere ai partecipanti ad un’adorazione eucaristica di tirare a sorte dei versetti già preparati per ricevere un messaggio da Dio è una cosa lecita. Qui non si tratta di prendere decisioni, ma di un messaggio che rimane ancora generale. Come la parola di Dio ascoltata durante la Messa è un messaggio per la nostra vita, così lo possono essere anche questi versetti, come promemoria di un incontro.
In questo senso, ad esempio, è lecita l’estrazione dei Santi che i domenicani fanno nel giorno dell’Epifania. Si tratta di mettersi sotto la protezione particolare di un santo, dell’esortazione ad una virtù da imitare e ad una preghiera per talune necessità della Chiesa o dell’umanità. Qui non c’è nessun futuro da decifrare o decisioni da prendere.

Ti ringrazio per avermi offerto l’occasione per chiarire alla luce della dottrina teologica alcune pratiche che vengono compiute senza reale necessità e talvolta anche in maniera superficiale.
Ti auguro ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera soprattutto in riferimento al tuo futuro.
Padre Angelo

Questo articolo è disponibile anche in: Russo