In cosa si differenzia la morte di Gesù da quella di altre persone che sono morte per salvare qualcuno

////In cosa si differenzia la morte di Gesù da quella di altre persone che sono morte per salvare qualcuno

In cosa si differenzia la morte di Gesù da quella di altre persone che sono morte per salvare qualcuno

Quesito

Caro Padre Angelo,
altre persone sono morte per salvare qualcuno.
Ebbene, in cosa si differenzia la morte di Gesù da quella di altri esseri umani che sono morti per salvare qualcuno?
Come si potrebbe spiegare in modo semplice il sacramento dell’Eucarestia? Ho letto la sua risposta alla domanda: "Sentiamo spesso dire che Cristo ci ha salvato, ci ha liberato; ma da che cosa?", ma faccio ancora fatica a capire.
Vorrei un testo da consultare ogniqualvolta sono giù di morale e che mi possa consolare facendomi capire quanto Dio mi ama.
Le chiederei di rispondermi nel modo più semplice possibile, come se dovesse rispondere a un bambino.
Grazie infinite
Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. ci sono molte differenze e fondamentali tra gli uomini che hanno salvato altri e il sacrificio di Cristo.
Altri hanno salvato da alcuni mali, magari anche grandi, ma tutti di ordine temporale.
La loro azione poi è stata circoscritta a luoghi, a persone, a circostanze storiche.
Quanto essi hanno fatto per il bene dell’umanità è stato encomiabile. Ma la loro azione e la salvezza che essi hanno portato non ci riguarda immediatamente.
Sono stati diretti benefattori di una determinata porzione di persone.
E se in alcuni casi possono aver fatto scoperte che sono andate a beneficio di tutta l’umanità, in ogni caso essi non hanno conosciuto personalmente tutte le persone che ne avrebbero ricevuto vantaggio.

2. Cristo invece ha liberato gli uomini dal male più profondo, e cioè dal peccato.
Il peccato priva gli uomini della comunione con Dio di qua e di là.
Inoltre li mette sotto il potere del diavolo e di quelli che trafficano con lui.
Proprio per questo Cristo è il salvatore di tutti.
Solo la sua azione, che è l’azione di Dio fatto carne, ha un merito infinito e può raggiungere tutti.

3. Inoltre Cristo ha offerto la propria vita per tutti gli uomini conosciuti e amati personalmente in tutta la loro storia individuale.
Fin dal primo istante della sua esistenza ha conosciuto personalmente e ha amato tutti gli uomini di tutti i tempi.
Nessun altro avrebbe potuto avere una conoscenza simile alla sua, perché tutti gli altri sono solo persone umane.
Solo Cristo invece è una Persona divina. È Dio incarnato.
Per questo Pio XII nella Mistici Corporis afferma: “Questa amantissima conoscenza, con la quale il Divin Redentore ci ha seguiti fin dal primo istante della sua incarnazione, supera ogni capacità della mente umana, giacché per quella visione beatifica di cui godeva fin dal momento in cui fu ricevuto nel seno della Madre divina, Egli ha costantemente e perfettamente presenti tutte le membra del Corpo Mistico e le abbraccia col suo salvifico amore!” (Mistici Corporis, 76).

4. Inoltre per comprendere la diversità del sacrificio degli altri da quello di Cristo Sant’Agostino dice che “si devono considerare quattro cose: a chi si offre, chi l’offre, che cosa si offre, e per chi si offre, da se stesso l’unico e vero mediatore ha voluto riconciliarci con Dio mediante il sacrificio di pace, restando una cosa sola con colui al quale l’offriva, unificando con sé gli uomini per i quali l’offriva, restando lui stesso l’unico offerente e l’unica vittima” (De Trinitate 4,14).
Ebbene Cristo ha offerto il suo sacrificio a Dio Padre. Altri uomini non l’hanno offerto a Dio Padre, ma solo agli uomini.
Chi ha offerto questo sacrificio non è un uomo qualunque, ma è Dio fatto carne. Proprio per questo tutte le sue azioni hanno un valore infinito. I teologi con espressione appropriata dicono che in virtù della sua persona divina tutte le sue azioni umane hanno avuto un “valore teandrico”.
Inoltre ha offerto se stesso, il cui dolore è superiore al dolore di tutti gli uomini messi insieme: “Cristo soffriva non solo per la perdita della vita corporale, ma anche per i peccati di tutti. E il suo dolore superò tutto il dolore di qualsiasi penitente (Qui dolor in Christo excessit omnem dolorem cuiuslibet contriti). Sia perché derivava da una maggiore carità e sapienza, le quali direttamente accrescono il dolore, sia perché soffriva simultaneamente per i peccati di tutti, secondo le parole del profeta: Egli veramente ha preso su di sé i nostri dolori (Is 53,4)” (Somma teologica, III, 46, 6, ad 4).
L’ha offerto infine per la salvezza eterna di tutti gli uomini.

5. Un’altra singolarità va rilevata nel sacrificio di Gesù Cristo: Egli morì proprio quando volle e andò incontro alla morte non tanto per violenza altrui, quanto per sua volontà, avendone fissato il luogo e il tempo.
Isaia aveva scritto di lui: “Si sacrificò perché Egli stesso lo volle (Is 53,7).
E prima della sua passione Gesù stesso affermò: “Io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo (Gv 10,17-18).
Quanto al tempo e al luogo disse: “Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demoni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme” (Lc 13,32-33).

6. Circa il valore della Messa ecco che cosa scrive San’Alfonso: “Dio stesso non può fare che vi sia nel mondo un’azione più grande della celebrazione di una Messa. Tutti i sacrifici antichi, con cui fu tanto onorato Iddio, furono solo un’ombra e una figura del Sacrificio dell’altare. Tutti gli onori che da sempre gli hanno dato e gli daranno gli angeli con i loro ossequi, e tutti gli onori che gli uomini gli hanno dato e gli daranno con le loro opere, con le loro penitenze e i loro martiri, non hanno potuto e non potranno giungere a dar tanta gloria al Signore, quanta gliene dà una sola Messa.
Perché mentre tutti gli onori delle creature sono onori finiti, l’onore che riceve Iddio nel Sacrificio dell’altare, venendogli offerta una vittima d’infinito valore, è un onore infinito” (Sacerdote, ascoltami, p. 162).

7. Chiedi un testo da consultare ogniqualvolta ti senti giù di morale e che ti possa consolare facendoti capire quanto Dio ti ami.
Ebbene, ti consiglio di avere sempre a portata di mano “La storia di un’anima” di santa Teresa del Bambin Gesù.
Aprire questo libro fa sempre bene all’anima e dona una grande pace.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo