Quesito
Caro Padre Angelo,
le chiedo se è un precetto o un obbligo dato dai comandamenti l’andare alla S. Messa la domenica e se viene considerato un peccato mortale non andare se non in caso di problemi gravi di salute.
C’è chi dice che può essere sostituita da una S. Messa feriale….ma tale mancanza credo vada confessata.
Ave o Maria.
Eugenia
Risposta del sacerdote
Cara Eugenia,
1. è un precetto e, in quanto tale, è un obbligo.
Vincola gravemente. Se non c’è un motivo grave, si pecca mortalmente ed è necessario confessarsi prima di fare la Santa Comunione. Ecco le motivazioni.
2. I teologi convengono nell’affermare che nel 3° comandamento si intersecano due tipi di precetti: uno tocca la santificazione della festa, giorno di culto, ed è di diritto naturale; l’altro, di diritto positivo, riguarda la santificazione della festa nel giorno di sabato o di domenica con determinati riti (ad es., la Messa).
San Tommaso dice che “il precetto della santificazione del sabato letteralmente inteso è insieme morale (diritto naturale) e cerimoniale (diritto positivo). È un precetto morale nel senso che l’uomo deve destinare un dato tempo della sua vita alle cose divine. Infatti l’inclinazione naturale porta l’uomo a destinare a ogni cosa necessaria un dato tempo: così egli fa per il vitto, per il sonno e per altre cose simili. Perciò l’uomo secondo il dettame della ragione naturale deve destinare del tempo anche al ristoro spirituale, saziando di Dio la propria anima. Ecco quindi che la destinazione di un dato tempo per attendere alle cose divine costituisce un precetto morale.
Ma la determinazione di un giorno particolare, quale ricordo della creazione del mondo, fa di questo comandamento un precetto cerimoniale (diritto positivo)” (Somma Teologica, II-II, 122, 4, ad 1).
3. Il Concilio Vaticano II lega il precetto domenicale alla Tradizione apostolica: “Secondo la Tradizione apostolica, che trae origine dal giorno stesso della risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni… In questo giorno, infatti, i fedeli devono riunirsi in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare all’Eucaristia” (Sacrosanctum Concilium, 106).
La determinazione di San Paolo “ogni primo giorno della settimana ciascuno metta da parte ciò che gli è riuscito di risparmiare” (1 Cor 16,2) fa pensare che i fedeli fossero soliti radunarsi di domenica.
4. San Giustino, un importante autore cristiano del II secolo, nella sua prima Apologia indirizzata all’imperatore Antonino e al Senato, descrive con fierezza la prassi cristiana dell’assemblea domenicale, che riuniva insieme nello stesso luogo i cristiani delle città e quelli delle campagne.
Ecco quanto scrive:
“E nel giorno chiamato “del Sole” ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne, e si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei Profeti, finché il tempo consente.
Poi, quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi.
Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere; e, come abbiamo detto, terminata la preghiera, vengono portati pane, vino ed acqua, ed il preposto, nello stesso modo, secondo le sue capacità, innalza preghiere e rendimenti di grazie, ed il popolo acclama dicendo: “Amen”. Si fa quindi la spartizione e la distribuzione a ciascuno degli alimenti consacrati, ed attraverso i diaconi se ne manda agli assenti.
I facoltosi, e quelli che lo desiderano, danno liberamente ciascuno quello che vuole, e ciò che si raccoglie viene depositato presso il preposto. Questi soccorre gli orfani, le vedove, e chi è indigente per malattia o per qualche altra causa, e i carcerati e gli stranieri che si trovano presso di noi: insomma, si prende cura di chiunque sia nel bisogno.
Ci raccogliamo tutti insieme nel giorno del Sole, poiché questo è il primo giorno nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, il nostro Salvatore, risuscitò dai morti. Infatti Lo crocifissero la vigilia del giorno di Saturno, ed il giorno dopo quello di Saturno, che è il giorno del Sole, apparve ai suoi Apostoli e discepoli, ed insegna proprio queste dottrine che abbiamo presentato anche a voi perché le esaminiate” (Apologia I, 67, 3-7).
5. Nella Didascalia degli Apostoli (è un trattato del III secolo) si legge: “Lasciate tutto nel giorno del Signore e correte con diligenza alla vostra assemblea, perché è la vostra lode verso Dio. Altrimenti, quale scusa avranno presso Dio quelli che non si riuniscono nel giorno del Signore per ascoltare la parola di vita e nutrirsi dell’alimento divino che rimane eterno?” (II, 59, 2-3).
6. Quando, durante la persecuzione di Diocleziano, le assemblee furono interdette con la più grande severità, furono molti i coraggiosi che sfidarono l’editto imperiale e accettarono la morte pur di non mancare alla Eucaristia domenicale. È il caso di quei martiri di Abitine, nell’Africa proconsolare, che risposero ai loro accusatori: “È senza alcun timore che abbiamo celebrato la cena del Signore, perché non la si può tralasciare; è la nostra legge”; “Noi non possiamo stare senza la cena del Signore”. E una delle martiri confessò: “Sì, sono andata all’assemblea e ho celebrato la cena del Signore con i miei fratelli, perché sono cristiana” (Acta SS. Saturnini, Dativi et aliorum Plurimorum martyrum in Africa, 7, 9, 10).
Il Sinodo di Elvira (300 c.) prescrive l’obbligo della partecipazione. E così fanno anche i Sinodi di Antiochia (341) e di Sardica (Sofia, 343). La partecipazione alla Messa viene considerata uno degli obblighi fondamentali del cristiano.
7. L’obbligo di partecipare alla Messa nei giorni di festa è sempre stato considerato grave.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, dopo aver ribadito diverse volte l’obbligo di partecipare alla Messa la domenica e nelle altre feste di precetto, afferma che “i fedeli sono tenuti a partecipare all’Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti o ne siano dispensati dal loro parroco)” (CCC 2181).
Dice anche che “coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave” (Ib.).
8. Non può essere sostituito partecipando ad una Messa in un giorno feriale perché la comunità cristiana si raduna di domenica. Inoltre la Messa viene celebrata con maggiore solennità e c’è maggiore abbondanza di letture seguite sempre dalla omelia.
Chi, di domenica, non può partecipare alla Santa Messa, non è tenuto ad andarvi in un giorno feriale, sebbene faccia molto bene a supplirvi così.
Con l’augurio che il Signore ti conceda sempre la possibilità di poter santificare le feste con la partecipazione alla Santa Messa, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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