Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un paio di volte che mi confesso da un padre che non solo non mi dà la penitenza ma nemmeno pronunzia le parole dell’assoluzione, se non “io ti assolvo dei tuoi peccati nel nome…”. Premesso che probabilmente lo fa a mente sua, mi può dire se la pronunzia è elemento necessario del sacramento? Probabilmente è solo uno scrupolo ma gradirei solo sapere la norma canonica. E poi anche un consiglio su cosa fare quando non si riceve la penitenza: meglio dirglielo oppure scegliere qualcosa autonomamente? oppure non si è tenuti?
La ringrazio come di consueto, rimaniamo in questa comunione di preghiera. Io l’ho ricordata in posti toccati dalla presenza di S. Tommaso.
Antonio


Risposta del sacerdote

Caro Antonio,

1. Il sacerdote deve pronunziare la formula dell’assoluzione. Fa parte del segno sacramentale. Per cui, se non si pone il segno (e le parole sono il segno richiesto), non viene neanche comunicata la grazia.
Di per sé dovrebbe proferire le parole assolutorie in modo che il penitente senta e al termine dell’atto di dolore.
Ma se le dicesse sottovoce e anche prima della fine dell’atto di dolore l’assoluzione è valida.

2. È lecito proferire solo le ultime parole “io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” se vi è una giusta causa. E questo giudizio compete al sacerdote.
In ogni caso, per la validità dell’assoluzione sono necessarie solo le parole che ti ho riportato.

3. La penitenza da compiere è un grande bene per il penitente ed è previsto che il sacerdote la dia a meno che il penitente non la possa fare (è moribondo…).
Tu potresti dire al sacerdote: Padre, la penitenza?
Possiamo mettere in conto che se lo possa dimenticare.
E se invece lo facesse di proposito, tu digli umilmente: me la dia, ne ho bisogno.

4. È vero che tu puoi fare volontariamente delle penitenze personali. Ma le penitenze date dal confessore nell’ambito della confessione fanno parte (sebbene solo integrante) del Sacramento e hanno un’efficacia di più forte. Come sai, comunicano la grazia non solo ex opere operantis (come le penitenze fatte di iniziativa personale), ma anche ex opere operato.

Ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo