Il ricordo dei trascorsi giovanili di mia moglie – che adesso è profondamente cambiata – mi fà soffrire, vorrei dimenticare ma non ci riesco

////Il ricordo dei trascorsi giovanili di mia moglie – che adesso è profondamente cambiata – mi fà soffrire, vorrei dimenticare ma non ci riesco

Il ricordo dei trascorsi giovanili di mia moglie – che adesso è profondamente cambiata – mi fà soffrire, vorrei dimenticare ma non ci riesco

Quesito

Carissimo Padre Angelo,
mi rivolgo a Lei, come vedo fanno molte donne e uomini ogni giorno, per ottenere una parola di conforto e di cristiana sapienza.
Ho … anni, 3 figli. Sono sposato. Nella vita di tutti i giorni, non ritengo di essere sottoposto dal “fato” a dispiaceri particolarmente duri. Sono nella media. O forse no.
Dacché mi ricordo, non ho mai veramente abbandonato nostro Signore. Ho avuto le mie crisi. Mi sono allontanato. Sono ritornato. Da due decenni ormai, ho capito dove puntare la prua, e tra tempeste e bonacce, la mantengo lì.
Ora, posto che alla fine si impara (per chi vuole vedere con mente aperta) che la maggior parte dei dispiaceri ce li diamo da noi stessi, rimane che alcuni ce li troviamo, nostro malgrado, a gravare sulla nostra vita.
La sorpresa del male subìto, nella mia vita, è sempre rimasta una sorpresa, e sgradita. Non è una banalità. Ancora oggi, vengo colto impreparato. Oh, il male l’ho fatto e lo faccio anch’io. Ma direi, da ingenuo, da principiante. Quando mi meraviglio, di fronte a fatti di male, mi sento ancora dire: ”ma dove vivi?”. Anzi, sono corbellato per considerarli ancora un “male”. Sono un indisciplinato, nel mondo del relativismo etico.
Sono sposato, dicevo. Mia moglie è dell’est Europa. Cristiana ortodossa. Preghiamo insieme ai figli, in italiano e in russo. E crescono, con l’accordo sincero di mia moglie, nella fede cattolica. Lei stessa viene devotamente a messa, con noi, tutte le domeniche. Una pia donna. Una mamma e moglie amata e rispettata.
Non è sempre stata così.
Nel suo passato giovanile ha sbagliato, per sua stessa ammissione, e molto. Lontana dalla Fede, abbracciò l’etica spicciola del “fai quello che vuoi”. E con essa abbracciò diversi uomini. Una promiscuità sessuale voluta e cercata. Poi l’ho incontrata io. Che ho sempre creduto che un uomo e una donna stessero insieme per amore (vede che ingenuo che sono?), tra errori magari, ma per amore. Lei andò a confessarsi, un giorno, e da quel giorno è davvero la pia donna che le ho descritto.
Ora, dopo tanti anni, sono assalito da quei ricordi. Mi tormentano le visioni di lei, la donna pia che ho imparato a conoscere, la madre amorevole dei nostri figli, la fiamma che riscalda il nostro focolare domestico, che infiamma i cuori di altri uomini nel passato.
Non oso parlarne in giro, o con amici, anche cari, perché verrei tacciato di maschilismo, di oscurantismo medievale, di sessuofobia, o magari semplicemente di egoismo, o di stupidità (potevo pensarci allora, no?). Le dinamiche dell’amore sono più complicate. Mi sento un reietto.
Perché? Perché? Non ho perdonato, forse? E allora perché soffro così tanto? Perché ora? Come si fa a perdonare “dimenticando”, come nella parabola del figliol prodigo? Non sono anch’io un peccatore? Di certo non sono un giudice. Non mi interessa neanche. Mi interessa non soffrire più. Non dice il Signore che bisogna perdonare se si vuol esser perdonati? Come si fa a dimenticare? Che mi succede, Padre?
Ho provato a cercare conforto nella Parola. Funziona, per un po’. Poi il tormento ricomincia. Basta una frase letta su un giornale, un’immagine, un filmato, e come in un dòmino, il muro che ho eretto a mia difesa viene giù. Lo so, non devo erigere muri, ma ponti. Devo pregare. E amare. E perdonare. Ma è evidente che a questo riguardo sto sbagliando qualcosa nella mia vita. Forse è da molto che sbaglio “qualcosa”. Forse da sempre. Prego sempre Iddio, il Paraclito, la Madonna, i Santi, di aiutarmi a capire. Che vuole dirmi Gesù? Che bisogna esser santi per vivere felici? Lo so, ma non basta saperlo. Neanche Iddio, nella sua onnipotenza, può togliere uno schiaffo dato. Si può perdonare. Si deve. E Lui può farci dimenticare. Ma come? Come? Questo tormento mi allontana dalle piccole grandi gioie della vita che nostro Signore ci dona tutti i giorni…
Lo so che queste mie preoccupazioni sono poca cosa, rispetto ai tanti mali che affliggono il mondo. Eppure anche io, nel mio poco, spero in una risposta. Che mi aiuti a capire, a diventare un uomo e un marito migliore. E le assicuro le mie preghiere, per lei, e coloro che aiutano il prossimo con una parola consolatrice
Con affetto e gratitudine,
Riccardo


Risposta del sacerdote

Caro Riccardo,
1. il Signore chiede di perdonare e di perdonare all’infinito.
Se chiede questo sa che è possibile.
Dio infatti non comanda cose impossibili.
Dice Sant’Agostino: “Dio non comanda cose impossibili; e quando ci comanda una cosa, ci avverte di fare quello che possiamo e di chiedere quello che non possiamo e ci aiuta affinché possiamo” (De natura et gratia, 43, 50).
Con la forza del suo amore che ci ha perdonato infinite volte, anche noi per amore suo possiamo e dobbiamo perdonare sempre.

2. Non ci chiede invece di dimenticare perché non è in nostro potere cancellare la memoria.
Questo non significa che noi – come si suol dire – “dobbiamo legarcela al dito”.
Perché il Signore stesso per bocca dell’Apostolo Paolo ci chiede di “non tenere conto del male ricevuto” (1 Cor 13,5).

3. Saremmo più contenti se potessimo dimenticare, perché certi ricordi appena affiorano alla mente procurano dolore.
Ma il Signore permette che non dimentichiamo perché vuole moltiplicare il merito e vuole dilatare sempre di più il nostro animo fino a renderlo perfettamente conforme al Suo.

4. Cerca di vedere il cuore di tua moglie come in questo momento lo vede Dio.
Dio conosce tutte le sue vicende giovanili, non può cancellarle dalla sua memoria.
Ma adesso si compiace della sua conversione. È contento di vederla tutta nuova.
Dio la vede come “nuova creatura” (2 Cor 5,17). Ed esclama: “Le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove” (Ib.).
Si compiace di dire nei suoi confronti: “Dove è abbondato il peccato è sovrabbondata la grazia” (Rm 5,20).

5. Tu stesso riconosci le virtù che vi sono in tua moglie.
Sai del suo passato.
Ma adesso rallegrati per quello che è, per come Dio l’ha cambiata e te l’ha data in dono.

6. È opera del nostro avversario turbare la gioia con il ricordo di cose tristi.
Sant’Agostino dice che la Maddalena dopo la sua conversione divenne per purezza seconda soltanto alla Madonna.

7. Per saper perdonare generosamente gli altri, dobbiamo ricordare il perdono che Dio ci offre in continuazione.
Tu puoi dire: io non ho fatto gli errori che mia moglie ha compiuto in gioventù.
Ma puoi dire insieme con Santa Teresina del Bambin Gesù: “Dio mi ha perdonato in anticipo perché mi ha tolto la possibilità di commetterli”.
Ecco le testuali parole della Santa che meritano di essere sempre tenute sotto i nostri occhi: “Lo so, “colui al quale si rimette meno, ama meno” ma so anche che Gesù mi ha rimesso più che a santa Maddalena perché mi ha rimesso in anticipo, impedendomi di cadere.
Ah, come vorrei poter chiarire ciò che sento! Ecco un esempio che spiegherà il mio pensiero.
Suppongo che il figlio d’un medico abile incontri sul suo cammino una pietra che lo faccia cadere; cadendo, egli si rompe un arto, e subito il padre corre a lui, lo rialza con amore, cura le ferite impegnando tutte le risorse della sua arte, e ben presto il figlio completamente guarito gli dimostra la propria riconoscenza. Certamente questo figlio ha ben ragione d’amare suo padre! Ma farò ancora un’altra ipotesi. Il padre, avendo saputo che sulla strada di suo figlio si trova una pietra, si affretta, va innanzi a lui, la rimuove senza che nessuno lo veda. Certamente questo figlio oggetto della sua tenerezza previdente, non sapendo la sventura dalla quale è liberato per mezzo di suo padre, non testimonierà a lui la propria riconoscenza e l’amerà meno che se fosse stato guarito da lui.
Ma se viene a conoscere il pericolo al quale è stato sottratto, non amerà di più suo padre?
Ebbene, io sono quel figlio, oggetto dell’amore previdente di un Padre il quale non ha mandato il Verbo a riscattare i giusti, bensì i peccatori.
Vuole che io lo ami perché mi ha rimesso non già molto, bensì tutto.
Non ha atteso che io lo amassi molto, come santa Maddalena, ma ha voluto che io sappia come egli mi ha amata d’un amore d’ineffabile previdenza, affinché ora io ami lui alla follia!” (Storia di un’anima, 120).

8. Il pensiero che Dio ha rimesso molto a tua moglie e che a te invece ha rimesso tutto perdonandoti in anticipo dev’essere la molla che ti spinge a gettare via ogni pensiero cattivo e umiliarti ancor più profondamente davanti al Signore.

9. Trasforma dunque la tentazione di ricordare i peccati di tua moglie in un’occasione di perdono e di grazia.
Per questa vittoria riportata costantemente su di te il Signore ti concederà di essere servito dagli Angeli in tutte le tue necessità perché – come ricorda san Tommaso – “chi supera le tentazioni, merita di essere servito dagli Angeli” (Commento di San Tommaso al Vangelo di Matteo, 4,11).

Ti auguro ogni bene, mi complimento per la tua bella famiglia, vi ricordo tutti al Signore e vi benedico.
Padre Angelo