Quesito

Caro Padre Angelo,
sono molto grato a Dio per il fatto che, nonostante frammentata nei vari Paesi e praticamente nazionalizzata, la Chiesa rimane cattolica. Qui in Belgio ritrovo la bellezza delle chiese e dell’iconografia, della liturgia, e delle preghiere. 
Una cosa però mi provoca: le attività proposte dalle parrocchie e dalla stessa cattedrale sono molto terrene. Soliderietà, ‘adotta una famiglia povera’, accoglienza, assistenza. Naturalmente, nelle varie catechesi che si svolgono, almeno ci si sforza di dare un fondamento evangelico, e si menziona, per esempio le guarigioni di Cristo. Ma loro intendono questi fatti in modo diverso dal mio e vorrei sapere se respiro coi polmoni della Chiesa o se ho un pensiero che va corretto. 
Io credo infatti (1) che Cristo non ha aperto gli occhi al cieco e guarito il paralitico e risuscitato i morti, per una compassione umana, come a dire, ‘Provo ad alleviare le sofferenze degli uomini, che hanno una vita misera’. La miseria della nostra condizione (ci piove in testa, patiamo caldo, freddo, tutto nella natura ci può travolgere) è una delle conseguenze della cacciata dal Paradiso Terrestre e non è mai stato detto che noi su questa terra non dobbiamo soffrire. Cristo ha guarito per insegnare qualcosa. 
(2) Le guarigioni di Cristo sono innanzitutto il mezzo che Egli ha ritenuto opportuno per insegnarci che dobbiamo chiedere al Medico di aprirci gli occhi alle cose spirituali, di darci quello slancio fisico affinché corriamo verso il Paradiso, di ricordarci che dobbiamo cercare una Vita nella quale non si muore più.
(3) La carità che Cristo ci ha insegnato ha sempre avuto due maggiori fini, entrambi soprannaturali, (3a) che, vedendo la miseria del nostro fratello, esercitiamo la carità – uniformandoci all’atteggiamento del Maestro – e riconosciamo che anche noi siamo miseri e bisognosi di carità; (3b) il fine ultimo non è eliminare le sofferenze della vita presente (povertà, guerre, ineguaglianze, ingiustizie, etc.), ma (3b1) combatterle per esercitare la carità e per riconoscere che, se non fossimo caduti, non avremmo avuto tutto ciò (quindi una sorta di riconoscere la opportunità di questa pena, e di rimediare alla caduta, esercitando amore fraterno col fine di amare e avere compassione però, non di eliminare la pena); (3b2) riconoscere in esse un richiamo al Paradiso (la vera vita è quella in comunione con Dio). 
Infatti (4) quando Cristo dice che era Lui l’assetato, l’affamato, il carcerato mi sembra che voglia dirci: o fai la carità avendo Me in mente, o non ha senso farla. Infatti, ovviamente uno si muove verso il fratello, che merito c’è? Ci mancherebbe ancora! Umanamente, se vedi uno che sta male e non provi compassione e, se puoi, non aiuti… c’è qualcosa che non va ma a livello umano proprio.
Sono troppo radicale e soprannaturale nell’interpretare il vangelo? Lazzaro e la bambina poi, dopo essere stati salvati dalla morte terrena, sono rimorti e mi pare che lo siano ancora…
Insomma, mi sembra strano che non ci sia più slancio e urgenza nel dire a ogni uomo che quello che il suo cuore cerca, la Pace, la Vita Eterna, quello che salva è Cristo, dello slancio che invece c’è nell’ ‘adottare una famiglia povera’.
Spero che il Signore mi apra gli occhi, guarisca la mia accidia, mi doni la Sua compassione, e mi dia un posto alla Sua mensa in eterno. 
Un caro saluto dal Belgio,
Andrea


Risposta del sacerdote

Caro Andrea, 
1. nell’introduzione alla Sacra Scrittura c’è un capitolo che riguarda anche l’interpretazione delle parole e degli eventi biblici. In gergo tecnico si parla di ermeneutica.
Per la Sacra Scrittura si fa riferimento a due significati: il significato letterario e il significato tipico.

2. Per significato letterario si intende ciò che l’autore sacro intende indicare narrando eventi o riportando parole.
Ad esempio, quando si legge che Dio creò il cielo e la terra, si vuole affermare un evento reale, storico.
 Il senso letterale non vale solo per la Sacra Scrittura, ma anche per tutti i libri scritti dagli uomini.
Riconoscere il senso letterale è il primo passo imprescindibile per comprendere altri eventuali significati.

3. Alcuni autori protestanti del nostro tempo, trascurando il significato letterale, insistono sul significato simbolico o spirituale degli eventi narrati giungendo a dire che questo sia l’unico significato della Scrittura. 
Questo modo di interpretare la Scrittura è condannato dal magistero della Chiesa, in particolare dall’enciclica Humani generis (1950) di Pio XII, perché pregiudica la storicità della narrazione.

4. Il senso letterale viene distinto in senso letterale proprio per cui le parole vengono usate nel loro significato ovvio e originale, come ad esempio quando si dice che Dio creò il cielo e la terra.
Accanto a questo, vi può essere il senso letterale improprio o metaforico, come quando si dice che Gesù è l’agnello di Dio.

4. I Padri della Chiesa hanno fatto ampio uso del significato spirituale o morale del testo sacro. Tuttavia hanno sempre a ritenuto che il senso letterale sta alla base di ogni significato o applicazione spirituale.

5. Accanto al significato letterale esiste il significato tipico.
Il significato tipico è il senso inteso solo da Dio e rivelato da Dio.
Ad esempio Adamo è tipo di Gesù Cristo e la manna è tipo dell’eucarestia.
Ci ha riferito da Dio stesso che l’Autore principale delle Sacre Scritture.
Così pure l’agnello pasquale è tipo di Gesù immolato per l’umanità, Melchisedek è tipo di Cristo sacerdote eterno, i sacrifici dell’Antico Testamento sono tipo dell’unico sacrificio di Cristo, le acque del diluvio sono tipo delle acque salvatrice del battesimo.
È la Sacra Scrittura che mette questi eventi o queste persone in relazione con altre di cui sono prefigurazione.
In gergo tecnico si dice che il tipo (l’evento o la persona di cui si fa riferimento) è in relazione con l’anti-tipo (l’evento o persona cui si rimanda).

6. I Santi Padri considerano il senso tipico come la parte migliore della Sacra Scrittura. Dicono ad esempio che il senso letterale è come la lucerna, ma il senso tipico è la luce stessa.
Non è necessario che lo scrittore sacro sia a conoscenza del significato tipico. Quando Mosè o chi per lui ha parlato della manna che ha sfamato per quarant’anni gli ebrei nel deserto, non sapeva che Dio in quell’evento voleva indicare un altro cibo, il pane che scende dal cielo, quello vero.

7. Venendo ai miracoli compiuti da Gesù, che San Giovanni chiama segni, va riconosciuto che hanno un significato tipico. Ad esempio, la pesca miracolosa di San Pietro prefigura la conquista delle anime. Il cieco nato è tipo di colui che è spiritualmente cieco.
Per questo Sant’Agostino ha detto: “Interroghiamo gli stessi miracoli che cosa ci dicono di Cristo: hanno anch’essi la loro voce, a ben comprenderli. Infatti come Cristo è il Verbo Dio, così anche le azioni del Verbo sono azioni di Dio per noi” (Commento al Vangelo di Giovanni 24,2). E: “Le cose stupende e meravigliose compiute dal Signore sono insieme opere e parole: opere perché sono fatti, parole perché sono segni” (Ib., 44,1).

8. Pertanto nella lettura delle Sacre Scritture procedi sempre in questo modo: innanzitutto cerca di comprendere il significato letterale. In questo ambito è utilissima la cosiddetta esegesi, cioè la ricerca del significato.
Poi cerca il significato spirituale.
Infine, se c’è, il significato tipico.

Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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