Quesito

Buon pomeriggio!
Oggi a Messa è stato detto dal sacerdote che la tentazione di cui si parla nel Padre Nostro è quella di non riuscire a perdonare il nostro prossimo e quindi è solo questa e non invece la tentazione del sesso, del successo e dei soldi. È così? Tra l’altro, il prete ribadiva di usare la nuova versione del Padre Nostro e non quella vecchia… Mi è sembrato tutto un po’ strano… Nell’attesa di una sua risposta, le auguro infinite benedizioni!


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. quando il Signore insegna a pregare con il Padre nostro, subito dopo aver esortato a dire: “e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male” (Mt 6,12-13), soggiunge: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 6,14-15).
Sant’Agostino commenta: “Qui non bisogna trascurare il fatto che, fra tutte queste espressioni con cui il Signore ci ha comandato di pregare, egli ha giudicato di sottolineare soprattutto quella che riguarda la remissione dei peccati, nella quale ha voluto che noi fossimo misericordiosi” (Il discorso del Signore 2,11).

2. Con questo però Gesù non vuol dire che l’unica tentazione che l’uomo possa subire sia quella di non perdonare il nostro prossimo.
Certo, c’è anche questa, ma non c’è solo questa.
Sarebbe sufficiente far riferimento ai sette vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia e accidia.

3. San Giovanni, nella sua prima lettera, parla di una triplice concupiscenza: “degli occhi, della carne e della superbia della mente” (1 Gv 2,16).
Per concupiscenza degli occhi gli antichi padri intendevano l’avidità, l’amore per le ricchezze, del lusso e anche la curiosità di vedere cose illecite.
Per concupiscenza della carne intendevano le passioni, i desideri carnali, i piaceri disordinati dei sensi, le intemperanze nel mangiare e nel bere….
Per superbia della vita intendevano l’amore smoderato degli onori, delle dignità e dello stare sopra gli altri.

4. San Tommaso d’Aquino, commentando il Padre nostro, dice che le tentazioni possono venire da tre direzioni: “dalla propria carne, dal diavolo, dal mondo”.

5. Osserva poi che la carne tenta in due modi: “La carne infatti per prima istiga al male, perché essa ricerca sempre i propri piaceri nei quali, trattandosi di piaceri carnali, spesso c’è il peccato per il fatto che chi si lascia assorbire da essi trascura quelli dello spirito. Dice San Giacomo al riguardo: “Nessuno, quando è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno. Ciascuno piuttosto è tentato dalle proprie passioni, che lo attraggono e lo seducono; poi le passioni concepiscono e generano il peccato, e il peccato, una volta commesso, produce la morte” (Gc 1,13-15).
La carne poi tenta distogliendo l’uomo dal bene. Mentre infatti lo spirito, per quanto dipende da lui, si diletta sempre dei beni spirituali, la carne con il suo peso gli è d’impaccio, perché “un corpo corruttibile appesantisce l’anima” (Sap 9,15). San Paolo scrive in proposito: “Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra” (Rm 7,22-23).

6. In seguito San Tommaso passa ad analizzare le tentazioni del diavolo e dice: “A sua volta il diavolo tenta con estrema violenza.
Una volta, infatti, che si abbia vinta la carne, si scatena questo altro nostro nemico, il diavolo che non per nulla è detto per antonomasia il tentatore (Mt 4,3; 1 Ts 3,5), contro il quale dobbiamo sostenere una grande battaglia: “La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Ef 6,12).
Il diavolo nel tentare usa molta astuzia.
Come un abile generale che assedi una fortezza, egli prima studia i lati deboli della persona che vuol far cadere e poi la tenta da quel lato dove lo scorge più debole.
Così tenta gli uomini che hanno ormai debellata la propria carne in cui i vizi verso i quali sono più inclinati, quali l’ira, la superbia e gli altri vizi e spirituali. Dice infatti San Pietro: “Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando che divorare” (1 Pt 5,8).
Quando poi egli tenta, da principio alla persona tentata non propone subito un oggetto palesemente cattivo, ma qualcosa che abbia l’apparenza di bene, per stornarla inizialmente in tal modo dal suo proposito fondamentale e poterla poi in seguito indurre più facilmente al peccato, una volta che è riuscito a distoglierla sia pure di poco dal bene: in altre parole, “Satana si maschera da angelo di luce” (2 Cor 11,14). 
In seguito poi, quando l’ha indotta al peccato, la lega talmente alla colpa per impedirle di distaccarsene, perché, al dire di Giobbe, i nervi delle sue cosce si intrecciano saldi” (Gb 40,17).
Cosicché due cose fa il diavolo: prima inganna e poi trattiene nel peccato chi ha ingannato”.

7. Infine San Tommaso analizza le tentazioni che vengono dal mondo e dice che anche esso “tenta in due modi. 
Prima di tutto con un eccessivo e smoderato desiderio dei beni temporali, perché come dice l’Apostolo: l’attaccamento al denaro è la radice di tutti mali (1 Tm 6,10).
Poi servendosi dei persecutori e dei tiranni, attenta incutendo terrore per cui dice il libro di Giobbe: “Anche noi siamo avvolti nelle tenebre” (Gb 37,19) e San Paolo aggiunge: “Tutti quelli che vogliono vivere pienamente in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2 Tm 3,12). Ma il Signore ci rassicura: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima” (Mt 10,28).

Ecco, dunque, le varie tentazioni nelle quali incappiamo e per cui è necessario invocare il Signore di sostenerci e di aiutarci a vincerle.
Con l’augurio di essere sempre vincitore e di conseguire il premio della beatitudine eterna, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo